Quattro bare di legno chiaro, rose rosse e fiori rosa. Davanti, una Cattedrale gremita per l’ultimo saluto a Carmelo, Rosa e Sara Leone e Santino Magazzù, quattro delle vittime del crollo della palazzina di via La Pira, a Pistunina, avvenuto il 30 luglio. Messina si è fermata nel giorno del lutto cittadino, ma dentro la Cattedrale il ricordo si è intrecciato alle domande ancora aperte sulla tragedia. Il sindaco Federico Basile ha richiamato la necessità di fare piena luce attraverso le indagini, fra Francesco Chillari ha parlato del dolore che non può essere cancellato con risposte facili, mentre Maurilio Magazzù, figlio di Rosa Leone e Santino Magazzù, ha affidato alle immagini della vita familiare il ricordo di chi non c’è più. Accanto ai familiari e agli amici erano presenti gli storici dipendenti della ditta Leone, le autorità cittadine, i rappresentanti delle forze dell’ordine, del 118 e dei vigili del fuoco, protagonisti per giorni delle operazioni di ricerca tra le macerie.
Basile: “La città ferita attende che le indagini facciano piena luce”
È stato il sindaco di Messina Federico Basile a riportare l’attenzione anche sulle domande ancora senza risposta. Nel suo intervento ha ripercorso le settimane trascorse dal crollo, segnate prima dalla speranza e poi dall’angoscia di un’attesa sempre più difficile. “Tutta Messina ha imparato i vostri nomi da quel pomeriggio”, ha detto rivolgendosi idealmente alle vittime. “Oggi la città si stringe alle vostre famiglie e ai vostri amici. Oggi la città ferita vi saluta e attende che il tempo delle indagini faccia piena luce”. Il sindaco ha ricordato anche Alessandra Frazzica, alla quale Messina aveva già dato l’ultimo saluto il 7 agosto, e Lahiru Warnakulasuriya, il collaboratore domestico di origine cingalese ancora disperso. “In questi mesi non siete stati solo nomi legati ad una tragedia, ma parte del dolore di una comunità”, ha sottolineato Basile. “Messina non dimenticherà nessuno di voi, vi ricorderà con rispetto, onore e affetto”.
Fra Chillari: “Non abbiate paura del vostro dolore”
A presiedere le esequie è stato il vicario generale dell’Arcidiocesi di Messina, fra Francesco Chillari, che nell’omelia ha affrontato uno degli interrogativi più difficili lasciati dalla tragedia: come parlare di fede davanti a un dolore che non trova spiegazioni. “Ci sono dolori – ha detto – nei quali anche il linguaggio della fede deve farsi più umile. Ci sono domande alle quali non dobbiamo forse cercare risposte”. Il messaggio rivolto alle famiglie è stato soprattutto un invito alla vicinanza: “Non abbiate paura del vostro dolore: noi saremo accanto a voi non per riempire di parole i vostri spazi, ma per attraversare il vostro dolore”. Fra Chillari ha poi pronunciato il nome di Lahiru, ricordando che anche lui “apparteneva a questa storia”. Il mancato recupero del corpo, ha sottolineato, rende ancora più dolorosa “una ferita che non riesce a chiudersi”.
Maurilio Magazzù: “Sono stati e saranno sempre i nostri fari nella notte”
Alle parole delle istituzioni e della Chiesa sono seguite quelle della famiglia. Maurilio Magazzù, figlio di Rosa Leone e Santino Magazzù, ha raccontato cosa resta dopo il 30 luglio: non soltanto il dolore per la perdita, ma una quotidianità fatta di ricordi, gesti e piccoli oggetti capaci adesso di assumere un significato diverso. “Il 30 luglio sarà sempre la data che cambia la nostra famiglia”, ha detto, estendendo il pensiero anche ad Alessandra e Lahiru. “Un dolore che non trova senso né pace e che diventa ancora più forte quando guardiamo quel palazzo dove la nostra famiglia è cresciuta”.
Poi il ricordo diventa personale: “Ricorderemo zia Sara, zio Carmelo, mamma e papà – ha aggiunto Maurilio – per tutto quello che ci hanno regalato: nei momenti di silenzio, in ogni limoncello fatto in casa, in ogni orchidea, in ogni trapano preso in prestito, in ogni volta che avevamo bisogno di una cucitura. Sono stati e saranno sempre i nostri fari nella notte”.
Il grazie ai soccorritori e alla città
Nel suo intervento Maurilio Magazzù ha voluto lasciare spazio anche alla gratitudine per quanto accaduto attorno alla famiglia durante le settimane successive al crollo. Ha ringraziato gli amici, i vigili del fuoco che hanno lavorato senza sosta, la Croce Rossa, le associazioni di volontariato, le psicologhe e il sindaco per la mobilitazione della macchina comunale. “Ci sono dolori che non passano mai, ma in mezzo a tanta tristezza abbiamo visto anche tanto amore e per questo vi ringraziamo”. Parole che restituiscono anche l’altra immagine delle settimane seguite alla tragedia: quella di soccorritori e volontari impegnati per giorni a Pistunina e di una comunità rimasta accanto alle famiglie durante la lunga attesa.
Pinizzotto: “La famiglia Leone fa parte dell’identità di Monforte”
Alla Cattedrale di Messina c’era anche Monforte San Giorgio, paese d’origine della famiglia Leone e luogo nel quale Carmelo, Rosa e Sara saranno tumulati nella cappella di famiglia insieme a Santino Magazzù. Il sindaco Antonino Pinizzotto ha ricordato soprattutto le radici della famiglia e la sua storia imprenditoriale. “Monforte è legata ai Leone, è da qui che il capostipite Giuseppe è partito, aprendo il primo negozio a Messina, poi l’intuizione del punto vendita di Pistunina”. Un legame che riguarda anche la storia personale delle vittime: Carmelo trascorse a Monforte gli anni della giovinezza, mentre Rosa viene ricordata per la disponibilità e la dolcezza e Sara per le sue capacità nelle relazioni umane e commerciali. Anche Monforte San Giorgio ha proclamato il lutto cittadino.
Il minuto di silenzio e le bandiere a mezz’asta
A Messina il Gonfalone della città, listato a lutto, ha accompagnato le esequie. Le bandiere sono state esposte a mezz’asta a Palazzo Zanca e negli edifici comunali e, alle 10.30, in coincidenza con l’inizio della celebrazione, cittadini, uffici pubblici e attività sono stati invitati a osservare un minuto di silenzio. È il secondo lutto cittadino per le vittime del crollo di via La Pira. Il primo era stato proclamato il 7 agosto per i funerali di Alessandra Frazzica. Ora Messina saluta altre quattro vittime, mentre resta aperta l’attesa per Lahiru e prosegue il percorso delle indagini chiamate a chiarire quanto accaduto quella mattina a Pistunina.






