MESSINA – C’è un’immagine che, più di ogni altra, continua ad accompagnare il ricordo dell’inizio del ministero di mons. Giovanni Accolla a Messina: la città avvolta dalla neve, un evento raro, quasi simbolico, che nove anni fa fece da cornice al suo ingresso come arcivescovo metropolita. Era il 7 gennaio e quel manto bianco, insolito sulle rive dello Stretto, sembrò annunciare un tempo nuovo, segnato da sobrietà, ascolto e dedizione silenziosa.
Oggi, a pochi mesi dalla conclusione del suo mandato, quell’inizio torna alla memoria mentre la comunità diocesana si è stretta attorno al suo pastore in Cattedrale per celebrare il nono anniversario di una guida che ha lasciato un’impronta profonda, non tanto nei gesti solenni quanto nella presenza quotidiana.
Un motto diventato stile di vita pastorale
“In caritate et veritate servire”. Non uno slogan, ma una linea guida concreta che mons. Accolla ha tradotto in una pastorale vissuta “dal basso”, come lui stesso ha ricordato, con la consapevolezza delle fragilità personali, della salute e della vita spirituale. Un servizio che non ha mai nascosto i limiti, ma li ha trasformati in occasione di prossimità autentica.
La sua umanità, il tratto paterno, la capacità di farsi vicino senza clamore hanno trovato espressione soprattutto nell’attenzione verso i più fragili: i carcerati, i disabili, gli anziani. Una vicinanza che ha raggiunto il suo apice durante gli anni drammatici della pandemia, quando la Chiesa è stata chiamata a farsi ancora di più casa, conforto e presidio di speranza.
Giovani, famiglie e responsabilità sociali
Nel corso dei nove anni di episcopato, mons. Accolla ha mantenuto costante lo sguardo sulle nuove generazioni, accompagnando i giovani nel discernimento vocazionale, sia verso il sacerdozio sia nelle scelte professionali e di vita. Al centro anche le famiglie, spesso segnate da difficoltà economiche e sociali, in un territorio complesso che chiede risposte condivise.
Non è mai mancato, nei suoi interventi, il richiamo alle istituzioni, sollecitate a un’assunzione di responsabilità concreta contro piaghe come la disoccupazione, la microcriminalità, la dispersione scolastica e la violenza di genere. Un dialogo franco, nel rispetto dei ruoli, ma sempre orientato al bene comune e alla dignità delle persone, accompagnato dall’invito costante a riscoprire la bellezza della fede come risorsa anche civile.
Un anniversario che guarda avanti
La celebrazione in Cattedrale ha assunto il valore di un momento corale, vissuto insieme a sacerdoti, religiosi, diaconi, seminaristi, fedeli e rappresentanti istituzionali. Un tempo di gratitudine più che di bilanci, come ha ricordato anche il vescovo ausiliare mons. Cesare Di Pietro, assente per impegni a Roma, che in una lettera ha invitato la diocesi a vivere questo anniversario come un autentico tempo di grazia, ringraziando Dio per i frutti maturati e per l’opera “assidua e zelante” del pastore.
Nove anni di ascolto, di presenza costante nei territori, di scelte spesso silenziose ma incisive. Un cammino che ora si avvia alla sua conclusione: il prossimo 29 agosto mons. Accolla compirà 75 anni, raggiungendo il limite di età previsto e chiudendo ufficialmente il suo mandato.
Resta una Chiesa chiamata a proseguire nel solco tracciato, con lo stesso stile di prossimità e responsabilità condivisa, custodendo il senso di un servizio che, anche nei passaggi di consegne, continua a guardare avanti.






