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Bartolomeo Cosenza torna in scena con “Ulisse, il Duca, Antonio Inoki e Pasta cu Sucu”: una commedia tra realtà e paradosso

Diretto da Roberto Mannino, lo spettacolo trasforma la quotidianità della quarantena in un racconto comico tra dialetto, paradosso e umanità

Un appartamento qualunque, il silenzio irreale della quarantena e la quotidianità stravolta di un insegnante alle prese con la didattica a distanza. Potrebbe sembrare l’incipit di una narrazione già vista, legata ad una stagione recente e ancora viva nella memoria collettiva. Ma è proprio da qui che prende forma “Ulisse, il Duca, Antonio Inoki e Pasta cu Sucu”, la terza commedia teatrale firmata da Bartolomeo Cosenza, pronto a tornare sul palco con un’opera che promette ritmo serrato, ironia pungente e incursioni nel paradosso. Diretto da Roberto Mannino, lo spettacolo si distingue sin dal titolo, volutamente eccentrico e spiazzante, capace di accostare figure e suggestioni apparentemente inconciliabili quali l’eroe omerico Ulisse, un misterioso “Duca” dai contorni western, il leggendario wrestler giapponese Antonio Inoki ed un enigmatico riferimento gastronomico che richiama le radici popolari siciliane. Un mosaico narrativo che anticipa, già nelle premesse, la cifra stilistica dell’autore, quella di mescolare registri, epoche e linguaggi per costruire una comicità stratificata.

La trama si sviluppa attorno ad una dinamica domestica resa claustrofobica dalla convivenza forzata, dove l’arrivo improvviso dei suoceri innesca una spirale di eventi imprevedibili. Da quel momento, la dimensione realistica si incrina progressivamente, lasciando spazio a un universo teatrale in cui il quotidiano si deforma, sfociando nel grottesco e nell’assurdo. È qui che Cosenza dimostra la propria abilità nel trasformare un contesto familiare riconoscibile in un terreno fertile per l’esplorazione comica e surreale. Elemento distintivo dell’opera è l’uso del linguaggio, tramite cui il dialetto siciliano si intreccia con l’italiano in un continuo scambio espressivo che amplifica l’efficacia delle battute, restituendo autenticità ai personaggi. Ne emerge un tessuto drammaturgico vivace, capace di alternare momenti di comicità travolgente ad improvvisi squarci di tenerezza, senza mai perdere il contatto con il vissuto reale.

Per chi ha già apprezzato i precedenti lavori dell’autore, lo spettacolo si inserisce in una linea di continuità ben definita: personaggi sopra le righe, dialoghi incisivi e una sottile capacità di riflettere, attraverso il riso, sulle fragilità e contraddizioni della società contemporanea. Per i nuovi spettatori, invece, rappresenta un punto d’ingresso ideale in un universo teatrale che fa dell’ironia uno strumento di osservazione e racconto. Resta il mistero che aleggia sul titolo e sui suoi protagonisti: quale filo invisibile lega Ulisse, un Duca, Antonio Inoki e la “Pasta cu Sucu”? E soprattutto, cosa o chi, si cela dietro quest’ultima evocazione? Interrogativi destinati a trovare risposta solo in scena, attraverso un percorso narrativo che, fedele alla poetica di Cosenza, sorprenderà proprio quando sembrerà prendere una direzione prevedibile. Una commedia che affonda le radici nella realtà recente, ma che sceglie di raccontarla con leggerezza, deformandola fino a renderla universale.