MESSINA – Il Ponte sullo Stretto continua ad alimentare il confronto politico e sindacale. A rilanciare le proprie critiche nei confronti del progetto è la Cgil Messina, che torna ad intervenire dopo la pubblicazione del parere dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti (Art) sulle tariffe di pedaggio e sulla sostenibilità economico-finanziaria dell’opera, documento che secondo il sindacato confermerebbe molte delle perplessità sollevate negli ultimi anni. “Il Governo continua a raccontare il Ponte sullo Stretto come l’opera simbolo della modernizzazione del Paese. Ma la realtà, giorno dopo giorno, sta smontando questa propaganda”, afferma la Cgil Messina, che definisce il collegamento stabile tra Sicilia e Calabria “il simbolo del fallimento della politica infrastrutturale nazionale”.
Al centro delle osservazioni del sindacato vi è il tema dei costi e, in particolare, delle tariffe di attraversamento. Secondo quanto emerge dal parere dell’Art, il pedaggio potrebbe raggiungere i 27 euro, una cifra notevolmente superiore rispetto alle stime comprese tra i 4 e i 7 euro che erano state prospettate nei mesi scorsi dal Governo e dalla società Stretto di Messina. Una previsione che, sottolinea la Cgil, potrebbe persino aumentare nel tempo a causa dell’incremento dei costi delle materie prime e dell’assenza di un progetto esecutivo definitivo. Per il sindacato si tratta della conferma dell’assenza di un quadro economico certo. “Abbiamo sempre sostenuto che non esistesse una valutazione definitiva dei costi reali dell’opera”, evidenzia la Cgil, secondo cui il rischio concreto è quello di un progressivo aumento della spesa pubblica senza adeguate garanzie sui benefici attesi. Un’eventualità che metterebbe in discussione anche la narrazione di una mobilità più accessibile tra le due sponde dello Stretto, poiché tariffe elevate finirebbero per incidere direttamente su lavoratori, pendolari e cittadini.
L’organizzazione sindacale richiama inoltre un altro aspetto ritenuto particolarmente significativo: il coinvolgimento dell’autorità di regolazione dei trasporti nel procedimento di approvazione del progetto. Secondo la Cgil, il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti avrebbe inizialmente escluso l’Art dall’iter che ha portato al via libera del Cipess, con l’intervento dell’autorità avvenuto soltanto successivamente, anche in seguito alle indicazioni della Corte dei Conti. Un elemento che, per il sindacato, evidenzierebbe ulteriori criticità procedurali e confermerebbe le forzature che avrebbero caratterizzato la gestione dell’intero progetto. Le preoccupazioni espresse dalla Cgil non riguardano però soltanto il costo del Ponte. Nel parere dell’Art viene infatti sottolineato come la sostenibilità economica dell’infrastruttura sia strettamente legata alla realizzazione di una vasta rete di opere complementari, tra cui collegamenti ferroviari, stradali e autostradali. Interventi che, ad oggi, non risultano completamente realizzati né integralmente finanziati.
Secondo l’Autorità, eventuali ritardi o mancate realizzazioni delle infrastrutture accessorie potrebbero compromettere i flussi di traffico previsti e, di conseguenza, i ricavi da pedaggio su cui si fonda l’equilibrio finanziario dell’opera. Una valutazione che la Cgil considera particolarmente rilevante perché confermerebbe la fragilità dell’impianto economico complessivo del progetto. Ulteriori criticità riguardano il comparto ferroviario. Il parere evidenzia infatti la possibilità che i ricavi derivanti dal traffico ferroviario risultino inferiori alle previsioni, mentre emergerebbero squilibri nella ripartizione dei costi tra componente ferroviaria e componente stradale.
Per il sindacato messinese, il rischio più concreto è che eventuali extracosti, ritardi nella realizzazione, minori ricavi o difficoltà finanziarie finiscano per gravare direttamente sulle casse pubbliche. “A pagare il conto finale non saranno i concessionari o i soggetti privati coinvolti, ma lo Stato e quindi i cittadini”, sostiene la Cgil. Una situazione che, secondo l’organizzazione, potrebbe tradursi in nuove risorse pubbliche da destinare al riequilibrio economico dell’opera, in un aumento dell’indebitamento o nella sottrazione di fondi ad altri investimenti considerati prioritari. La critica si estende così alla strategia infrastrutturale complessiva del Governo. Per la Cgil, destinare quasi 14 miliardi di euro a un’opera ancora caratterizzata da numerose incognite significa sottrarre risorse a settori che necessitano di interventi immediati. Dalla manutenzione delle reti ferroviarie e stradali alla messa in sicurezza del territorio, dal potenziamento del trasporto pubblico locale allo sviluppo della logistica, dei porti e delle infrastrutture sociali. “La vera modernizzazione del Mezzogiorno – conclude la Cgil Messina – non passa dalle grandi opere propagandistiche, ma da investimenti utili, sostenibili e capaci di migliorare concretamente la qualità della vita delle persone, creare lavoro stabile e rafforzare i diritti di cittadinanza”.







