Ascolte le interviste con i cittadini e la vice presidente della IV Municipalità, Debora Buda (la prima delle dichiarazioni)
MESSINA – La pista ciclabile di via Geraci non è più soltanto un intervento di segnaletica e cordoli. È diventata, nel giro di pochi giorni, il simbolo di una frattura che attraversa la città ogni volta che si parla di mobilità sostenibile. I lavori procedono, le corsie sono state tracciate, i parcheggi ridisegnati. E mentre l’amministrazione comunale rivendica la coerenza del progetto, il dibattito cresce, alimentato da critiche politiche, malumori quotidiani e una sensazione diffusa: quella di decisioni prese senza un reale confronto con chi vive e lavora lungo quella strada.
La notizia, ormai, è chiara: indietro non si torna. La pista ciclabile di via Geraci è parte integrante della variante approvata dalla Giunta, un tassello di un disegno più ampio che coinvolge anche la via Cesare Battisti e il collegamento con il viale San Martino. Ma se la direzione scelta dall’amministrazione è netta, il percorso resta accidentato.
Il metodo che fa discutere
A innescare la polemica non è stato soltanto il merito dell’intervento, ma il metodo. I consiglieri della IV Municipalità parlano apertamente di una decisione calata dall’alto, senza il preventivo e opportuno confronto con la Circoscrizione. Una critica che va oltre la singola pista ciclabile e investe il rapporto tra Palazzo Zanca e i territori.
“Non siamo stati ascoltati – è la denuncia che arriva dalla Municipalità – e il provvedimento rischia di tradursi in una restrizione ulteriore per i commercianti, già in difficoltà”. L’idea che su scelte di questo tipo sia necessario coinvolgere cittadini e operatori economici ritorna come un refrain, accompagnata dalla richiesta di correttivi e adattamenti, non di un blocco ideologico del progetto.
Intanto, però, il cantiere va avanti. Gli operai hanno completato la segnaletica orizzontale e posizionato i cordoli a protezione della corsia riservata alle biciclette, tracciata accanto al marciapiede. Gli stalli blu sono stati preservati, ma spostati verso il centro della carreggiata. Una soluzione che, sulla carta, mantiene la sosta, ma che nella pratica solleva interrogativi.
Vita quotidiana tra corsie, parcheggi e attraversamenti
È sul piano della quotidianità che emergono le voci più critiche. Residenti e commercianti raccontano una strada che appare improvvisamente diversa, meno intuitiva. “Via Geraci è diventata più insicura – osserva un abitante della zona – perché i parcheggi sono stati collocati molto vicino alle strisce pedonali e questo riduce la visibilità per chi attraversa”. Un dettaglio che, per chi vive la strada ogni giorno, non è affatto marginale.
C’è poi il tema delle attività economiche. “È stata ristretta una delle strade più larghe di Messina – spiega una commerciante – in una zona dove ci sono negozi, uffici e scuole. I mezzi che devono scaricare le merci fanno fatica a muoversi”. Non è una contrarietà ideologica alla mobilità sostenibile, sottolineano in molti, ma la richiesta di un progetto che tenga conto delle esigenze operative di un’area viva e complessa.
Le immagini della nuova segnaletica, finite rapidamente sui social, hanno fatto il resto. In particolare, alcuni tratti con linee tracciate in modo giudicato poco lineare hanno acceso ironie e critiche, trasformando pochi metri di asfalto in un caso cittadino.
Il sindaco: “Capitolo piste ciclabili… parliamone”
A intervenire direttamente nel dibattito è il sindaco Federico Basile, che difende senza esitazioni l’impianto del progetto e respinge le critiche definite “preconfezionate”. “Cosa succede in via Geraci? – spiega – Succede esattamente ciò che avviene in tutte le città che scelgono la mobilità moderna: la pista ciclabile viene inserita tra marciapiede e auto, preservando tutti i posti auto e garantendo comunque sicurezza e funzionalità”.
A sostegno della scelta, il primo cittadino richiama esempi concreti. “Le tre foto lo dimostrano: Milano, Bologna, Torino. Tre città diverse, tre soluzioni identiche alle nostre”. Per Basile, dunque, non si tratta di un intervento improvvisato o fuori contesto, ma dell’applicazione di un modello ormai diffuso nelle aree urbane centrali.
“E sia chiaro – aggiunge – i fatti hanno già dimostrato quanto valgono le polemiche preconfezionate. Lo abbiamo visto con il viale San Martino. Dopo mesi di proteste senza fondamento, oggi gli stessi che criticavano riconoscono la qualità del risultato. La storia si ripete: parleranno i fatti”.
Un messaggio netto, che punta a spostare il giudizio dal presente al futuro. “È il modello italiano più diffuso – conclude il sindaco – niente di ‘strano’, niente di ‘improvvisato’. È semplicemente la città che evolve”.
Politica, visione urbana e una frattura aperta
Il fronte politico, però, resta acceso. Fratelli d’Italia e Lega continuano ad attaccare il progetto, parlando di una scelta sconsiderata e chiedendo spiegazioni in aula ai tecnici e al vicesindaco con delega alla mobilità. Secondo le opposizioni, il rischio è quello di aumentare la pericolosità per pedoni, persone con disabilità e passanti, adattando modelli di mobilità “green” a una città complessa senza uno studio adeguato del contesto urbano.
A controbilanciare lo scontro politico interviene il mondo civico, che invita l’amministrazione a distinguere tra modelli replicabili e contesti specifici. Una pista ciclabile può essere una risorsa preziosa, ma solo se progettata e integrata in modo coerente con la realtà urbana, senza sottrarre spazio vitale a pedoni, trasporto pubblico e traffico privato. Da qui l’appello a un ascolto più attento dei cittadini.
La mobilità sostenibile, a Messina, continua così a dividere. Dopo i consensi quasi unanimi per il nuovo tratto pedonale del viale San Martino, la città torna a interrogarsi sulle piste ciclabili. La direzione sembra segnata, ma il caso di via Geraci dimostra che, senza condivisione e attenzione al dettaglio, anche le scelte pensate per migliorare la qualità urbana rischiano di trasformarsi in un terreno di scontro permanente.