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Zahi Hawass promuove il Ponte sullo Stretto: “Un’opera epocale come le Piramidi”. A Taormina il confronto sul futuro delle infrastrutture

L'egittologo tra i protagonisti del Nations Award

TAORMINA – Le grandi opere attraversano la storia e spesso dividono l’opinione pubblica prima ancora di diventare realtà. È accaduto alle Piramidi d’Egitto migliaia di anni fa e, secondo Zahi Hawass, potrebbe accadere anche al Ponte sullo Stretto. L’archeologo ed egittologo più famoso al mondo, ospite del Nations Award – Thinkingreen di Taormina, ha sorpreso la platea esprimendo un convinto sostegno al collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, definendolo un’infrastruttura destinata a segnare un’epoca.

Le sue parole hanno aperto uno dei momenti più significativi della manifestazione ideata da Michel Curatolo, trasformando il dibattito sul Ponte in un confronto che ha coinvolto rappresentanti delle istituzioni, tecnici e protagonisti del mondo delle imprese.

Il paragone con le Piramidi

Durante la sua lectio magistralis, introdotta dal direttore del Dipartimento dei Beni culturali della Regione Siciliana, Mario La Rocca, Hawass ha ricordato come le Piramidi di Giza siano state costruite in circa ventotto anni, senza il supporto delle moderne tecnologie e grazie alla determinazione di un’intera civiltà.

“Realizzare il Ponte sullo Stretto sarebbe importantissimo per collegare la Sicilia alla penisola ed evitare ai siciliani di dover ricorrere a navi e aerei. È un’opera fondamentale come furono le Piramidi dell’Antico Egitto”, ha affermato l’archeologo, sottolineando come oggi la tecnologia renda possibile affrontare sfide ingegneristiche impensabili nel passato.

L’incontro si è poi trasformato in un viaggio attraverso la storia dell’antico Egitto. Con il suo stile coinvolgente, Hawass ha conquistato il pubblico dell’NH Collection raccontando curiosità, scoperte archeologiche e misteri ancora irrisolti della civiltà dei faraoni, confermando il fascino che continua a esercitare uno dei massimi studiosi mondiali della materia.

L’iter del Ponte entra nella fase decisiva

Accanto all’intervento dell’egittologo, il dibattito si è concentrato sullo stato di avanzamento del progetto del Ponte sullo Stretto.

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Cipes, Alessandro Morelli, ha ribadito che il collegamento stabile rappresenta un’infrastruttura strategica non soltanto per Sicilia e Calabria, ma anche per l’intero sistema dei trasporti italiano ed europeo.

Sul fronte tecnico, il direttore tecnico della Società Stretto di Messina, Valerio Mele, ha indicato una possibile svolta entro la fine dell’estate.

L’obiettivo, ha spiegato, è completare l’iter autorizzativo con la nuova delibera del Cipes entro la fine di agosto, così da poter avviare la fase realizzativa nel corso dell’ultimo trimestre dell’anno.

Mele ha ricordato che sono già state recepite le osservazioni formulate dalla Corte dei Conti, è stato sottoscritto l’accordo di programma tra Società Stretto di Messina, Regioni Sicilia e Calabria, Ministero dell’Economia, Ministero delle Infrastrutture, Anas e Rfi, anch’esso validato dalla Corte dei Conti, mentre proseguono il confronto con il Governo e il percorso di acquisizione dei pareri tecnici necessari. “La nostra è una società tecnica – ha osservato – e il nostro compito è dare attuazione alle decisioni della politica”.

Le infrastrutture come motore di sviluppo

Il tema del Ponte è stato inserito in un ragionamento più ampio sul ruolo delle grandi infrastrutture nel rilancio economico del Mezzogiorno. Fabio Romani, responsabile Area Sud di Webuild, ha evidenziato come il gruppo sia impegnato in una stagione di investimenti senza precedenti nel Sud Italia.

Attualmente sono 21 i grandi progetti in corso nell’Italia meridionale, con oltre 10.200 persone impegnate tra lavoratori diretti e filiera e il coinvolgimento di circa 7.500 imprese. In Sicilia, invece, sono otto le grandi opere seguite da Webuild: sette lungo la direttrice ferroviaria Palermo-Catania-Messina e una sull’autostrada Ragusa-Catania. Secondo Romani, questi interventi coinvolgono circa 7.000 lavoratori e una rete composta da oltre 2.400 fornitori locali e nazionali.

“Le grandi opere non sono cattedrali nel deserto – ha affermato – ma un ecosistema industriale diffuso capace di produrre lavoro, ricchezza e sviluppo per il territorio. Le infrastrutture rappresentano il più potente strumento di coesione sociale e di politica industriale a disposizione del Paese”.

Un confronto tra istituzioni, imprese e territorio

L’incontro, moderato dal giornalista Emilio Pintaldi, ha visto la partecipazione del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, dell’eurodeputato Ruggero Razza, del senatore Nino Germanà, del deputato Anthony Barbagallo, del prefetto e segretario generale Anfaci Filippo Romano, della segretaria generale dell’Autorità di Sistema portuale dello Stretto Giusy Marabello, dell’amministratore delegato di Caronte & Tourist Vincenzo Franza, del responsabile della Struttura territoriale Calabria di Anas Silvio Giosuele Canalella, del presidente di Sicindustria Messina Giuseppe Lupò, dell’economista Giuseppe Mongiello, del presidente della Rete Civica per le Infrastrutture Fernando Rizzo, di Franco Cavallaro per l’Ordine degli Ingegneri della provincia di Messina, del presidente del Consorzio di tutela del Pomodoro di Pachino Sebastiano Fortunato e del presidente di Donnalucata Paolo Ficili.

Per Zahi Hawass il soggiorno a Taormina proseguirà con un altro importante appuntamento: sabato sera, al Teatro Antico, riceverà il Nations Award durante il Gala conclusivo della manifestazione, suggellando una presenza che ha unito archeologia, cultura e riflessioni sul futuro delle grandi infrastrutture italiane.