Cento anni attraversando la storia, tra le ferite della guerra, il sacrificio dell’emigrazione e la forza silenziosa degli affetti familiari. È il traguardo straordinario raggiunto da Alfina Barbagallo, nata ad Acireale il 26 aprile 1926, protagonista di una vita intensa e profondamente radicata nei valori della famiglia, della memoria e della resilienza. Sin dalla tenera età, la sua è una vita messa a dura prova da ostacoli e vuoti incolmabili, primo tra tutti, quello più doloroso, la perdita della mamma a soli cinque anni. Una ferita profonda quella di Alfina, che interrompe bruscamente la spensieratezza della sua infanzia e la conduce all’orfanotrofio di Roccalumera, dove viene accolta e accudita da una zia consacrata fino all’età di undici annni. È lì, tra distacco e silenzio che impara troppo presto il significato della mancanza, ma anche i primi, fondamentali gesti di resilienza che l’accompagneranno per tutta la vita.
La perdita della madre, la vita in orfanotrofio, il rientro a casa ed il dolore della guerra che le porterà via il padre
Il ritorno a casa apre per Alfina un nuovo capitolo, scandito dalla presenza del padre e dall’affetto discreto di una zia materna nubile, figura importante nel suo percorso di crescita. Ma ancora una volta il destino si accanisce su di lei, costringendola ad affrontare un altro dolore profondo nel pieno del secondo conflitto mondiale. A soli 17 anni nel 1943, perde anche il padre, morto per le ferite riportate durante lo sbarco delle Forze Alleate a Gela, ritrovandosi nuovamente a fare i conti con una perdita che segna in modo indelebile la sua giovane vita.
L’amore che illumina il cammino
È l’amore a suggellare la svolta luminosa nel suo cammino, quando il 23 luglio 1950 sposa Francesco Pavone, compagno di una vita intera, con il quale condividerà ben 71 anni di matrimonio. Dalla loro unione nasceranno Santo, nel 1951 ed Angelo nel 1955. Una famiglia che cresce nel segno del lavoro, dei sacrifici e della speranza, fino alla scelta coraggiosa, nel 1960, di lasciare la Sicilia per intraprendere un nuovo percorso in Sud Africa dove Alfina vivrà la gioia di diventare madre per la terza volta, dando alla luce Rita. Una decisione quella di spostarsi verso un luogo in cerca di un futuro migliore, che accomuna molti italiani dell’epoca, ma mai priva di sacrifici.
La scelta dell’emigrazione e la vita in Sud Africa
È proprio lì, lontano dalla propria terra, che Alfina dimostra ancora una volta la sua straordinaria capacità di adattamento e costruisce alcuni degli aneddoti più teneri e divertenti della sua vita, rimasti nel tempo tra i ricordi più raccontati in famiglia. Il più celebre ci riconduce ai suoi primi giorni in Sud Africa quando, non conoscendo la lingua inglese, entrando in un piccolo negozio Alfina acquista una bottiglia convinta di aver trovato la classica salsa di pomodoro. Sarà solo dopo aver cucinato con entusiasmo ed orgoglio un piatto di spaghetti per i suoi cari, che scoprirà che quella salsa, dolcissima e dal gusto insolito, era in realtà ketchup. Un equivoco che ancora oggi strappa sorrisi e che racconta, con ironia le difficoltà e l’ingenuità dei primi passi in una terra lontana.
Il ritorno alle radici: Giarre, la famiglia e la perdita di un amore lungo 71 anni
Il 1975 è l’anno che segna il ritorno in Sicilia, a Giarre, dove la famiglia si stabilirà definitivamente. Qui Alfina continua a coltivare i suoi affetti, diventando negli anni madre di tre figli, nonna di sei nipoti e bisnonna di cinque pronipoti, pilastro affettivo di una famiglia ormai estesa e radicata anche oltre i confini nazionali. Nel 2021 la perdita del marito Francesco, sopraggiunta a seguito delle conseguenze di una caduta, segna la conclusione di un lungo cammino vissuto fianco a fianco. Un dolore profondo, affrontato ancora una volta con quella forza silenziosa e composta che ha sempre contraddistinto Alfina, capace di resistere anche alle prove più dure della vita.
La forza della memoria, l’amore per il padre ed il conforto della scoperta
Un gesto la accompagnerà per la vita, la preghiera davanti alla lapide dei caduti in guerra nel cimitero di Acireale, dove era inciso il nome del padre. Un rituale intimo e costante, simbolo di un amore mai sopito, che solo nel 2023, dopo lunghe ricerche colmerà parzialmente il vuoto della sua perdita: la scoperta delle spoglie del padre custodite nel Sacrario di Cristo Re a Messina. Un momento carico di emozione, quello della visita di Alfina, alla quale dopo una vita di attesa è stato restituito un luogo concreto in cui ritrovare il ricordo del genitore.
Un secolo di vita, memoria e identità
Il traguardo dei cento anni, celebrato il 26 aprile si è trasformato in un momento di festa collettiva e partecipata. L’evento si è svolto nel salone parrocchiale del Santuario San Camillo De Lellis di Giarre, dove per l’occasione centinaia di amici e parenti sono giunti anche da Sud Africa, Australia, Spagna e Germania, testimonianza di una vita capace di creare legami profondi oltre ogni confine. Alla celebrazione hanno preso parte anche il sindaco di Giarre, Leonardo Cantarella ed il parroco don Alfio Sauta, che hanno voluto rendere omaggio ad una figura simbolo di memoria ed identità per l’intera comunità. Una storia, quella di Alfina Barbagallo che attraversa il Novecento arrivando fino ai nostri giorni, racchiudendo in sé il senso più autentico dell’esistenza: resistere alle avversità, custodire la memoria e costruire, giorno dopo giorno, una famiglia che diventa eredità viva. Un secolo di vita che non è solo un traguardo anagrafico, ma il racconto prezioso di una generazione che ha fatto della forza silenziosa la propria più grande ricchezza.





