Messina apre alla rottamazione quinquies: la sfida di recuperare 186 milioni senza schiacciare i contribuenti

Primo via libera della commissione Bilancio alla definizione agevolata dei debiti comunali accumulati tra il 2000 e il 2023. Imu, Tari, multe e altri crediti potranno essere pagati senza sanzioni e interessi, anche in 54 rate

MESSINA – Ci sono numeri che, letti in un documento contabile, rischiano di apparire lontani dalla vita quotidiana. Poi ci sono numeri che raccontano storie: famiglie rimaste indietro con la Tari, proprietari che non hanno versato l’Imu, automobilisti con vecchie contravvenzioni, imprese che negli anni hanno accumulato interessi e sanzioni fino a rendere il debito quasi impossibile da affrontare. Dentro i circa 186 milioni di euro affidati dal Comune di Messina alla riscossione in oltre vent’anni c’è anche questa parte della città.

La rottamazione quinquies prova a riaprire quelle posizioni e a offrire una via d’uscita. Non cancella il debito originario, ma alleggerisce il peso maturato nel tempo, eliminando sanzioni e interessi e consentendo di dilazionare il pagamento. Per Palazzo Zanca è l’occasione di recuperare almeno una parte di entrate che rischierebbero altrimenti di rimanere soltanto sulla carta; per cittadini e imprese è la possibilità di regolarizzare la propria posizione senza dover sostenere somme diventate, anno dopo anno, sempre più gravose.

Il primo passaggio politico è arrivato dalla seconda commissione consiliare, presieduta da Mirko Cantello. La delibera di adesione è stata approvata con 19 voti favorevoli e quattro astensioni. Ora toccherà al Consiglio comunale, chiamato a pronunciarsi entro il 31 luglio, termine che non concede spazio a rinvii.

Una corsa contro il tempo accompagnata da un confronto lungo e tecnico, durato oltre due ore. Perché dietro una misura apparentemente semplice – pagare il dovuto senza sanzioni e interessi – si muove un intreccio molto più complesso di crediti difficili da riscuotere, equilibri di bilancio, somme considerate inesigibili e interrogativi sulla reale consistenza del patrimonio finanziario del Comune.

Una delibera con il calendario già segnato

Quella sulla rottamazione quinquies è stata la prima delibera approvata dalla nuova commissione. Gli adempimenti propedeutici erano stati completati alla fine di maggio dal commissario Piero Mattei, preparando il terreno per il passaggio politico.

L’adesione dovrà essere autorizzata definitivamente dal Consiglio comunale entro la fine di luglio. Il via libera appare probabile, ma il dibattito in commissione ha anticipato una discussione d’Aula che potrebbe essere accompagnata da emendamenti, richieste di chiarimento e nuove tensioni tra maggioranza e opposizioni.

Il provvedimento ha ottenuto 19 sì sui 23 consiglieri presenti. Si sono astenuti Marcello Scurria e Contestabile, del gruppo Scurria sindaco, e le consigliere del Partito democratico Felicia Perrone e Antonella Russo. Non un voto contrario alla misura in sé, dunque, ma un segnale politico legato soprattutto alle modalità con cui il provvedimento è stato illustrato e discusso.

Le opposizioni hanno infatti contestato l’assenza del sindaco Federico Basile, che detiene la delega al Bilancio, e del collegio dei revisori dei conti. In commissione erano invece presenti la vicesindaca e assessora ai Tributi Laura Castelli e il ragioniere generale Emiliano Conforto.

Ventitré anni di debiti affidati alla riscossione

La definizione agevolata si applica ai debiti tributari e patrimoniali contenuti nei carichi affidati dal Comune all’Agenzia delle entrate-Riscossione dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Restano escluse le somme derivanti da condanne pronunciate dalla Corte dei conti.

Il periodo interessato è vastissimo: ventitré anni nei quali si sono stratificate posizioni diverse per origine, importo e possibilità concreta di recupero. Nel perimetro rientrano gli arretrati relativi all’Imu, alla Tari, alle contravvenzioni stradali e agli altri tributi o crediti comunali.

A rendere possibile l’operazione è stato un emendamento approvato a Roma a metà maggio, che ha esteso la rottamazione quinquies anche agli enti locali. Un passaggio atteso da molti sindaci, che da tempo chiedevano strumenti capaci di favorire la riscossione senza lasciare i Comuni davanti a montagne di crediti ormai difficili da incassare.

“Questa misura ha due prospettive”, ha spiegato Laura Castelli. La prima è economica e riguarda l’emersione delle somme ancora recuperabili. La seconda è più ampia e nasce dalle richieste avanzate dagli amministratori locali al Governo nazionale per superare i vincoli precedenti. “Prima la norma non consentiva di farlo”, ha ricordato la vicesindaca.

Il peso di Imu, Tari e contravvenzioni

L’ammontare complessivo dei carichi interessati si colloca nell’ordine dei 186 milioni di euro. La parte più consistente deriva da Imu e Tari, per circa 116 milioni. Seguono le multe stradali, che valgono altri 68 milioni, mentre circa 2,7 milioni sono riconducibili ad altre entrate comunali.

È una cifra che impressiona, ma che deve essere letta con attenzione. Non significa che Palazzo Zanca consideri tutti quei milioni immediatamente disponibili o realmente recuperabili. All’interno del totale si trovano debiti molto diversi tra loro: posizioni ancora esigibili, somme gravate da sanzioni e interessi, crediti ritenuti difficili da incassare e partite che il Comune ha già escluso dai propri residui attivi.

Proprio su questo punto si è concentrato Marcello Scurria. L’ex candidato sindaco ha chiesto se nel monte complessivo siano contenuti debiti prescritti, perché l’agente contabile continui a mantenere una cifra tanto elevata e quando sia stato effettuato l’ultimo discarico.

“Siamo sicuri che nel monte indicato non ci siano anche debiti prescritti?”, ha domandato Scurria, chiedendo inoltre perché l’agente contabile continui a mantenere una cifra tanto elevata. La replica di Castelli ha cercato di separare due piani spesso sovrapposti nel dibattito pubblico: quello dei carichi ancora registrati presso l’Agenzia delle entrate-Riscossione e quello delle somme effettivamente mantenute nel bilancio del Comune.

“Su cancellazione dei residui e discarichi intervengono le leggi nazionali. I 185 milioni sono carichi dello Stato, non del Comune”, ha precisato la vicesindaca. Il totale indicato riguarda, dunque, i carichi affidati alla riscossione statale e non coincide automaticamente con i crediti che Palazzo Zanca considera ancora concretamente incassabili.

I 186 milioni non sono tutti nel bilancio comunale

Il cuore tecnico della questione è proprio qui. Un credito affidato alla riscossione può continuare a comparire negli archivi dell’agente nazionale, ma il Comune può avere già scelto di non considerarlo più una reale entrata futura.

Palazzo Zanca non ha infatti iscritto l’intero ammontare tra i residui attivi, cioè tra le entrate accertate ma non ancora riscosse. Nei conti comunali la somma collegata a queste posizioni è poco superiore a 39 milioni di euro ed è accompagnata dal Fondo crediti di dubbia esigibilità.

Il fondo rappresenta una forma di protezione contabile: serve a evitare che il Comune costruisca la propria capacità di spesa su entrate che, pur essendo formalmente dovute, potrebbero non arrivare mai. Quanto più un credito appare difficile da riscuotere, tanto maggiore deve essere la prudenza con cui viene trattato nel bilancio. La parte restante del monte complessivo è stata esclusa perché composta, in larga misura, da sanzioni, interessi o crediti che nel corso degli anni sono stati considerati inesigibili. Una scelta adottata “in ossequio ai principi di veridicità e attendibilità” dei conti pubblici.

Tradotto in termini più semplici: il Comune non ha fatto affidamento su tutti i 186 milioni per sostenere il proprio bilancio. Ha preferito mantenere nei documenti contabili una quota più contenuta e realistica, evitando di rappresentare come certe entrate che presentano possibilità di riscossione molto basse.

Cosa cambia per chi ha un debito con il Comune

La rottamazione quinquies interviene sull’intero pacchetto dei carichi ammessi alla definizione agevolata. Il cittadino dovrà pagare il debito residuo, ma non le sanzioni e gli interessi accumulati nel tempo. È proprio questa la leva che può rendere nuovamente sostenibili posizioni rimaste aperte per anni. In molti casi, infatti, la distanza tra la somma originariamente dovuta e quella richiesta oggi dipende proprio dagli oneri maturati con il trascorrere del tempo.

Una volta che il Comune avrà completato l’adesione, i contribuenti interessati potranno presentare domanda direttamente all’Agenzia delle entrate-Riscossione. La finestra temporale prevista andrà dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026. Sarà possibile pagare tutto in un’unica soluzione oppure scegliere una rateizzazione fino a un massimo di 54 rate bimestrali, con un tasso di interesse del 3 per cento. Il piano potrà quindi estendersi per diversi anni, offrendo una dilazione particolarmente lunga a chi non è nelle condizioni di saldare immediatamente il debito.

“Dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026 sarà possibile chiedere queste agevolazioni. Si potrà rateizzare in 54 rate oppure pagare tutto in una volta. Ma ricordiamoci che prima questo non era possibile”, ha sottolineato Castelli. La presentazione dell’istanza avrà anche un’altra conseguenza rilevante: interromperà le eventuali procedure esecutive legate ai carichi inseriti nella richiesta, nei limiti e secondo le modalità previste dalla normativa.

Il difficile equilibrio tra riscossione e sostenibilità

L’operazione tenta di trovare un punto di equilibrio tra due esigenze che spesso entrano in conflitto. Da una parte c’è il dovere del Comune di riscuotere tributi e sanzioni, perché ogni somma non incassata finisce per pesare sulla qualità dei servizi e sull’equità nei confronti di chi paga regolarmente. Dall’altra ci sono debitori che, dopo molti anni, possono trovarsi davanti a importi fortemente aumentati e non più sostenibili.

La rottamazione non è quindi soltanto una misura contabile. È anche un tentativo di ricostruire un rapporto tra l’Amministrazione e quei cittadini che, per ragioni economiche o personali, sono rimasti intrappolati in una posizione debitoria.

Il rischio, come avviene per tutte le definizioni agevolate, è che chi ha sempre rispettato le scadenze possa percepire il provvedimento come una concessione a chi non ha pagato. La scommessa dell’ente è dimostrare che recuperare almeno il capitale dovuto sia più utile alla collettività che lasciare immobilizzati, per altri anni, crediti destinati con ogni probabilità a non essere riscossi.

I sette vantaggi indicati dal ragioniere generale

Nella relazione tecnica, il ragioniere generale Emiliano Conforto ha individuato sette possibili benefici dell’adesione. Il primo è l’incremento della riscossione effettiva delle entrate: meglio recuperare una parte concreta del credito che continuare a inseguire somme molto più elevate ma difficilmente incassabili.

La misura potrebbe inoltre ridurre i residui attivi di difficile esazione, migliorare la liquidità e la capacità finanziaria del Comune e diminuire il contenzioso tributario. A questi aspetti si aggiungono la possibilità di favorire la regolarizzazione spontanea delle posizioni debitorie, il sostegno a famiglie e imprese in una fase economica ancora segnata da fragilità e il rafforzamento del rapporto di collaborazione tra Amministrazione e cittadini.

Conforto ha riassunto così gli effetti attesi: “Incrementare la riscossione effettiva delle entrate, ridurre i residui attivi di difficile esazione, migliorare la liquidità e la capacità finanziaria del Comune, diminuire il contenzioso tributario, favorire la regolarizzazione spontanea delle posizioni debitorie, sostenere famiglie e imprese in una fase economica ancora caratterizzata da elementi di fragilità e rafforzare il rapporto collaborativo tra Amministrazione e cittadini”.

Si tratta di obiettivi ambiziosi, che dipenderanno però dall’effettiva partecipazione dei contribuenti. Una rottamazione approvata ma poco conosciuta rischierebbe di produrre risultati limitati. Per questo, durante la seduta, la comunicazione è diventata uno dei punti centrali del confronto.

La vera partita sarà spiegare la misura ai cittadini

Imu, Tari, multe, sanzioni, interessi, carichi affidati alla riscossione, crediti inesigibili: il linguaggio della finanza locale non è immediato. Eppure, dalla capacità di tradurre queste formule in indicazioni semplici dipenderà una parte importante dell’esito dell’operazione.

Diversi consiglieri hanno chiesto una campagna informativa chiara, capace di spiegare quali debiti potranno essere rottamati, quali somme resteranno da versare, chi potrà presentare domanda, quali documenti saranno necessari e quali scadenze non dovranno essere superate. La finestra tra il 16 ottobre e il 15 dicembre durerà appena due mesi. Senza un’informazione capillare, il rischio è che molti cittadini scoprano troppo tardi di poter accedere alla misura oppure rinuncino davanti alla complessità delle procedure.

La comunicazione diventa quindi parte sostanziale del provvedimento. Non basterà pubblicare un avviso istituzionale: serviranno istruzioni comprensibili, sportelli in grado di orientare l’utenza e una distinzione netta tra i tributi direttamente interessati e le posizioni che, invece, resteranno escluse.

Le assenze contestate e il voto con quattro astensioni

Il consenso sul principio della rottamazione non ha cancellato le divergenze politiche. Antonella Russo, del Partito democratico, ha sostenuto che in commissione avrebbe dovuto essere presente il sindaco Basile, in quanto titolare della delega al Bilancio.

“In Aula avrebbe dovuto esserci il sindaco, che ha la delega al Bilancio”, ha osservato la consigliera, motivando così il proprio distinguo al momento del voto.

Anche l’assenza del collegio dei revisori dei conti è stata segnalata dalle opposizioni, che hanno chiesto un approfondimento sulla consistenza dei crediti, sulle conseguenze per il bilancio e sulle procedure applicate negli anni per eliminare le somme non più esigibili.

Le quattro astensioni finali hanno rappresentato dunque un distinguo sul percorso seguito e sulla quantità di informazioni messe a disposizione, più che una bocciatura della definizione agevolata. Il prossimo passaggio in Consiglio comunale offrirà un nuovo spazio per chiarimenti ed eventuali modifiche.

L’altro fronte: la protesta dei lavoratori di Palazzo Zanca

Prima che la discussione sulla rottamazione entrasse nel vivo, la commissione aveva già vissuto un confronto particolarmente acceso. Al centro, questa volta, le criticità denunciate dai dipendenti comunali, riunitisi nei giorni scorsi in assemblea a Palazzo Zanca.

Marcello Scurria aveva chiesto di inserire la questione nell’ordine del giorno della commissione. Il presidente Mirko Cantello ha spiegato di avere respinto la richiesta sulla base di una “valutazione personale”, sostenendo successivamente di non ritenere presenti i presupposti per una convocazione dedicata.

Il diniego ha provocato la reazione di Scurria e del capogruppo Pippo Capurro, ma anche di Benedetto Vaccarino di Grande Sicilia, Libero Gioveni di Fratelli d’Italia e Cosimo Oteri della Lega. Tutti hanno chiesto al presidente di motivare la scelta, sottolineando che le problematiche del personale rientrerebbero nelle competenze della commissione.

“Le rinnovo, per rispetto di se stesso e della commissione, l’invito a esplicitare le ragioni del no”, ha affermato Scurria. “Abbiamo competenza nella specifica materia. Non vedo ragioni, a meno che non ci siano pregiudizi. Questa sua decisione è arbitraria e costituisce un abuso senza precedenti. Così il nostro ruolo di consiglieri viene svilito da atteggiamenti poco consoni e che nulla hanno a che fare con la democrazia”.

Cantello ha replicato: “Non ritengo ci siano i presupposti per convocare la commissione”.

A difendere il presidente sono intervenuti alcuni esponenti della maggioranza, tra cui Nicoletta D’Angelo, Valentina Capone, Alessandro La Cava e Nello Pergolizzi.

La commissione vota e la maggioranza boccia la richiesta

Cantello ha proposto di sottoporre la questione al voto dell’organismo consiliare. “La commissione è sovrana, mettiamola ai voti”, ha dichiarato.

Scurria ha replicato che, secondo il regolamento, la richiesta di votazione avrebbe dovuto essere avanzata formalmente dal consigliere che aveva presentato la proposta di inserimento all’ordine del giorno.

La richiesta è stata quindi formulata ufficialmente e sottoposta al voto. Il risultato ha confermato la distanza tra i due schieramenti: 13 consiglieri, tutti appartenenti alla maggioranza, si sono espressi contro; 11 hanno votato a favore. La proposta è stata respinta e la vertenza dei dipendenti comunali non entrerà nel prossimo ordine del giorno secondo le modalità richieste dalle opposizioni.

È stato un passaggio politicamente significativo. Mentre sulla rottamazione quinquies la commissione ha trovato una convergenza molto ampia, pur con quattro astensioni, sul personale è riemersa una divisione netta tra maggioranza e opposizione.

Ora la decisione finale passa al Consiglio

La delibera approvata in commissione rappresenta soltanto il primo atto di un percorso che dovrà concludersi rapidamente. Entro il 31 luglio il Consiglio comunale dovrà formalizzare l’adesione, consentendo a Messina di partecipare alla definizione agevolata.

Dopo il voto dell’Aula comincerà una seconda fase, forse meno visibile ma decisiva: organizzare l’informazione, chiarire le modalità operative e permettere ai cittadini di arrivare preparati all’apertura delle domande, prevista per il 16 ottobre.

La riuscita dell’operazione non si misurerà soltanto sulla cifra complessivamente recuperata. Conteranno il numero di famiglie e imprese che riusciranno a regolarizzare la propria posizione, la riduzione del contenzioso e la capacità del Comune di trasformare un archivio di vecchi debiti in entrate reali.

Dentro quei 186 milioni non c’è un tesoro immediatamente disponibile. C’è, piuttosto, una lunga storia di tributi non riscossi, difficoltà economiche, sanzioni cresciute nel tempo e tentativi di recupero spesso rimasti senza esito. La rottamazione quinquies prova ad aprire un varco in quella storia. Il voto del Consiglio dirà se Messina potrà percorrerlo.