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Cultura

Con “Una cosa stupida” Alice Valeria Oliveri mette a nudo le ombre del vivere contemporaneo

La scrittrice e giornalista di origine catanese racconta la nascita del suo nuovo romanzo, specchio delle fragilità e dei compromessi dei giovani adulti nell'età moderna

Cosa fareste se, dopo anni di promesse ed illusioni, vi trovaste di fronte ad un futuro completamente diverso da quello che vi era stato prospettato o che voi stessi avevate immaginato, intrappolati in una città ostile, lontani dagli affetti e con un lavoro che, agli occhi degli altri appare perfetto, ma che in realtà non basta nemmeno a sentirvi realizzati o arrivare a fine mese? Probabilmente, come accade ad Adriana Franco, protagonista del nuovo romanzo di Alice Valeria Oliveri, scegliereste la via più impulsiva, la più estrema, quella che conduce inevitabilmente a compiere “una cosa stupida”.

In occasione dell’uscita di Una cosa stupida, la giovane autrice e giornalista Alice Valeria Oliveri, ha raccontato ai microfoni di Over the Pop su Radio Taormina i retroscena e gli aspetti più cruciali del romanzo, che lo rendono una delle letture più incisive e rappresentative del panorama contemporaneo.

A tu per tu con Alice Valeria Oliveri

Autrice versatile, la Oliveri dal 2014 scrive di cinema, televisione, musica e attualità, collaborando con diverse testate giornalistiche come redattrice e freelance. Alla carriera giornalistica, ha affiancato il lavoro creativo di autrice di format video e podcast, con una cifra stilistica che unisce rigore e freschezza narrativa. Con il suo esordio letterario, Sabato champagne, si è imposta immediatamente sulla scena nazionale, ottenendo il prestigioso premio Viareggio-Rèpaci Opera Prima, riconoscimento che ne ha consacrato il talento narrativo.

Un romanzo tagliente sulla disillusione generazionale

Con il nuovo romanzo a cura di Mondadori, Alice Valeria Oliveri torna in libreria con una storia intensa e corrosiva, che affonda lo sguardo nelle contraddizioni della giovinezza contemporanea. Protagonista della narrazione è Adriana Franco, una ragazza sulla soglia dell’età adulta che si ritrova a vivere in una città in cui si sente una vera e propria ospite indesiderata.

Lontana dalle proprie radici, dagli amici e da un padre con cui condivide la passione per la musica, ma non il modo di viverla, Adriana è costretta a fare i conti con una quotidianità precaria ed un lavoro all’apparenza invidiabile. Ma proprio quel lavoro, così ambito, agli occhi degli estranei, in realtà non le garantisce neppure la stabilità economica necessaria per vivere da sola, facendo crescere in lei una frustrazione che, giorno dopo giorno, inizia a trasformarsi in rabbia sfociando in un gesto estremo… Infondo, “quando niente intorno ha più senso, non resta che fare una cosa stupida”.

La voce di una generazione sospesa

Lo stile di Oliveri è acuminato, diretto e senza concessioni. La sua prosa dà voce ad un personaggio femminile che non cerca indulgenze, ma che con la sua rabbia e il suo sguardo tagliente racconta l’illusione di un’intera generazione. In Una cosa stupida, l’autrice intreccia narrativa e critica sociale, consegnando al lettore un romanzo capace di restituire con lucidità il malessere diffuso con il quale i giovani d’oggi, sono costretti a confrontarsi, attori del mito del futuro brillante rincorso nel mondo del lavoro. La protagonista diventa così specchio e simbolo di tanti giovani che si muovono in città estranee, inseguendo sogni fragili e lavori instabili, spesso imprigionati tra la necessità di sopravvivere ed il desiderio di autenticità.