TAORMINA – A oltre cinque mesi dalla notte di Capodanno al Palazzo dei Congressi, il dibattito politico ed amministrativo attorno all’evento organizzato il 31 dicembre 2025 continua ad alimentare interrogativi che, secondo l’opposizione e il Progetto Ricostruzione Taormina (Prt), attendono ancora risposte puntuali da parte dell’Amministrazione comunale. Al centro della vicenda vi è la concessione di uno degli immobili pubblici più rappresentativi della città per una manifestazione formalmente autorizzata come “Cena di Fine Anno” finalizzata alla raccolta fondi in favore della Football Club Taormina Asd, ma che, secondo quanto evidenziato dai consiglieri comunali Luca Manuli e Nunzio Corvaia del gruppo “Rinascimento Taormina”, avrebbe assunto caratteristiche differenti rispetto a quelle dichiarate negli atti autorizzativi.
La questione è tornata d’attualità dopo il sollecito formale trasmesso il 6 giugno scorso dai due consiglieri all’amministrazione comunale, con il quale viene contestata l’insufficienza della risposta fornita dal sindaco Cateno De Luca all’interrogazione presentata l’11 gennaio 2026. Secondo quanto ricostruito nella documentazione depositata, l’associazione sportiva aveva richiesto il 15 dicembre 2025 la concessione della sala polifunzionale del quarto piano del Palazzo dei Congressi per una cena privata destinata a sostenitori, amici e simpatizzanti della squadra, con una partecipazione massima prevista di 120 persone e finalità dichiarata di raccolta fondi. La Giunta comunale, con deliberazione del 15 dicembre 2025, aveva approvato l’atto di indirizzo per la concessione onerosa della struttura, mentre il successivo provvedimento amministrativo del 22 dicembre aveva fissato una tariffa agevolata di 3mila 228 euro per due giornate, subordinando l’utilizzo della sala a precise prescrizioni.
Tra queste figuravano il divieto di commercializzazione di alimenti e bevande, l’obbligo di gestione della sicurezza e il rispetto della capienza autorizzata. Inoltre, il decreto sindacale del 30 dicembre 2025 aveva rilasciato la licenza di pubblico spettacolo autorizzando esclusivamente intrattenimento musicale con musica dal vivo, escludendo espressamente il ballo e fissando il limite massimo di 150 partecipanti. È proprio sul rispetto di tali prescrizioni che si concentra l’iniziativa ispettiva dei consiglieri di opposizione. Nell’interrogazione vengono richiamati numerosi elementi che, secondo i firmatari, meritano approfondimenti amministrativi. In particolare si evidenzia come già dal 16 dicembre l’evento fosse stato promosso sui social network e attraverso piattaforme online come una vera e propria serata di Capodanno aperta al pubblico, con prezzi fissati in 150 euro per la cena, 30 euro per il dopocena e 400 euro per i tavoli privati. Nelle locandine pubblicitarie, inoltre, non comparivano riferimenti né all’associazione organizzatrice né alla raccolta fondi.
Ulteriori interrogativi riguardano lo svolgimento della manifestazione. Video e testimonianze diffusi successivamente avrebbero mostrato una sala trasformata in pista da ballo, la presenza di effetti pirotecnici e una partecipazione che, secondo alcune ricostruzioni, potrebbe avere superato la capienza autorizzata. Viene inoltre segnalata la presenza all’evento di amministratori comunali e la vendita di consumazioni al prezzo di dieci euro. Su questi aspetti Manuli e Corvaia hanno chiesto chiarimenti dettagliati all’amministrazione relativamente alle procedure adottate, ai criteri che hanno determinato l’urgenza della concessione, alla determinazione del canone, all’eventuale applicazione delle agevolazioni previste dal regolamento comunale e agli obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa sulla trasparenza amministrativa. Tra quesiti figurano anche le verifiche sulla destinazione d’uso della struttura, i controlli preventivi e durante lo svolgimento dell’evento, nonché le eventuali sanzioni applicate nel caso di accertate violazioni delle prescrizioni contenute nella concessione e nella licenza di pubblico spettacolo.
Alla richiesta di chiarimenti, il sindaco aveva risposto con una nota protocollata il 16 gennaio scorso, comunicando che, a seguito di istruttoria interna, i fatti erano stati segnalati alle autorità competenti e agli uffici comunali e che l’Amministrazione restava in attesa degli esiti degli accertamenti per poter fornire una risposta dettagliata. Una posizione ritenuta insufficiente dall’opposizione: “Un bene pubblico non può essere gestito in zone grigie. Se un’autorizzazione prevede prescrizioni, il Comune deve chiarire quali controlli siano stati effettuati e quali conseguenze siano state adottate in caso di violazioni”, afferma Luca Manuli, consigliere comunale di opposizione e presidente del Progetto Ricostruzione Taormina. Secondo il rappresentante di Prt, infatti, la richiesta avanzata dal Consiglio comunale riguarda in primo luogo documenti amministrativi già nella disponibilità dell’ente. “Dire che vi sono accertamenti in corso non è esaustivo. Qui chiediamo atti amministrativi e risposte documentali: delibere, concessioni, prescrizioni, canoni, eventuali verbali di controllo e contestazioni. Si tratta di documenti comunali che non dipendono dall’esito di verifiche esterne e sui quali il Consiglio ha diritto a ottenere risposte puntuali”.
Sulla stessa linea anche Marco Rao, segretario del movimento. “La trasparenza non si misura con i comunicati ma con gli atti. Quando si chiedono chiarimenti su canoni, agevolazioni, prescrizioni e controlli relativi a un bene comunale, il Consiglio non può rimanere in attesa per mesi. In questo modo si alimenta soltanto sfiducia nei confronti delle istituzioni”. Nel sollecito inviato il 6 giugno, Manuli e Corvaia richiamano inoltre l’articolo 43 del testo unico degli enti locali e l’articolo 11 del Regolamento comunale, che prevedono l’obbligo di risposta alle interrogazioni consiliari entro trenta giorni. I consiglieri sostengono che la nota trasmessa dal sindaco non risponda nel merito ai quesiti formulati e, pertanto, non possa considerarsi satisfattiva rispetto agli obblighi normativi previsti. Per questo motivo è stata richiesta una risposta scritta entro cinque giorni dal ricevimento del sollecito, preannunciando, in caso contrario, il ricorso al Prefetto di Messina e alle ulteriori sedi competenti per la tutela delle prerogative consiliari.






