SANITA'

Messina. Infarto 10 giorni dopo il parto: mamma salvata al Policlinico grazie a rete d’eccellenza e al trapianto di cuore

Una rarissima dissecazione coronarica, l'arresto cardiaco, la corsa contro il tempo e il trapianto all'Ismett. La storia di una donna di 38 anni dimostra il valore della collaborazione tra ospedali e della medicina d'urgenza siciliana

MESSINA – Ci sono storie che raccontano meglio di qualsiasi statistica quanto possa fare la differenza una sanità capace di lavorare come un’unica squadra. È il caso di una donna di 38 anni che, appena dieci giorni dopo aver dato alla luce il suo secondo figlio, ha visto la propria vita cambiare nel giro di pochi minuti. Oggi, dopo quasi due mesi di ricovero e un trapianto di cuore, è tornata a casa e ha potuto riabbracciare il suo bambino di appena due mesi, insieme al resto della sua famiglia.

Dietro quel ritorno alla normalità c’è una complessa catena di interventi che ha coinvolto il Policlinico universitario di Messina, l’ospedale Papardo e l’Ismett di Palermo, dimostrando come competenze, rapidità decisionale e collaborazione possano trasformare un caso disperato in una storia a lieto fine.

I primi sintomi e la diagnosi in emergenza

La vicenda prende avvio quando la giovane mamma si presenta al Pronto soccorso del Policlinico di Messina, diretto dal dottor Giovanni Di Maio. Da alcuni giorni avverte un dolore toracico intenso e persistenti difficoltà respiratorie. Sintomi che, dopo il parto, avrebbero potuto essere sottovalutati, ma che si rivelano invece il segnale di una gravissima emergenza cardiovascolare.

L’elettrocardiogramma non lascia dubbi: è in corso un infarto acuto e una parte del muscolo cardiaco è già andata incontro a necrosi. Scatta immediatamente la macchina dell’emergenza. I cardiologi interventisti coordinati dal professor Antonio Micari, insieme agli anestesisti del Servizio di Anestesia diretto dalla professoressa Anna Teresa Mazzeo, eseguono una coronarografia che individua la causa dell’infarto: una dissecazione coronarica spontanea (Scad) di tipo 4, la forma più grave di questa rara patologia.

Si tratta di una condizione nella quale la parete di un’arteria coronaria si lacera spontaneamente, provocando l’ostruzione del vaso e interrompendo il normale afflusso di sangue al cuore. Una malattia poco frequente ma che colpisce con maggiore incidenza donne giovani, soprattutto nel periodo legato alla gravidanza.

La lotta per tenere in vita il cuore

L’équipe di Emodinamica interviene con il posizionamento di quattro stent nel tentativo di ripristinare il flusso coronarico e stabilizzare la paziente. Ma la situazione precipita rapidamente. Durante la procedura la donna va incontro a un arresto cardiaco.

I medici avviano immediatamente tutte le manovre rianimatorie, eseguono la defibrillazione e inseriscono una pompa intracardiaca percutanea attraverso l’arteria femorale, un dispositivo capace di sostenere temporaneamente la funzione del cuore garantendo la circolazione del sangue verso gli organi vitali.

È una fase decisiva. Grazie al lavoro coordinato di cardiologi e anestesisti il cuore riprende a battere e gli organi continuano a essere adeguatamente perfusi, evitando danni irreversibili.

Una rete ospedaliera che funziona

Superata la fase più critica, la paziente viene trasferita dall’équipe della Rianimazione con Terapia Intensiva del Policlinico, diretta dal professor Alberto Noto, all’ospedale Papardo. Qui la Cardiochirurgia guidata dal professor Francesco Patanè la prende immediatamente in carico, avviando la circolazione extracorporea tramite Ecmo, il sistema di supporto cardiopolmonare utilizzato nei pazienti in condizioni estremamente critiche.

Le condizioni cliniche vengono stabilizzate abbastanza da consentire un ulteriore trasferimento, questa volta in elicottero, verso l’Ismett di Palermo. L’arrivo nel centro trapianti rappresenta il passaggio decisivo dell’intera vicenda. La paziente giunge senza danni neurologici e senza compromissioni renali o polmonari, elementi fondamentali per essere inserita in lista d’urgenza e poter ricevere il primo organo disponibile.

Pochi giorni dopo arriva il cuore compatibile. Il trapianto viene eseguito con successo dall’équipe dell’Ismett, completando un percorso assistenziale che ha coinvolto tre strutture sanitarie siciliane perfettamente integrate tra loro.

Quando il lavoro di squadra salva una vita

La storia mette in evidenza quanto sia determinante la gestione integrata delle emergenze più complesse. Nessun singolo reparto avrebbe potuto affrontare da solo un quadro clinico di tale gravità. È stata invece la continuità assistenziale tra pronto soccorso, emodinamica, anestesia, terapia intensiva, cardiochirurgia e centro trapianti a consentire il successo dell’intervento.

Un modello organizzativo che dimostra come la qualità delle cure dipenda non soltanto dalle competenze dei singoli professionisti, ma anche dalla capacità delle strutture di dialogare e operare come un unico sistema.

Il ringraziamento dell’Azienda

Per il direttore amministrativo del Policlinico, Elvira Amata, questa vicenda rappresenta il simbolo di ciò che la sanità pubblica può realizzare quando preparazione, organizzazione e dedizione si incontrano.

“È una bella storia – ha sottolineato – che dimostra l’importanza del lavoro sinergico in rete, elemento fondamentale dei processi assistenziali. Ma racconta anche la passione e l’amore per il proprio lavoro che i nostri professionisti hanno saputo esprimere, mettendo in campo preparazione e determinazione per tentare tutto il possibile pur di salvare una vita. Sapere che questa mamma ha potuto riabbracciare i suoi bambini è la soddisfazione più grande.”

A rendere possibile questo risultato hanno contribuito, tra gli altri, Giuseppe Iraci, Roberto Iannì, Domenica Calatozzo, Antonio Micari, Giovanni Di Maio, Sophia Sorrenti, Danilo Mortelliti, oltre a Gabriele Carciotto e Carlo Giusti, protagonisti di un intervento che oggi rappresenta uno degli esempi più significativi di collaborazione sanitaria in Sicilia.