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Raddoppio ferroviario, cantieri in difficoltà: rampe A18 bloccate, talpa ferma e 242 lavoratori in cassa integrazione

Sulla riviera ionica aumentano i disagi legati alla grande opera. Il sindaco di Roccalumera e deputato regionale Giuseppe Lombardo sollecita lo sblocco degli svincoli provvisori. Criticità anche nella galleria Sciglio, mentre il Pd di Nizza chiede chiarimenti sul contenzioso tra Rfi e Webuild

Sulla riviera ionica aumentano i disagi legati alla grande opera. Il sindaco di Roccalumera e deputato regionale Giuseppe Lombardo sollecita lo sblocco degli svincoli provvisori. Criticità anche nella galleria Sciglio, mentre il Pd di Nizza chiede chiarimenti sul contenzioso tra Rfi e Webuild.

Il raddoppio ferroviario Giampilieri-Fiumefreddo, una delle opere infrastrutturali più importanti della Sicilia orientale, attraversa una fase particolarmente delicata. Tra ritardi autorizzativi, difficoltà tecniche e tensioni occupazionali, i cantieri continuano a incidere pesantemente sulla vita quotidiana delle comunità della riviera ionica messinese. Il passaggio dei mezzi pesanti lungo la viabilità ordinaria resta uno dei problemi più avvertiti dai cittadini, mentre la realizzazione delle rampe provvisorie di collegamento con l’autostrada A18, considerate indispensabili per alleggerire il traffico nei centri abitati, non è ancora partita.

A sollecitare un’accelerazione è Giuseppe Lombardo, deputato regionale di Sud chiama Nord e sindaco di Roccalumera, uno dei Comuni direttamente interessati dai lavori. Sullo sfondo emergono anche le difficoltà incontrate dalla talpa meccanica Igea nello scavo della galleria Sciglio e la vicenda dei 242 lavoratori coinvolti nella cassa integrazione.

Rampe sull’A18, autorizzazioni ancora incomplete

Per gli svincoli provvisori previsti a Nizza di Sicilia e Sant’Alessio Siculo è arrivato il via libera del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, ma il percorso autorizzativo non è ancora concluso. Mancano infatti i pareri della Commissione tecnica specialistica regionale, dell’Arpa e della Soprintendenza ai Beni culturali di Messina. Ancora più arretrato l’iter relativo alla rampa prevista a Taormina, per la quale si attende il completamento dell’istruttoria ministeriale.

La questione è particolarmente urgente perché, a tre anni dalla consegna dei lavori da parte di Rfi al consorzio guidato da Webuild, i camion continuano ad attraversare i centri abitati per trasportare materiali tra i cantieri. L’impresa ha indicato in un massimo di otto mesi il tempo necessario per costruire le rampe una volta ottenute tutte le autorizzazioni.

Durante una seduta della quarta commissione dell’Assemblea regionale siciliana, l’assessore alle Infrastrutture Alessandro Aricò ha assicurato un intervento per accelerare le procedure. Anche l’assessore regionale all’Ambiente Giusi Savarino ha comunicato informalmente un prossimo esame della documentazione da parte degli organismi competenti.

Lombardo insiste sulla necessità di superare rapidamente gli ostacoli burocratici: “Nella seduta della IV commissione parlamentare dei giorni scorsi, dal Governo regionale rappresentato dall’assessore Aricò abbiamo preteso risposte immediate perché non è più tollerabile che si perda ancora tempo sull’iter ambientale per la realizzazione delle rampe autostradali di cantiere”.

I dubbi sulla sicurezza dei viadotti

Alle difficoltà autorizzative si aggiungono le criticità evidenziate dall’ispettore ministeriale Placido Migliorino dopo il sopralluogo del primo settembre. La relazione richiama l’attenzione sulle condizioni strutturali dei viadotti Fiumedinisi e D’Agrò, interessati dalle modifiche alla carreggiata necessarie per realizzare le corsie di accelerazione e decelerazione delle rampe.

Il progetto prevede una configurazione a tre corsie larghe 3,25 metri ciascuna, ritenuta incompatibile, nella relazione, con le attuali condizioni di sicurezza delle infrastrutture. Particolari perplessità riguardano il viadotto D’Agrò, sul quale la circolazione avviene con una geometria ridotta a due corsie da 3,50 metri. Ulteriori verifiche vengono richieste per la visibilità nei tratti in curva. Si tratta di questioni che rendono necessario conciliare l’esigenza di liberare i centri abitati dai mezzi pesanti con quella di garantire la sicurezza della circolazione autostradale.

La talpa Igea bloccata dall’acqua sotto il torrente Pagliara

Un altro fronte problematico riguarda lo scavo della galleria Sciglio, lunga 9,3 chilometri, destinata ad attraversare diversi territori della riviera ionica. La talpa Igea, entrata in funzione nell’aprile 2024, si è fermata dopo aver scavato quasi quattro chilometri a causa di ingenti infiltrazioni d’acqua incontrate durante il sottoattraversamento del torrente Pagliara.

Le condizioni idrogeologiche hanno reso inaccessibile la camera di scavo, impedendo di proseguire con le ordinarie procedure operative. Per superare l’ostacolo, il Consorzio Messina-Catania Lotto Nord ha previsto la realizzazione di tre pozzi di emungimento sulla sponda destra del torrente, con una capacità complessiva di circa 90 litri al secondo.

L’intervento consentirà di abbassare temporaneamente il livello della falda acquifera e permettere le operazioni di manutenzione della testa fresante in condizioni di sicurezza. Le acque prelevate saranno sottoposte ad analisi e successivamente reimmesse nell’alveo del Pagliara, circa 220 metri a valle dei pozzi. Secondo le simulazioni tecniche, i tempi necessari per ottenere l’abbassamento della falda variano da pochi giorni a oltre quaranta, in relazione alle condizioni idrauliche riscontrate.

Cassa integrazione e contenzioso, il Pd chiede chiarezza

A rendere ancora più complessa la situazione è il contenzioso tra Rfi e Webuild, che si accompagna a pesanti conseguenze occupazionali. Sono 242 i lavoratori interessati dalla cassa integrazione: 72 dello stabilimento Webuild di Belpasso e 170 della Seli Overseas.

Il circolo del Partito democratico di Nizza di Sicilia ha assunto una posizione critica, chiedendo che i costi delle difficoltà progettuali e delle controversie economiche non ricadano sui lavoratori e sulle comunità locali. Tra le questioni sollevate figurano le caratteristiche idrogeologiche del territorio, la presenza di falde acquifere e arsenico nei Monti Peloritani, le condizioni dei viadotti e l’impatto del traffico pesante sulla Statale e sui lungomari.

Il Pd ha annunciato un’iniziativa parlamentare attraverso il deputato e segretario regionale Anthony Barbagallo, con un’interrogazione al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Le richieste riguardano la verifica dello stato effettivo dei lavori, chiarimenti sul contenzioso da 1,5 miliardi di euro, una valutazione indipendente della progettazione, lo sblocco degli svincoli provvisori e la tutela dei lavoratori. Per la riviera ionica, dunque, il raddoppio ferroviario continua a rappresentare una prospettiva strategica di sviluppo, ma anche una sfida quotidiana. L’obiettivo condiviso resta completare l’infrastruttura senza prolungare ulteriormente i disagi per residenti, imprese e lavoratori.