Un nuovo tassello si aggiunge al percorso di ricerca e valorizzazione artistica avviato da Pagliara Contemporanea. Martedì 28 aprile 2026, alle 19, negli spazi di Palazzo Calabrò, l’artista faentina Alessandra Bonoli presenterà al pubblico l’opera realizzata durante la sua residenza artistica, promossa da Smart Aps, giunta alla sua seconda fase operativa. Un lavoro completamente inedito, il cui titolo sarà svelato soltanto nel corso della serata inaugurale, secondo una consuetudine che sottolinea il carattere processuale ed aperto della pratica dell’artista. La scultura, pensata anticipatamente in relazione alla complessità progettuale e poi sviluppata in loco, rappresenta un esito maturo di un percorso fatto di osservazione, adattamento e ridefinizione continua dell’idea originaria.
L’intervento si inserisce con coerenza nella poetica di Bonoli, da sempre orientata ad una sintesi tra rigore formale e tensione concettuale. L’opera si configura come un solido nastro di ferro, saldato e smaltato, che si sviluppa nello spazio in equilibrio tra presenza fisica e dimensione astratta. Una forma essenziale che, pur nella sua apparente semplicità geometrica, restituisce la complessità di una realtà sottesa, percepita e rielaborata dall’artista. Determinante, in questo senso, è stata la relazione con il territorio di Pagliara. Attraverso un’attenta lettura del contesto, sia nella sua dimensione antropica che naturale, Bonoli ha concepito una scultura capace di dialogare idealmente con i confini del centro abitato, traducendo in forma plastica una mappa emotiva e percettiva del luogo.
Alla base della sua ricerca vi è un rapporto diretto ed operativo con il materiale. Il metallo, elemento ricorrente nella sua produzione, viene lavorato fino a perdere la rigidità originaria, assumendo una configurazione dinamica e attraversabile. In questo processo, la componente tecnica non è mai disgiunta da quella concettuale, ma ne rappresenta il presupposto necessario, un pensiero che si costruisce per stratificazioni successive e che trova nella materia il proprio compimento visibile. Le forme elaborate da Bonoli non si configurano mai come astrazioni pure, ma come esiti di una sedimentazione visiva complessa. I numerosi viaggi compiuti dall’artista nel corso degli anni hanno costituito un vero e proprio archivio di immagini, strutture e configurazioni spaziali, successivamente rielaborate in una sintesi formale autonoma. Architetture, elementi infrastrutturali, suggestioni archeologiche e tracce di scritture antiche emergono così come citazioni mai didascaliche, capaci di abitare la scultura senza imporsi come riferimenti immediati. Elemento cardine di questa ricerca è la linea, intesa come dispositivo di connessione tra osservazione e restituzione, tra esperienza e forma. Ne deriva un linguaggio misurato, in cui il rigore geometrico convive con una dimensione percettiva più instabile, affidata alla relazione con lo spazio circostante. Le opere di Bonoli, infatti, non si limitano a occupare un luogo, ma lo interrogano, lo attraversano e si lasciano a loro volta attraversare.
La restituzione dell’opera del 2026 si inserisce nel solco delle precedenti edizioni della residenza artistica, che hanno visto protagonisti Maurizio Pometti nel 2024 e Asako Hishiki nel 2025, segnando la conclusione del primo triennio del progetto promosso da Smart Aps.Alla serata inaugurale interverranno, oltre all’artista, David Savoca Macrì, presidente dell’associazione promotrice, Matteo Galbiati, direttore scientifico e curatore del progetto ed il sindaco di Pagliara, avvocato Sebastiano Gugliotta. In un’ottica di apertura e condivisione con il territorio, l’opera sarà accompagnata da una didascalia didattico-poetica selezionata tra quelle elaborate dalle studentesse del biennio ìspecialistico in Comunicazione e Didattica dell’arte dell’accademia di Belle Arti di Brescia SantaGiulia, nell’ambito del corso di Didattica dei Linguaggi Artistici.
Un ulteriore elemento che testimonia la volontà di intrecciare produzione artistica, formazione e partecipazione attiva, valorizzando una pluralità di sguardi critici e interpretativi. Con questo nuovo intervento, Pagliara si conferma così laboratorio aperto di sperimentazione contemporanea, capace di accogliere e restituire alla comunità opere che non solo abitano lo spazio, ma lo ripensano, contribuendo a ridefinirne identità e percezione.





