SiciliaSpettacoli
politica

INTERVISTE Basile apre la fase 3, De Luca alza i toni: in Galleria parte la sfida per Messina

Quattro anni dopo la designazione, San Valentino segna l’avvio della campagna elettorale tra dimissioni, accuse alla Regione e rivendicazione dei risultati amministrativi

Le interviste a Cateno De Luca e Federico Basile

MESSINA – San Valentino come spartiacque politico. Quattro anni fa, nello stesso giorno, Cateno De Luca indicava Federico Basile come suo successore alla guida di Palazzo Zanca. Il 14 febbraio 2026, nella cornice della galleria Vittorio Emanuele, i due tornano fianco a fianco sul palco per segnare l’avvio ufficiale di una nuova campagna elettorale. Nel mezzo, le dimissioni di Basile, le tensioni in consiglio comunale e uno scontro ormai frontale con pezzi del centrodestra regionale.

Davanti a centinaia di sostenitori, il sindaco dimissionario e il fondatore di Sud chiama Nord hanno ricostruito motivazioni, retroscena e numeri di un’esperienza amministrativa che rivendicano come una svolta per Messina. Toni diversi, stessa direzione: difendere il percorso avviato nel 2018 e rilanciarlo.

Basile: “Dimissioni per amore della città, ora la fase strategica”

Federico Basile sceglie un registro istituzionale ma fermo. Le sue dimissioni, chiarisce, non rappresentano un passo indietro, bensì “un atto di coraggio”. Alla base, spiega, non c’è una crisi amministrativa bensì un problema di agibilità politica in consiglio comunale, con rinvii ripetuti su delibere considerate strategiche e un clima che avrebbe finito per incidere anche sulla serenità della squadra di governo.

“Gli atti vanno votati per coscienza, non per colore. Abbiamo subito rinvii infiniti su provvedimenti fondamentali. Mi dimetto per amore della città: se fossi stato attaccato alla poltrona sarei rimasto fermo. Ma Messina ha bisogno di correre”, afferma.

Il sindaco traccia un bilancio netto dell’azione amministrativa dal 2022 a oggi, collocandola nel solco del risanamento avviato nel 2018. “Allora la città era al collasso, in dissesto. Oggi il sistema del trasporto pubblico locale è diventato un modello, la spazzatura non è più nelle strade, i cantieri sono aperti perché è una città che cambia e cresce. Abbiamo conquistato la normalità, adesso inizia la fase strategica”.

Tra gli esempi portati, la trasformazione di realtà frammentate in strutture organizzate come Messina Social City, indicata come modello da estendere anche alla dimensione metropolitana per garantire stabilità occupazionale e superare il precariato delle cooperative.

Basile respinge l’idea di un isolamento politico e ribadisce che la città non subirà paralisi istituzionali. Annuncia che lunedì nominerà un vicesindaco della Città metropolitana, evitando così il commissariamento dell’ente, e rassicura: “Il commissariamento sarà breve ma l’attività ordinaria non si fermerà. Non abbiamo paracadute politici, il nostro unico interesse è proseguire il cambiamento avviato nel 2018”.

Nel rivendicare la scelta delle dimissioni, il sindaco richiama anche il precedente del governatore calabrese Roberto Occhiuto: “La mia decisione non ha nulla di diverso da quella fatta in Calabria e benedetta dal centrodestra, se non il fatto che io non ho paracaduti politici”.

De Luca: “Non mi faccio ricattare, Messina non si tocca”

Se Basile mantiene un tono istituzionale, Cateno De Luca indossa i panni dello “Scateno” da campagna elettorale. Il suo intervento è un attacco diretto a esponenti del centrodestra e ai vertici regionali. Nel mirino il deputato di Fratelli d’Italia Pino Galluzzo e il segretario regionale di Forza Italia Marcello Caruso, ma soprattutto il governatore Renato Schifani.

De Luca ricostruisce il cosiddetto patto di non belligeranza stretto con il governo regionale “per il bene del territorio”, spiegando che Sud chiama Nord avrebbe garantito agibilità politica in aula in cambio dello sblocco di finanziamenti per Messina. Poi, racconta, sarebbe arrivata la proposta di un ingresso in giunta regionale con Danilo Lo Giudice, accompagnata dalla richiesta di quattro assessorati al Comune di Messina.

“La città non si baratta. Abbiamo detto no. Messina non si tocca. Chi è uscito a calci dal Palazzo municipale non rientra dalla finestra, se non per volontà del popolo”, scandisce dal palco. E aggiunge: “Non mi faccio ricattare da nessuno. Mai avrei svenduto la città per un posto di assessore nella giunta Schifani”.

Il leader di Sud chiama Nord parla di un sistema politico regionale che avrebbe tentato di “barattare” il futuro di Messina in cambio di poltrone e alleanze. Rivendica, invece, i risultati ottenuti in questi anni: oltre 136 milioni di euro portati in città, la riorganizzazione delle partecipate, la chiusura di quello che definisce il “bancomat” ereditato nel 2018, quando – ricorda – “i cassonetti bruciavano e i servizi sociali erano al guinzaglio”.

La polemica si allarga anche al passato recente: “Dov’eravate quando i finanziamenti erano bloccati dal governo Musumeci? Parlate di isolamento, ma con la sola forza della competenza abbiamo portato a casa risorse storiche per il trasporto pubblico locale e per la stabilità finanziaria della città”.

Una sfida che parte dal 2018

Il filo rosso dell’incontro è la continuità. Basile e De Luca presentano la nuova campagna elettorale come la prosecuzione di un percorso iniziato nel 2018, quando Messina era in dissesto, e proseguito con una ristrutturazione amministrativa e contabile che oggi, sostengono, consente di programmare.

L’obiettivo dichiarato è evitare che il progetto venga interrotto da equilibri politici ritenuti estranei agli interessi cittadini. “Continueremo a difendere a tutti i costi la città di Messina”, rilancia De Luca. Basile, dal canto suo, chiede “una fiducia consapevole” per compiere “l’ulteriore salto” e tradurre in scelte strategiche quanto costruito finora.

San Valentino, dunque, da ricorrenza simbolica a data politica. Quattro anni dopo la designazione, il tandem Basile-De Luca prova a trasformare le dimissioni in leva elettorale e a riaprire la partita sul terreno del consenso popolare. La campagna è ufficialmente iniziata, e la galleria Vittorio Emanuele diventa il primo atto di una sfida che si giocherà tutta sul futuro di Messina.