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INTERVISTA Randazzo a Radio Taormina Tv: “L’affluenza al Referendum di giustizia è il simbolo di una democrazia viva”

A Taomattina Live il bilancio del referendum tra bocciatura, partecipazione e fiducia nello Stato di diritto insieme al professore di Diritto costituzionale e pubblico all’Università di Messina

Il referendum sulla magistratura, che ha richiamato il popolo italiano ai seggi il 22 e 23 marzo appena trascorso, ha riaperto il dibattito sul rapporto tra riforme e Costituzione, riportando al centro il tema del metodo e della qualità del confronto democratico. Se n’è discusso nel corso della trasmissione Taomattina Live, condotta da Carmelo Caspanello insieme al prof. Alberto Randazzo, associato di Diritto costituzionale e pubblico all’Università di Messina. Una riflessione quella approfondita ai microfoni di Radio Taormina che, come evidenziato dal docente, si è proposta di andare oltre il risultato politico immediato, investendo direttamente il modo in cui si interviene sulla Carta. La bocciatura referendaria, infatti, ripropone un interrogativo cruciale: è possibile modificare l’assetto costituzionale senza un ampio consenso? Secondo Randazzo, il nodo centrale resta quello del metodo.

Intervenire sulla Costituzione richiede non solo il rispetto delle procedure previste, ma anche un clima politico improntato alla condivisione ed al dialogo. Il rischio, al contrario è quello di incappare in riforme costruite “a colpi di maggioranza”, prive di quel consenso largo che dovrebbe accompagnare ogni revisione costituzionale. Sul piano dei contenuti, il referendum ha evidenziato anche limiti e criticità tecniche della riforma, percepita da molti come complessa e non pienamente risolutiva rispetto ai problemi reali della giustizia, primo fra tutti la lentezza dei processi.

Al contempo, l’esito del voto ha evidenziato anche aspetti positivi come l’ampia partecipazione e la prevalenza del “No”, interpretati come un segnale di fiducia diffusa nella magistratura e, più in generale, nella solidità dello Stato di diritto. Significativo anche il contributo dei giovani, che hanno preso parte al dibattito con attenzione e consapevolezza, offrendo, secondo il prof. Randazzo, un segnale incoraggiante per la vitalità democratica del Paese. La Costituzione, ancora una volta, ha mostrato la sua capacità di “resistenza”, come già accaduto in occasione dei referendum del 2006 e del 2016, confermando una certa diffidenza dell’elettorato verso riforme percepite come non condivise.

Guardando al futuro, la strada indicata dal docente è quella del recupero dello “spirito costituente”, volta ad un’apertura verso gli altri, al dialogo ed alla pazienza come condizioni indispensabili per costruire riforme realmente condivise. Solo così, conclude Randazzo, sarà possibile coniugare l’esigenza di aggiornare la Carta con la tutela dei suoi principi fondamentali, restituendo centralità al confronto democratico e alla partecipazione consapevole dei cittadini.