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Test Medicina, la promessa mancata dell’accesso libero: Leanza (Pd) attacca la riforma

Il vicepresidente della Commissione Sanità dell’Ars denuncia un sistema “più opaco e diseguale”: studenti nel limbo e famiglie tra costi e incertezze

MESSINA – La promessa di superare il numero chiuso per l’accesso a Medicina si è trasformata, secondo l’opposizione, in un sistema ancora più incerto e complesso. A sollevare il caso è Calogero Leanza, deputato regionale del Partito democratico e vicepresidente della Commissione Sanità all’Ars, che punta il dito contro una riforma ritenuta fallimentare già alla vigilia della sua entrata in vigore. “La riforma dell’accesso a Medicina è stata il disastro che avevamo già annunciato. Il Governo aveva promesso l’abolizione del numero chiuso, ma il risultato è stato un sistema ancora più confuso: prima si entra, si frequenta, poi si scopre se si ha davvero diritto a studiare”, afferma Leanza, richiamando una criticità che oggi riguarda migliaia di studenti in tutta Italia.

Nel nuovo impianto, infatti, il tradizionale test di ingresso è stato sostituito da un percorso che consente l’iscrizione iniziale, ma rinvia la selezione a un momento successivo. Una soluzione che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto ampliare l’accesso, ma che secondo il deputato regionale ha finito per creare una situazione di forte incertezza.

Un sistema che disorienta studenti e università

Il nodo principale resta quello dell’accesso reale ai corsi: l’“imbuto”, come viene definito, non è stato eliminato ma semplicemente spostato più avanti nel percorso formativo. “Il risultato – prosegue Leanza – è sotto gli occhi di tutti. Studenti disorientati, famiglie costrette a sostenere costi nell’incertezza del futuro, università chiamate a gestire un meccanismo farraginoso, idonei che restano comunque fuori”.

Un quadro che evidenzia non solo criticità organizzative, ma anche un problema di equità. Le famiglie, infatti, si trovano a investire risorse economiche senza la garanzia che il percorso universitario possa essere portato a termine. Parallelamente, gli atenei sono chiamati a gestire numeri e procedure più complesse rispetto al passato, con il rischio di un sovraccarico strutturale e didattico.

Il confronto politico e la posizione della Sicilia

Nel dibattito politico, la Sicilia rivendica un percorso alternativo. L’Assemblea regionale siciliana aveva infatti approvato all’unanimità una legge-voto per il superamento del numero chiuso, di cui lo stesso Leanza è stato primo firmatario. “La Sicilia ha indicato una strada chiara con la legge-voto approvata dall’Ars. I palazzi romani hanno invece scelto una riforma a metà e oggi ne vediamo gli effetti”, sottolinea il deputato.

Da qui l’appello al Governo nazionale affinché chiarisca le proprie intenzioni: “Il Governo dica adesso cosa intende fare. Intende correggere questo impianto o continuare a difendere una riforma che ha creato più problemi di quanti ne abbia risolti?”.

Il punto politico resta netto: per Leanza non basta cambiare il nome o la struttura del sistema di selezione. “Dopo tanta confusione e dopo questo disastro, serve una presa di posizione netta: il numero chiuso va superato, non mascherato sotto il nome del semestre filtro”. Una presa di posizione che riapre il confronto su uno dei temi più sensibili per il mondo universitario e per migliaia di aspiranti medici.