MESSINA – Dodici mesi, dodici reparti, dodici sguardi che raccontano un impegno quotidiano spesso lontano dai riflettori. Il Calendario Storico dell’Arma dei Carabinieri 2027 sceglie di mettere al centro le persone, i loro volti e quella dimensione umana che accompagna il lavoro di chi è chiamato a garantire sicurezza e legalità.
A Messina la nuova edizione è stata illustrata nella sede del Comando provinciale dei Carabinieri dal tenente colonnello Marco Barone (IN ALLEGATO LE DICHIARAZIONI VIDEO). Un appuntamento che rinnova il legame tra l’Arma e il territorio attraverso una pubblicazione capace di andare oltre la tradizionale scansione dei mesi, trasformandosi in un racconto per immagini e parole dell’identità dell’istituzione. Il titolo scelto per il 2027, “Gli sguardi che proteggono”, racchiude il significato dell’intero progetto editoriale: raccontare la protezione non soltanto come attività operativa, ma anche come attenzione verso le persone, capacità di ascolto e responsabilità nei confronti della comunità.
Gli occhi dei Carabinieri raccontano il valore della presenza
L’idea che attraversa il calendario nasce da una riflessione del comandante generale dell’Arma, il generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo, autore del testo introduttivo. In una società dominata dalla velocità delle informazioni e da immagini che si susseguono continuamente sugli schermi, il calendario invita a recuperare il valore dell’osservazione. Fermarsi davanti a un volto, riconoscere un’espressione, comprendere ciò che uno sguardo può comunicare diventa un modo per riscoprire il rapporto tra i Carabinieri e i cittadini.
“Non la forza, ma la cura portata sino in fondo”, scrive Luongo, individuando nella dedizione agli altri il filo conduttore delle diverse specialità dell’Arma. Il messaggio è quello di un’istituzione che, pur nella varietà dei suoi compiti, condivide una missione comune: contribuire a garantire sicurezza, libertà e pace, attraverso la professionalità e la presenza quotidiana sul territorio.
Le fotografie di Franco Cappellari, dodici reparti e altrettante storie
A tradurre questa visione in immagini è il fotografo Franco Cappellari, al quale è stato affidato il racconto visivo del calendario. Il suo obiettivo si concentra sulle donne e sugli uomini che compongono i reparti, privilegiando la dimensione personale rispetto alla sola rappresentazione delle funzioni operative.
Ogni mese propone uno sguardo diverso, associato a una specifica realtà dell’Arma. Ne emerge un mosaico di professionalità, competenze e responsabilità, nel quale il servizio istituzionale si intreccia con la sensibilità individuale. Le fotografie cercano di cogliere proprio questo incontro tra preparazione professionale ed empatia, restituendo un’immagine dei Carabinieri che comprende non soltanto l’intervento nelle emergenze o il contrasto alla criminalità, ma anche la capacità di costruire relazioni di fiducia. È una narrazione che valorizza la componente umana del servizio e invita a riconoscere, dietro ogni uniforme, una persona.
Aldo Cazzullo e la memoria dell’Arma nella storia repubblicana
Il racconto fotografico si arricchisce dei contributi di tre protagonisti del giornalismo italiano. La prefazione è firmata da Aldo Cazzullo, che propone una lettura storica del ruolo svolto dai Carabinieri negli ultimi cinquant’anni della Repubblica. Il suo contributo ripercorre alcuni passaggi fondamentali della storia nazionale, richiamando i sacrifici e i successi investigativi che hanno segnato il rapporto tra l’Arma, le istituzioni democratiche e la società.
Tra le figure ricordate emerge quella del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, simbolo della lotta alla criminalità organizzata e della difesa dello Stato. La riflessione di Cazzullo collega il passato al presente, sottolineando come la tutela della democrazia rappresenti una responsabilità permanente, che richiede impegno, competenza e fedeltà ai principi costituzionali.
Da De Bortoli a Vespa, il racconto delle specialità dell’Arma
Alle dodici tavole del calendario si accompagnano i testi di Ferruccio De Bortoli e Bruno Vespa, chiamati a descrivere le diverse articolazioni operative dell’istituzione. De Bortoli conduce il lettore alla scoperta dei presidi territoriali, delle unità che assicurano il controllo quotidiano del territorio e dei reparti impegnati nella salvaguardia dell’ambiente e nella sicurezza.
Il suo percorso attraversa le Stazioni dei Carabinieri, i Nuclei Radiomobili, le unità Navali e Forestali e il Reggimento a Cavallo, intrecciando il racconto delle attività operative con riferimenti storici e letterari. Bruno Vespa dedica invece attenzione ad altre componenti dell’Arma, evidenziandone le caratteristiche e le responsabilità. Dalla rapidità d’intervento dei motociclisti alla preparazione specialistica del Gruppo di Intervento Speciale, il Gis, fino al ruolo istituzionale dei Corazzieri, il racconto restituisce la varietà delle funzioni svolte dai Carabinieri.
Uno spazio significativo è riservato anche ai reparti specializzati nella Tutela del Lavoro e nella Tutela del Patrimonio Culturale, impegnati in ambiti che incidono direttamente sulla qualità della vita, sulla legalità economica e sulla conservazione dell’identità nazionale. Il percorso si conclude con un omaggio ai Comandanti di Stazione, figure che rappresentano uno dei riferimenti più immediati dell’Arma per le comunità locali.
La Stazione dei Carabinieri, un presidio di fiducia per le comunità
Proprio il rapporto con il territorio costituisce uno degli aspetti più significativi del Calendario Storico 2027. La presenza capillare delle Stazioni permette all’Arma di mantenere un contatto diretto con i cittadini, anche nei centri più piccoli e nelle realtà geograficamente più isolate. Il comandante di Stazione non è soltanto il responsabile di un presidio di sicurezza, ma rappresenta spesso una figura conosciuta dalla popolazione, alla quale rivolgersi per segnalare problemi, chiedere aiuto o trovare un punto di riferimento.
È una dimensione del servizio che non si esaurisce nell’attività di prevenzione e repressione dei reati, ma comprende l’ascolto, la conoscenza del contesto sociale e l’attenzione verso le situazioni di maggiore fragilità. Il calendario sceglie di valorizzare anche questa quotidianità, meno visibile rispetto alle grandi operazioni investigative, ma essenziale nella costruzione del rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini.
Un calendario che unisce cultura, sicurezza e identità nazionale
La pubblicazione del 2027 conferma la scelta dell’Arma di utilizzare la cultura e la fotografia come strumenti di comunicazione con il Paese. Il progetto non si limita a illustrare mezzi, reparti e specializzazioni, ma propone una riflessione più ampia sul significato della protezione. Garantire la sicurezza significa certamente contrastare la criminalità e tutelare l’ordine pubblico, ma anche difendere il patrimonio artistico, salvaguardare l’ambiente, vigilare sul rispetto dei diritti dei lavoratori e custodire la memoria collettiva.
Sono aspetti diversi di una stessa responsabilità istituzionale, che il calendario riunisce attraverso il linguaggio immediato delle immagini e quello più articolato della narrazione giornalistica. Nel messaggio conclusivo, il comandante generale Salvatore Luongo rivolge alle famiglie italiane l’augurio di un anno sereno e ricco di speranza, ricordando che dietro l’impegno dell’Arma ci sono persone pronte a offrire un riferimento concreto nei momenti di difficoltà.
Il Calendario Storico 2027 diventa così anche un invito a guardare oltre l’uniforme, per riconoscere il valore umano di chi ogni giorno svolge il proprio servizio. Un messaggio che, dalla presentazione al Comando provinciale di Messina, si inserisce nel più ampio racconto di un’istituzione che affida ai volti dei suoi uomini e delle sue donne il significato della propria missione.





