Fondazione Taormina Arte Sicilia
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POLITICA

Liste, Sud chiama Nord replica a Hyerace: “Nessuna zona d’ombra, siamo stati noi a chiedere chiarezza”

Giuseppe Lombardo ricostruisce la sequenza di quesiti e pareri sull’esenzione dalla raccolta delle firme e respinge le contestazioni del Pd. Il movimento rivendica la richiesta di accesso agli atti e l’interrogazione al Governo regionale. Chiarimenti anche sulla costituzione del gruppo parlamentare all’Ars

È una replica affidata alle date, ai protocolli e alla successione degli atti quella con cui Sud chiama Nord interviene sulle contestazioni sollevate da Armando Hyerace. Giuseppe Lombardo respinge la lettura proposta dall’esponente del Pd e sostiene che nella ricostruzione della vicenda relativa all’esenzione dalla raccolta delle firme siano stati trascurati diversi passaggi istituzionali. Al centro del confronto c’è l’interpretazione dell’articolo 7, comma 3, della legge regionale 7 del 1992. Sud chiama Nord contesta l’ipotesi che vi siano state “zone d’ombra” a proprio vantaggio e rivendica, al contrario, di essere stato il primo a chiedere che sulla vicenda venisse fatta piena chiarezza.

Dal quesito di De Luca alla Prefettura di Messina

La ricostruzione fornita da Lombardo parte dall’11 marzo 2026, quando Cateno De Luca, nella qualità di presidente del gruppo parlamentare Sud chiama Nord, formula un quesito sull’interpretazione dell’articolo 7, comma 3, della legge regionale 7/1992, relativo all’esenzione dalla raccolta delle firme.

Il quesito viene acquisito il 13 marzo dal Servizio 5 “Ufficio Elettorale” della Regione, con protocollo 4421. Nella stessa giornata anche la Prefettura di Messina sottopone all’Ufficio Elettorale regionale una questione analoga, attraverso la nota protocollo 29518. Il 16 marzo arriva la risposta dell’Ufficio Elettorale regionale a De Luca, con protocollo 4543. Secondo quanto ricostruito da Sud chiama Nord, l’interpretazione fornita è che la norma non contenga una limitazione espressa al collegamento con più liste. La vicenda, però, non si esaurisce in questo primo scambio di documenti.

I quesiti di Enna, del Comune di Messina e di Palermo

L’8 aprile interviene anche la Prefettura di Enna, che pone un analogo quesito alla Regione con la nota protocollo 17976. Il 13 aprile l’Ufficio Elettorale regionale risponde alla Prefettura di Messina con la nota 6251. Sud chiama Nord richiama, a questo proposito, un pro-memoria dell’11 maggio nel quale sarebbe precisato che la risposta rinvia sostanzialmente all’orientamento già espresso nella nota trasmessa a De Luca il 16 marzo. Il 14 aprile è invece il segretario generale del Comune di Messina a interpellare l’Ufficio Elettorale regionale, con la nota protocollo 138883, integrata nella stessa giornata dalla nota 139450.

Due giorni dopo, il 16 aprile, l’Ufficio Elettorale risponde alla Prefettura di Enna con la nota 6718, mantenendo, secondo la ricostruzione del movimento, sostanzialmente lo stesso orientamento espresso un mese prima. Il 20 aprile interviene anche la Prefettura di Palermo, attraverso la nota protocollo 62007. Il 21 aprile l’Ufficio Elettorale regionale fornisce un ulteriore riscontro, protocollo 6935, richiamando ancora l’interpretazione precedentemente formulata.

Il nodo della confondibilità dei contrassegni

Un altro passaggio della vicenda si registra il 22 aprile. La Prefettura di Palermo trasmette una nuova nota, la 64151, sollevando anche la questione della possibile confondibilità dei contrassegni. Il giorno successivo, 23 aprile, anche la Prefettura di Messina pone un quesito sullo stesso argomento, con la nota protocollo 47048. Nella stessa giornata l’Ufficio Elettorale regionale risponde con la nota 7092. Anche in questo caso, sostiene Sud chiama Nord richiamando il successivo pro-memoria, sarebbe stato sostanzialmente mantenuto l’orientamento espresso il 16 marzo.

Il parere dell’Ufficio Legislativo e Legale

La svolta arriva il 24 aprile, quando il Dipartimento regionale delle Autonomie locali decide di investire formalmente della questione l’Ufficio Legislativo e Legale della Presidenza della Regione. Con la nota protocollo 7273 viene richiesto un parere sulle eventuali limitazioni applicative dell’articolo 7, comma 3. La risposta dell’Ufficio Legislativo e Legale arriva il 28 aprile, con la nota indicata da Sud chiama Nord con il protocollo 8004/20.11.2026. Ed è proprio sulla successione temporale di questi documenti che Lombardo concentra la replica politica.

Lombardo: “In mezzo c’è più di un mese di atti”

Secondo Sud chiama Nord, la ricostruzione di Hyerace finirebbe per concentrarsi sul primo e sull’ultimo passaggio della vicenda: il quesito formulato da De Luca e il successivo pronunciamento dell’Ufficio Legislativo e Legale. “In mezzo c’è più di un mese di atti”, osserva Lombardo, ricordando che sulla stessa materia sono intervenute le Prefetture di Messina, Enna e Palermo e il Comune di Messina. A questi interlocutori istituzionali, sostiene il movimento, l’Ufficio Elettorale regionale avrebbe continuato a fornire risposte sostanzialmente coerenti con l’orientamento inizialmente espresso. Da qui la contestazione all’ipotesi che il percorso possa essere letto come una serie di decisioni favorevoli a Sud chiama Nord.

“Siamo stati i primi a chiedere chiarezza”

Lombardo rivendica soprattutto un altro elemento: sarebbe stato proprio Sud chiama Nord a chiedere che tutti i passaggi della vicenda venissero chiariti. Il movimento ricorda di avere presentato una formale richiesta di accesso agli atti per acquisire la documentazione e ricostruire l’intero iter. A questa iniziativa si è aggiunta un’interrogazione parlamentare al Governo regionale, con la quale sono state chieste risposte su quanto accaduto, in particolare alla luce di quello che Sud chiama Nord definisce un “parere segretato” e del diniego opposto alla propria richiesta di accesso agli atti. “Di quali presunte ‘zone d’ombra’ a vantaggio di Sud chiama Nord stiamo parlando, dunque?”, è la domanda posta da Lombardo. “Se ci sono responsabilità, anomalie o passaggi da chiarire, siamo stati noi per primi a chiedere che emergessero”, aggiunge, respingendo quelle che considera ricostruzioni parziali capaci di trasformare una questione sollevata dallo stesso movimento in un’insinuazione politica contro Sud chiama Nord.

Il secondo fronte: la costituzione del gruppo all’Ars

La replica si sposta poi sulla costituzione del gruppo parlamentare Sud chiama Nord all’Assemblea regionale siciliana. Lombardo contesta l’affermazione di Hyerace secondo cui il gruppo esisterebbe “grazie a una deroga concessa nel 2024 dal presidente dell’Assemblea”. Per Sud chiama Nord non vi sarebbe stata alcuna deroga ad personam né un trattamento di favore. A sostegno della propria posizione, il movimento richiama l’articolo 23 del Regolamento interno dell’Ars. Il comma 2 stabilisce che ogni gruppo debba essere composto da almeno quattro deputati. Il comma 3 consente però all’Ufficio di Presidenza di autorizzare la costituzione di un gruppo con un numero inferiore di parlamentari quando ricorrono determinati requisiti. In particolare, i deputati devono essere stati eletti in almeno due circoscrizioni e rappresentare partiti o movimenti organizzati nell’intera Regione e/o dotati di rappresentanza organizzata in gruppi parlamentari al Parlamento nazionale.

“Nessuna deroga ad personam”

Sud chiama Nord sostiene di possedere tutti i requisiti previsti dal Regolamento e precisa che la costituzione del gruppo parlamentare sarebbe avvenuta proprio sulla base di quella disposizione. Lombardo sottolinea inoltre che la deroga prevista dal Regolamento non sarebbe stata concessa attraverso una decisione personale o discrezionale del presidente dell’Ars, ma approvata dal Consiglio di Presidenza dell’Assemblea regionale siciliana, organismo nel quale sono rappresentati tutti i gruppi parlamentari.

Da qui l’ultimo interrogativo rivolto a Hyerace: Sud chiama Nord afferma di non comprendere quali siano le “due decisioni istituzionali distinte, entrambe favorevoli allo stesso soggetto politico” richiamate dall’esponente del Pd. La polemica resta dunque aperta su due piani distinti: da una parte l’iter dei quesiti e dei pareri sull’esenzione dalla raccolta delle firme, dall’altra le procedure che hanno consentito la costituzione del gruppo parlamentare di Sud chiama Nord all’Ars. Un confronto politico che il movimento prova adesso a riportare sul terreno degli atti, delle date e dei protocolli.