TAORMINA – Un trasferimento in condizioni disperate, un quadro clinico estremamente compromesso e un anno di tentativi per recuperare la funzione cardiaca o accedere al trapianto. È su questi passaggi che si concentra la nota diffusa dai medici del Centro di cardiochirurgia pediatrica del Mediterraneo in merito all’indagine aperta sulla morte di un bambino ricoverato all’ospedale di Taormina. I sanitari precisano che il piccolo “è stato trasferito nei reparti intensivi del Ccpm in condizioni agoniche per quadro di disfunzione del muscolo cardiaco associato a malfunzionamento della valvola mitrale”. Senza entrare nei dettagli del trattamento, oggi oggetto di valutazione giudiziaria, i medici evidenziano “che la complessità del trattamento del piccolo sia stata supportata dal continuo confronto con i massimi esperti italiani della terapia dello scompenso cardiaco, dell’assistenza meccanica al circolo e della diagnostica istologica delle alterazioni del miocardio”.
Il confronto con gli specialisti e l’accesso agli atti
Nel corso dei lunghi mesi di degenza, spiegano ancora dal centro, “numerosi Colleghi di differenti specialità consulenti nominati dalla famiglia e dai loro legali hanno avuto pieno e trasparente accesso alle informazioni cliniche e alle strategie terapeutiche adottate con un continuo confronto con i curanti”. Un passaggio che i sanitari ritengono centrale per chiarire la cornice nella quale si sono mosse le scelte cliniche, improntate – sottolineano – alla condivisione e alla trasparenza. Relativamente al trapianto cardiaco, “la strategia è stata condivisa con 3 dei 6 centri italiani autorizzati a tale procedura (Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, Ospedale Sant’Orsola di Bologna e Università di Padova) cui il bambino è stato riferito per accedere al programma di trapianto cardiaco” e, aggiunge la nota, “tali Istituzioni unanimamente abbiano considerato tale opzione non realizzabile”.
Il dolore per l’esito e la fiducia nella magistratura
Dopo un anno di tentativi per recuperare la funzione del cuore o rendere possibile il trapianto, “l’esito infausto dopo un anno di tentativi di recuperare la funzione del cuore del bambino o di recuperare la possibilità di eseguire il trapianto cardiaco lascia i Sanitari del Ccpm profondamente addolorati ma sereni sulle strategie di assistenza adottata”. I medici esprimono quindi “piena fiducia nell’Autorità Giudiziaria” e chiedono “che nell’interesse dei cittadini, del buon nome dell’Istituzione e dei professionisti che vi operano si faccia chiarezza sul loro operato con un’analisi seria e trasparente in modo da potere rispondere nei modi e nelle sedi appropriate a quanto confusamente riportato dai genitori e dai loro legali”. In attesa che l’inchiesta faccia il suo corso, resta una vicenda dolorosa che ha segnato profondamente la comunità sanitaria e il territorio di Taormina, ora chiamato a confrontarsi con l’esito delle verifiche giudiziarie.






