Dopo aver lottato tra la vita e la morte per settimane, ha spento le sue tredici candeline circondata dai medici, dagli infermieri, dalla mamma e da chi non l’ha mai lasciata sola. Una festa dal sapore speciale quella organizzata nei locali della casa di accoglienza “Il Bucaneve”, all’interno del Policlinico universitario di Messina, per la giovane paziente che nei prossimi giorni lascerà la terapia intensiva pediatrica per iniziare il percorso di riabilitazione dopo essere stata salvata da una gravissima polmonite necrotizzante provocata da un batterio. La sua storia aveva profondamente colpito l’opinione pubblica. La tredicenne era arrivata al Policlinico in condizioni disperate a causa di uno shock settico che aveva compromesso gravemente i polmoni. Nonostante il tempestivo trattamento intensivo fosse riuscito a stabilizzare il quadro infettivo ed emodinamico, le condizioni cliniche si erano rapidamente aggravate con la comparsa di estese lesioni polmonari.
Di fronte a una situazione estremamente critica, l’équipe della terapia intensiva pediatrica dell’unità operativa complessa di patologia e terapia Intensiva neonatale, diretta dalla professoressa Eloisa Gitto, ha attivato una stretta collaborazione con la cardiochirurgia del Centro cardiologico pediatrico del Mediterraneo di Taormina, guidata dal dottor Sasha Agati. L’unica possibilità per salvarle la vita è stata il ricorso alla circolazione extracorporea (Ecmo), trattamento altamente specialistico che ha consentito di sostenere le funzioni vitali mentre i polmoni venivano curati. Superata la fase più critica e ottenuto un progressivo miglioramento, la giovane è rientrata al Policlinico di Messina, dove ha proseguito il lungo percorso terapeutico che finalmente la porta fuori pericolo.
A rendere ancora più significativo questo momento è stata la festa organizzata venerdì 26 giugno nella casa di accoglienza “Il Bucaneve”, struttura che durante tutta la degenza ha ospitato la madre e i familiari della ragazza, tutti residenti fuori regione. Un compleanno a sorpresa condiviso con l’équipe sanitaria che l’ha accompagnata in questi mesi difficili, simbolo di una sanità che non si limita alle cure mediche ma mette al centro anche il sostegno umano alle famiglie. “Un’occasione per celebrare la vita e la tenacia di questa nostra piccola paziente, che in questi mesi ha stupito tutti per la sua forza”, ha dichiarato il direttore amministrativo del Policlinico, Elvira Amata: “L’augurio è quello di poter presto tornare alla vita di ogni giorno, scandita dagli affetti e dalle sue passioni, come quella della danza. Un pensiero va anche alla sua mamma che, con fiducia e fede, ha scelto di affidarsi alle cure dei nostri professionisti dosando sempre coraggio e amore”.
Particolarmente toccante il messaggio di ringraziamento diffuso dai familiari della tredicenne, che hanno voluto sottolineare il valore umano e professionale di tutti coloro che hanno contribuito al salvataggio della figlia: “Troppo spesso sentiamo parlare delle difficoltà della sanità, ma oggi sentiamo il dovere di testimoniare che esistono realtà che rappresentano una vera eccellenza. Il Policlinico di Messina e il Ccpm di Taormina hanno dimostrato che la sanità siciliana è fatta anche di grandi professionisti e di persone dal cuore immenso, che ogni giorno combattono per restituire speranza alle famiglie”, scrivono. Parole di gratitudine sono state rivolte anche all’Associazione “Il Bucaneve”, che durante la lunga degenza ha accolto i familiari offrendo loro un luogo dove sentirsi a casa nonostante la distanza. Un ringraziamento speciale è stato dedicato alla signora Letizia, ricordata come “una donna straordinaria” capace di trasmettere forza, speranza e coraggio nei momenti più difficili.
Il percorso clinico della giovane paziente è stato reso possibile grazie alla collaborazione di numerose équipe specialistiche, oltre alla Terapia Intensiva Pediatrica del Policlinico e alla Cardiochirurgia del Ccpm di Taormina, hanno contribuito anche la Chirurgia Vascolare diretta dal professor Filippo Benedetto e l’Otorinolaringoiatria guidata dal professor Francesco Galletti. Determinante, nelle fasi iniziali, anche il lavoro della Microbiologia Clinica dell’Aou Policlinico, diretta dal professor Giuseppe Mancuso, che insieme alla professoressa Stefania Stefani dell’Aou Policlinico Rodolico-San Marco di Catania ha consentito di identificare rapidamente il batterio responsabile dell’infezione, permettendo l’avvio di una terapia antibiotica mirata.





