Fondazione Taormina Arte Sicilia
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cronaca

VIDEO Pistunina, la speranza spezzata: Carmelo Leone estratto senza vita, cinque dispersi tra fuoco e macerie

Dopo una notte di scavi, il ritrovamento del settantenne negli appartamenti dell’ultimo piano. Le ricerche proseguono in condizioni estreme tra solai instabili, fumi e un incendio covante. Le unità cinofile hanno segnalato un’area precisa. Basile: "Messina è una città ferita"

MESSINA – La speranza ha resistito per un’intera notte, accompagnando ogni movimento dei soccorritori tra le macerie della palazzina crollata a Pistunina. Poi, questa mattina, è arrivata la notizia che familiari e operatori temevano: Carmelo Leone, imprenditore messinese di 70 anni, è stato trovato senza vita sotto i resti dell’edificio appartenente alla sua famiglia.

Il corpo era rimasto incastrato sotto il solaio di copertura, in corrispondenza degli appartamenti dell’ultimo piano. Per raggiungerlo, i vigili del fuoco hanno dovuto tagliare parti della struttura e aprirsi un varco in uno scenario reso ancora più insidioso dal calore, dal fumo e dalla presenza di un incendio che continua a svilupparsi sotto i detriti. Secondo le prime informazioni, l’uomo sarebbe morto presumibilmente a causa di una sindrome da schiacciamento. La salma è stata trasferita all’obitorio del Policlinico di Messina.

Con il ritrovamento di Carmelo Leone, il bilancio del crollo registra una prima vittima accertata, mentre sono cinque le persone che risultano ancora disperse. Le squadre continuano a scavare senza sosta, sostenute dalla speranza che sotto quella montagna di calcestruzzo, ferro e materiali commerciali possano essersi conservate delle sacche d’aria.

“È stata una notte lunga per noi e per tutta la città. Ringrazio tutti quelli che stanno dando una mano dal pomeriggio del crollo”, ha dichiarato il sindaco di Messina, Federico Basile, dopo avere ricevuto la conferma del ritrovamento. Il primo cittadino è tornato sul luogo della tragedia, dove ha incontrato i familiari delle persone ancora sotto le macerie. Attorno all’area del disastro è calato un silenzio carico di tensione. Da una parte il rumore dei mezzi e delle attrezzature utilizzate dai soccorritori, dall’altra l’attesa di chi spera in una telefonata o in un segnale capace di cambiare il corso di queste ore drammatiche.

Chi sono le cinque persone ancora disperse

Sotto le macerie potrebbero trovarsi altri componenti della famiglia Leone. Risultano disperse Sara e Rosa Leone, sorelle di Carmelo, Santino Magazzù, marito di Rosa, e Lhairu Warnakulasuriya, collaboratore domestico dello Sri Lanka che si trovava con loro. La quinta persona che manca all’appello è Alessandra Frazzica, messinese, dipendente dell’emporio gestito da cittadini cinesi all’interno della palazzina. La donna si sarebbe trovata nei locali dell’attività commerciale al momento del cedimento.

Secondo le planimetrie dell’immobile e le testimonianze raccolte dai vigili del fuoco, quattro dei dispersi potrebbero trovarsi nella stessa zona in cui è stato rinvenuto Carmelo Leone, in corrispondenza degli appartamenti occupati dalla famiglia all’ultimo piano. Alessandra Frazzica sarebbe invece rimasta intrappolata a un livello inferiore, nell’area dell’emporio.

La ricostruzione delle posizioni è però estremamente complessa. Il collasso dei solai ha sovrapposto i diversi livelli dell’edificio, trascinando verso il basso pareti, arredi, scaffalature e materiali. Gli ambienti che esistevano prima del crollo sono stati cancellati o deformati e, per i soccorritori, anche pochi metri possono richiedere ore di lavoro.

Il segnale dei cani e le ricerche concentrate in un’area

Un elemento importante è arrivato dalle unità cinofile. I cani, entrati nell’area già nelle prime fasi dell’emergenza, avrebbero segnalato un punto preciso sotto le macerie. È la stessa zona sulla quale i vigili del fuoco stanno concentrando parte delle ricerche. “Abbiamo ricevuto delle indicazioni dai cani sin dal primo momento”, ha spiegato il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Messina, Michele Burgio. “Uno di loro ha segnalato un luogo che coincide con l’area che stiamo approfondendo”.

Non si tratta ancora della certezza che in quel punto si trovino persone vive, ma l’indicazione viene considerata rilevante. L’attività delle unità cinofile è tuttavia ostacolata dal fumo che attraversa i vuoti tra i detriti e rende più difficile distinguere gli odori. La corsa contro il tempo prosegue con estrema cautela. Ogni lastra deve essere valutata prima di essere rimossa, perché un movimento non controllato potrebbe determinare nuovi cedimenti, compromettere eventuali spazi vitali o mettere in pericolo gli stessi soccorritori.

Sessanta vigili del fuoco in uno scenario ad alto rischio

Sono circa sessanta gli uomini impegnati nelle operazioni. Le squadre sono state suddivise tra ricerca dei dispersi, spegnimento dell’incendio, controllo dei fumi e verifica della stabilità delle parti dell’edificio rimaste in piedi. Una squadra specializzata nella penetrazione tra le macerie sta lavorando al taglio dei solai, utilizzando attrezzature che consentono di aprire varchi riducendo, per quanto possibile, le vibrazioni. Il comandante Burgio ha definito quello di Pistunina un intervento particolarmente complesso, nel quale ogni avanzamento deve essere preceduto da una valutazione strutturale.

“Stiamo lavorando in un ambiente pericolante – ha sottolineato – e dobbiamo agire con la massima cautela. L’incendio continua a rallentare le operazioni, ma rimane la speranza di trovare ancora qualcuno in vita”. Le ricerche vanno avanti ormai da quasi ventiquattro ore e potrebbero essere necessarie almeno altre ventiquattro ore per raggiungere le zone nelle quali si presume possano trovarsi i dispersi. I tempi dipenderanno dall’evoluzione dell’incendio, dalla tenuta dei solai e dalle indicazioni che emergeranno durante lo scavo.

L’incendio che cammina sotto le macerie

A rendere ancora più difficile l’intervento è un incendio covante che interessa una parte estesa dell’area crollata. Sotto i detriti sono rimasti i materiali contenuti nell’emporio e le batterie dell’impianto fotovoltaico. Elementi che continuano a produrre calore e fumo, alimentando una combustione nascosta. Il fuoco non è sempre visibile dalla superficie. Si muove all’interno dei vuoti lasciati dal crollo, consumando lentamente i materiali in condizioni di scarsa ossigenazione. Quando i vigili del fuoco rimuovono una parte delle macerie, l’ingresso improvviso di aria può alimentare la combustione e generare violente fiammate. “L’intera superficie dell’area crollata – ha spiegato Burgio – conserva al suo interno i materiali dell’emporio che si trovava nel livello intermedio. L’incendio si è diffuso e continua a camminare sotto le macerie”.

I fumi sono copiosi proprio perché il rogo si sviluppa in un ambiente confinato e con poco ossigeno. Le squadre devono quindi controllarne costantemente la direzione e l’intensità, evitando che invadano i varchi attraverso i quali operano gli uomini impegnati nella ricerca. “Una parte del personale è dedicata allo spegnimento e al controllo della sicurezza, mentre le altre squadre proseguono le ricerche”, ha precisato il comandante.

Il racconto del ventiseienne sopravvissuto

Nuovi elementi sulla distribuzione delle persone all’interno dell’edificio sono arrivati da uno dei tre feriti trasferiti al Policlinico. Si tratta di un giovane di 26 anni, ancora ricoverato, che è riuscito a mettersi in salvo dopo il cedimento. In un primo momento si pensava che il ragazzo si trovasse al piano terra, dove erano in corso lavori per la futura apertura di un supermercato. È stato invece lui stesso a chiarire ai sanitari che, al momento del crollo, era entrato nel deposito dell’emporio situato nella parte seminterrata per prendere del materiale. Il giovane ha anche riferito che poco prima si trovava insieme ad Alessandra Frazzica. La sua testimonianza potrebbe aiutare i soccorritori a ricostruire gli ultimi spostamenti della dipendente e a delimitare ulteriormente la zona delle ricerche. Le condizioni dei tre feriti vengono seguite al Policlinico, dove è stata trasferita anche la salma di Carmelo Leone. Il sistema sanitario rimane pronto a intervenire nel caso in cui altre persone vengano estratte dalle macerie.

Il presidio sanitario resta in massima allerta

Nell’area del crollo rimangono operativi il Posto medico avanzato e il direttore dei soccorsi sanitari, la dottoressa Vittoria Saraceno. Medici e operatori sono pronti a prestare assistenza immediata agli eventuali superstiti già nel momento dell’estrazione. Un soccorso rapido sarebbe determinante, considerando il lungo tempo trascorso sotto i detriti e i possibili effetti provocati da schiacciamento, disidratazione, inalazione di fumo e permanenza in ambienti con poco ossigeno. L’intero dispositivo di emergenza resta quindi in stato di massima allerta. Nell’area operano, insieme ai vigili del fuoco, il personale del 118, le forze dell’ordine e la Protezione civile.

Una palazzina conosciuta da tutta la città

L’edificio crollato era una costruzione della fine degli anni Ottanta, di proprietà della famiglia Leone, molto conosciuta a Messina per avere gestito a lungo una catena di negozi di elettrodomestici. La palazzina ospitava attività commerciali nei livelli inferiori e diversi appartamenti all’ultimo piano, occupati dalla famiglia. Al piano terra erano in corso lavori destinati alla futura apertura di un supermercato, mentre altri spazi erano utilizzati dall’emporio cinese.

Il cedimento ha fatto collassare i diversi livelli uno sull’altro. Una parte della struttura è venuta giù in pochi istanti, trasformando appartamenti e locali commerciali in una massa compatta di detriti. È proprio questa sovrapposizione a rendere difficile stabilire con precisione dove possano trovarsi le persone ancora disperse. Gli investigatori stanno raccogliendo planimetrie, testimonianze e documentazione tecnica. Sarà necessario ricostruire non soltanto l’origine del cedimento, ma anche la sequenza con cui le diverse parti dell’edificio sono collassate.

Le cause restano da accertare

Sulle cause della tragedia non esiste ancora una spiegazione definitiva. La Procura di Messina ha avviato gli accertamenti e l’area è sottoposta alle verifiche necessarie. In questa fase, tuttavia, l’assoluta priorità rimane la ricerca dei dispersi. I vigili del fuoco stanno effettuando le prime valutazioni man mano che lo scavo rende accessibili nuove porzioni dell’edificio. Solo dopo la conclusione delle operazioni di soccorso sarà possibile svolgere esami più approfonditi sui pilastri, sui solai e sulle parti strutturali rimaste.

“Stiamo facendo delle valutazioni via via che riusciamo a conoscere meglio i luoghi”, ha chiarito Burgio. “È ancora prematuro individuare una causa precisa. Le indagini sono in corso”. Anche il sindaco Basile ha invitato a non anticipare conclusioni. “La Procura è al lavoro e sta cercando di capire cosa sia successo. Da una prima valutazione non sembrerebbero esserci elementi riconducibili a una deflagrazione, ma è prematuro stabilire le cause del crollo”.

Basile: “Messina è una città ferita”

Il sindaco segue da vicino l’evoluzione delle operazioni, tornando più volte a Pistunina e incontrando le famiglie dei dispersi. “Messina è una città ferita e si sta stringendo attorno a queste persone”, ha dichiarato. “Il lavoro dei vigili del fuoco e degli operatori è puntuale. Speriamo nei miracoli. Ho parlato con le famiglie dei dispersi e siamo tutti in un clima di attesa”. Parole che raccontano il sentimento di una comunità sospesa tra dolore e speranza. Il ritrovamento di Carmelo Leone ha reso ancora più drammatica l’attesa, ma le squadre continuano a lavorare nella convinzione che ogni minuto possa essere decisivo.

Le ruspe del risanamento a disposizione dei soccorritori

A supporto delle operazioni sono stati messi a disposizione anche i mezzi impiegati nei cantieri per la demolizione delle ex baraccopoli di Messina. L’invio è stato disposto dal presidente della Regione Siciliana e commissario straordinario per il risanamento, Renato Schifani. Sul luogo del crollo è arrivato un escavatore dotato di pinza selezionatrice e benna. Il mezzo consente di afferrare e spostare parti delle macerie in maniera più controllata rispetto a una ruspa tradizionale. Il suo utilizzo dovrà comunque essere autorizzato e coordinato dai responsabili delle operazioni di soccorso, per evitare di compromettere gli spazi nei quali potrebbero trovarsi i dispersi.

La struttura per il risanamento, diretta dal subcommissario Santi Trovato, sta seguendo l’evolversi della situazione. Su disposizione di Schifani è stato effettuato un sopralluogo per valutare la possibilità di impiegare ulteriori mezzi e garantire altro supporto alle squadre. A Pistunina, intanto, si continua a scavare. Il fumo sale ancora dalla massa di detriti, i soccorritori avanzano lentamente e i familiari attendono. Dopo il ritrovamento di Carmelo Leone, restano cinque vite da cercare e una città intera continua a sperare insieme a chi lavora, metro dopo metro, nel cuore delle macerie.