CATANIA – Quarantacinque lavoratori completamente “in nero”, altri 22 impiegati con modalità difformi rispetto ai contratti formalmente sottoscritti e dieci attività commerciali per le quali è stata proposta la sospensione. Questo il bilancio dell’intensificazione dei controlli disposta dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Catania nella prima metà di agosto, con un dispositivo concentrato soprattutto nelle aree della provincia interessate dal maggiore afflusso turistico estivo.
L’azione delle Fiamme gialle si è sviluppata lungo il litorale etneo e nell’area pedemontana, interessando in particolare la Plaia di Catania, Aci Castello e Santa Tecla sul versante costiero e i territori comunali di Mascalucia, Nicolosi e Belpasso alle pendici dell’Etna. Un’attività ad ampio raggio finalizzata a verificare, contemporaneamente, il rispetto della normativa sul lavoro e degli obblighi fiscali da parte degli operatori economici. I controlli, eseguiti dai militari del I Gruppo di Catania e delle Compagnie di Acireale e Paternò, hanno riguardato prevalentemente quelle categorie di attività nelle quali, soprattutto durante la stagione estiva e con l’aumento dei flussi turistici, cresce sensibilmente la richiesta di manodopera. Le verifiche hanno così interessato ristoranti, pizzerie, pub e altri esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, ma anche stabilimenti balneari, distributori di carburante e autolavaggi. Nel corso delle attività ispettive sono stati identificati complessivamente oltre 150 lavoratori. Per 45 di loro è stata accertata la totale assenza della preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro. Si trattava, dunque, di personale impiegato “in nero”, privo delle tutele previdenziali, assicurative e contrattuali che accompagnano un rapporto di lavoro regolarmente costituito.
Particolarmente rilevante la posizione di dieci datori di lavoro. Nei rispettivi esercizi, secondo quanto accertato dai finanzieri, la percentuale di personale completamente irregolare superava il 10 per cento del totale dei dipendenti presenti. Una soglia che ha determinato l’interessamento delle autorità competenti, alle quali è stata proposta l’adozione del provvedimento di sospensione delle attività commerciali. A questo si aggiunge il quadro sanzionatorio, con importi compresi tra 2mila 500euro e 5mila euro. Il fenomeno emerso dalle verifiche non riguarda, tuttavia, soltanto il lavoro totalmente sommerso. Ulteriori controlli hanno consentito di individuare altri 22 dipendenti impiegati irregolarmente: lavoratori che, pur risultando formalmente assunti con un contratto a tempo parziale, venivano di fatto utilizzati a tempo pieno. Una modalità che determina una sostanziale divergenza tra il rapporto formalmente dichiarato e la prestazione lavorativa effettivamente resa. Parallelamente alle verifiche sulla posizione dei dipendenti, la Guardia di Finanza ha concentrato l’attenzione anche sul rispetto degli obblighi fiscali e sulla corretta certificazione dei corrispettivi. Il dispositivo ha permesso di verbalizzare 27 operatori economici per l’omessa installazione dei misuratori fiscali. Sono state inoltre contestate nove violazioni relative al mancato collegamento del registratore telematico al Pos e accertati 35 casi di mancata emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale.
L’operazione condotta nella prima parte di agosto si inserisce nel più ampio dispositivo di controllo economico del territorio predisposto dal Comando provinciale etneo, rafforzato in concomitanza con il periodo di maggiore presenza turistica e con l’incremento delle attività economiche stagionali. Al fianco dei reparti territoriali sono stati impiegati anche 20 allievi marescialli tirocinanti del 96° corso “Brennero III”, provenienti dalla Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza dell’Aquila. Il loro coinvolgimento ha consentito di potenziare ulteriormente la capacità operativa dei reparti impegnati sul territorio, sia sul fronte del contrasto all’economia sommersa sia nell’ambito delle verifiche sulla corretta osservanza degli obblighi tributari.
L’attività delle Fiamme gialle punta infatti a intervenire su un fenomeno che produce conseguenze non soltanto sul piano fiscale e contributivo, ma anche sul corretto funzionamento del mercato del lavoro. L’impiego di personale in nero o in condizioni contrattuali difformi da quelle effettive determina uno squilibrio competitivo a danno delle imprese che sostengono regolarmente i costi connessi all’assunzione e alla tutela dei dipendenti. Il contrasto al sommerso assume così una duplice valenza, da un lato garantire ai lavoratori le tutele previste dall’ordinamento, dall’altro preservare condizioni di concorrenza leale tra gli operatori economici. Un presidio che, nel pieno della stagione estiva, assume particolare rilevanza nelle località turistiche e nei comparti caratterizzati da un più intenso ricorso al lavoro stagionale.






