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INTERVISTA Furci, la Chiesa dell’India incontra quella messinese: il messaggio di monsignor Kannookadan. L’incontro con Papa Leone

Solenne celebrazione eucaristica per l'Ottobre missionario nella chiesa di Santa Maria del Rosario. Il vescovo dell'Eparchia di Irinjalakuda richiama il valore della fraternità, della dignità umana e della missione universale. Cinque sacerdoti indiani operano nell'Arcidiocesi di Messina

FURCI SICULO – Due continenti, tradizioni liturgiche differenti e una fede condivisa che supera le distanze geografiche e culturali. La comunità di Furci Siculo ha vissuto un significativo momento di incontro tra la Chiesa siciliana e quella indiana in occasione dell’Ottobre missionario. Sabato 24 ottobre, nella chiesa di Santa Maria del Rosario, una solenne celebrazione eucaristica è stata presieduta da monsignor Pauly Kannookadan, vescovo dell’Eparchia di Irinjalakuda, nello Stato del Kerala, in India. L’iniziativa, promossa dalla comunità parrocchiale guidata dal parroco don Massimo Briguglio e dal vicario parrocchiale don Dibin Aynikkal Johnson, ha riunito fedeli e sacerdoti attorno a un messaggio di fraternità e condivisione. La presenza del presule indiano ha assunto un significato particolare per il territorio della riviera ionica messinese, dove diversi sacerdoti provenienti dal Kerala svolgono il proprio ministero pastorale, contribuendo alla vita religiosa delle comunità locali.

La celebrazione, iniziata alle 19, ha rappresentato anche un’occasione per approfondire le radici della Chiesa siro-malabarese, una delle Chiese cattoliche orientali in piena comunione con il Papa. Durante l’omelia monsignor Kannookadan ha rivolto un saluto affettuoso ai fedeli della parrocchia di Santa Maria del Rosario di Furci Siculo e a quelli della parrocchia di Santa Maria di Lourdes di Grotte, ringraziando i sacerdoti concelebranti e quanti quotidianamente testimoniano la fede nelle rispettive comunità. Un incontro nel quale la dimensione locale della vita parrocchiale si è intrecciata con quella universale della Chiesa cattolica.

Dal Kerala alla Sicilia, una missione che unisce due tradizioni

La storia della Chiesa siro-malabarese affonda le proprie radici nella tradizione cristiana legata all’apostolo Tommaso, al quale viene attribuita la prima evangelizzazione dell’India nel I secolo dopo Cristo. Secondo la tradizione, San Tommaso giunse nel subcontinente indiano nel 52 d.C., dando origine a una comunità cristiana che ha conservato nei secoli una propria identità liturgica e spirituale. È proprio questa eredità che monsignor Kannookadan ha richiamato durante la celebrazione, sottolineando come l’incontro con la Chiesa latina non rappresenti soltanto un’esperienza di collaborazione pastorale, ma anche un’opportunità di arricchimento reciproco.

Nell’intervista rilasciata a margine della celebrazione, il vescovo ha spiegato che cinque sacerdoti della sua Eparchia sono stati inviati nell’Arcidiocesi di Messina per svolgere un’esperienza internazionale di formazione e servizio pastorale. Alcuni operano nella fascia ionica della provincia, in particolare a Furci Siculo, Casalvecchio Siculo e Fiumedinisi. La loro presenza consente di sostenere le attività delle parrocchie e contemporaneamente di approfondire la conoscenza di una realtà ecclesiale differente da quella di provenienza. Il percorso comprende anche gli studi e, secondo quanto precisato dal presule, si concluderà con il ritorno dei sacerdoti in India, dove potranno mettere a disposizione delle comunità locali le competenze e le esperienze maturate in Italia.

L’incontro con Papa Leone XIV e il richiamo alla dignità della persona

Tra i passaggi più significativi dell’intervista, monsignor Kannookadan ha raccontato anche il recente incontro con Papa Leone XIV, soffermandosi sul messaggio ricevuto dal Pontefice. Al centro del colloquio, secondo quanto riferito dal vescovo, il rispetto della dignità della famiglia, del matrimonio e di ogni essere umano. Un principio che il presule ha ricondotto alla concezione cristiana della persona come figlia di Dio.

“Dobbiamo vedere ogni persona come figlio o figlia di Dio”, ha spiegato Kannookadan, richiamando l’importanza di riconoscere la dignità umana senza distinzioni. Un messaggio che si collega direttamente al significato dell’Ottobre missionario e alla necessità di tradurre la fede in comportamenti concreti, soprattutto nei rapporti con le persone più fragili e con quanti vivono situazioni di difficoltà.

L’omelia: essere missionari significa amare il prossimo

Nella riflessione pronunciata durante la celebrazione, il vescovo ha dedicato particolare attenzione al significato contemporaneo della missione cristiana. Un compito che, ha sottolineato, non riguarda esclusivamente i sacerdoti, le religiose o quanti raggiungono Paesi lontani per annunciare il Vangelo, ma coinvolge ogni battezzato nella propria esperienza quotidiana. Il mese di ottobre, tradizionalmente dedicato alle missioni, diventa così un invito a riscoprire il valore della testimonianza cristiana nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle parrocchie e nelle relazioni sociali. Il presule ha ricordato che la missione si realizza attraverso gesti concreti di amore, perdono e solidarietà, prima ancora che attraverso le parole.

“Ecco il cuore della missione: amare Dio e amare il prossimo”, ha affermato durante l’omelia, individuando nel comandamento evangelico dell’amore il fondamento dell’impegno cristiano. Da qui il richiamo a non rimanere indifferenti davanti alla sofferenza degli altri e a interrogarsi sulla capacità delle comunità di rendere riconoscibile il messaggio del Vangelo attraverso il proprio modo di vivere. Una riflessione accompagnata dall’invito a costruire una Chiesa capace di accogliere, ascoltare e camminare insieme, superando differenze linguistiche e culturali. La presenza dei sacerdoti indiani in Sicilia rappresenta, in questa prospettiva, una testimonianza concreta della dimensione universale della fede cattolica.

Una Chiesa universale, ventiquattro tradizioni e una responsabilità condivisa

Rispondendo a una domanda sul significato della missione nel mondo contemporaneo, monsignor Kannookadan ha ricordato che la comunione cattolica comprende ventiquattro Chiese sui iuris: ventitré orientali e una latina. Realtà differenti per storia, tradizioni e liturgie, accomunate dalla responsabilità di annunciare il Vangelo. Il vescovo ha evidenziato come l’impegno missionario della Chiesa siro-malabarese si estenda oggi oltre i confini dell’India, raggiungendo anche l’Africa e altri continenti. Un cambiamento che racconta l’evoluzione della geografia del cattolicesimo: territori che in passato hanno ricevuto l’annuncio cristiano attraverso l’opera dei missionari europei contribuiscono oggi, a loro volta, alla vita pastorale delle comunità occidentali.

In questo scenario si inserisce l’esperienza dei sacerdoti indiani presenti nella provincia di Messina. Non soltanto un sostegno alle esigenze pastorali delle parrocchie, ma un’occasione di conoscenza reciproca tra comunità che condividono la stessa fede pur appartenendo a tradizioni differenti. La celebrazione di Furci Siculo ha restituito proprio questa dimensione dell’incontro. Da una parte una comunità siciliana che accoglie sacerdoti provenienti dall’altra parte del mondo, dall’altra una Chiesa orientale che attraverso i propri ministri partecipa alla vita religiosa del territorio. Un rapporto che trova nella collaborazione quotidiana e nella condivisione dell’esperienza pastorale il suo significato più profondo. Il messaggio conclusivo di monsignor Kannookadan ha riassunto il senso della giornata: “Costruire una Chiesa missionaria capace di amare, accogliere e camminare insieme, senza confini e senza distinzioni. Un invito rivolto non soltanto ai fedeli presenti nella chiesa di Santa Maria del Rosario, ma a tutte le comunità chiamate a trasformare la fede in gesti concreti di fraternità”.