Fondazione Taormina Arte Sicilia
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Cronaca

Furto al Museo di Messina, recuperate due tavole di Antonello: quattro opere ancora disperse

Tre tavole del Polittico di San Gregorio e la bifronte ancora da recuperare. Indagano squadra mobile e Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale sotto il coordinamento della Procura. Regione e Comune chiedono piena luce, mentre il Consiglio regionale dei beni culturali segue gli sviluppi dell’inchiesta

MESSINA – Tre tavole del Polittico di San Gregorio, la preziosa tavoletta bifronte di Antonello da Messina ancora da ritrovare, due tavole abbandonate dai ladri durante la fuga, recuperate in prossimità della recinzione del museo. Questo il quadro che emerge dalle prime risultanze investigative sul clamoroso furto consumato nella serata di Ferragosto al Museo Regionale Interdisciplinare di Messina intitolato a Maria Accascina. Un colpo che investe uno dei nuclei più preziosi del patrimonio artistico della città e sul quale la Procura della Repubblica di Messina ha aperto un procedimento, allo stato contro ignoti, per furto pluriaggravato di opere d’arte.

A fornire i primi elementi ufficiali sull’inchiesta è il procuratore della Repubblica di Messina. Secondo quanto comunicato dalla Procura, le opere sottratte sono tre delle cinque tavole del Polittico di San Gregorio e la tavoletta bifronte, raffigurante “Madonna col Bambino” e “Francescano in adorazione” da un lato ed “Ecce homo” dall’altro. Nel corso della fuga, gli autori del colpo hanno invece abbandonato vicino alla recinzione del museo le altre due tavole del Polittico, successivamente recuperate. Un dettaglio che contribuisce a delineare una dinamica ancora tutta da ricostruire e sulla quale si concentra adesso il lavoro degli investigatori. Le attività investigative sono coordinate dalla Procura distrettuale di Messina e delegate alla Squadra Mobile della Questura e ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, reparto specializzato nelle indagini riguardanti i beni artistici e archeologici.

Nelle ore immediatamente successive al furto, gli investigatori hanno avviato l’acquisizione delle dichiarazioni del personale addetto alla vigilanza del museo e delle immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza. L’analisi non riguarda soltanto le telecamere presenti all’interno e nelle pertinenze del MuMe, ma anche i sistemi installati lungo la pubblica via, nel tentativo di ricostruire il percorso seguito dagli autori prima e dopo l’incursione. L’obiettivo è definire con precisione ogni fase del colpo: l’accesso all’edificio, i movimenti all’interno delle sale, la rimozione delle opere, la fuga e l’eventuale presenza di mezzi o altre persone all’esterno. Saranno proprio le immagini, insieme alle testimonianze e agli ulteriori elementi raccolti sul posto, a dover fornire indicazioni utili per arrivare all’identificazione dei responsabili e, soprattutto, al recupero dei capolavori ancora mancanti. La stessa Procura ha spiegato di avere diffuso il comunicato in considerazione del forte clamore e del pubblico interesse suscitati dal furto di opere nelle quali si riflettono “la cifra culturale e il profilo identitario del nostro Paese, oltre che di Messina e della Sicilia”.

Il furto nelle ore della Vara

Ad accrescere l’impatto dell’episodio è anche il momento scelto per l’incursione. Il furto è stato consumato nel giorno di Ferragosto, mentre Messina viveva uno dei momenti più importanti e identitari del proprio calendario religioso e civile, la tradizionale processione della Vara. L’edizione di quest’anno era stata caratterizzata da un clima di particolare sobrietà e raccoglimento, nel ricordo delle vittime del crollo di Pistunina, delle giovani vite perdute negli incidenti stradali che hanno segnato il 2026 e, più in generale, di quanti sono scomparsi prematuramente. Un intreccio tra due simboli della città – la Vara e Antonello – sottolineato con forza dal sindaco Federico Basile: “Quello che è accaduto è un fatto gravissimo e profondamente riprovevole – ha dichiarato il primo cittadino –. È ancora più doloroso constatare che un atto criminale di questa gravità sia stato compiuto proprio nell’ora in cui la Vara aveva appena concluso il suo percorso a piazza Duomo, al termine di una giornata che quest’anno la città ha vissuto nel segno del rispetto, della memoria e del dolore”.

Per Basile il significato del furto supera la già enorme rilevanza artistica delle opere sottratte. “La Vara rappresenta una delle espressioni più profonde dell’identità di Messina – ha aggiunto – e Antonello da Messina ne rappresenta un altro elemento identitario altrettanto forte e riconosciuto nel mondo. Sottrarre alla città opere di questo valore significa colpire non soltanto il patrimonio artistico, ma la memoria, la cultura e l’identità stessa della comunità messinese”. Il Comune ha espresso piena fiducia nell’attività degli investigatori, auspicando un rapido recupero delle opere. “Antonello è Messina e Messina è anche Antonello – ha concluso Basile –. Queste opere appartengono alla storia della nostra città e rappresentano un patrimonio che non può essere disperso”.

Schifani: “Nessuna zona d’ombra”

Parallelamente all’inchiesta penale, si apre il fronte degli accertamenti amministrativi e interni. Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha assicurato la piena collaborazione dell’amministrazione regionale con magistratura e Forze dell’Ordine e ha precisato che, sulla base degli elementi disponibili, l’allarme e il sistema di videosorveglianza del museo avrebbero funzionato regolarmente. Le registrazioni e gli altri dati acquisiti sono stati messi a disposizione degli investigatori. Contemporaneamente, la Regione ha disposto un’ispezione interna finalizzata a ricostruire quanto accaduto e ad accertare l’eventuale sussistenza di responsabilità nell’attività di custodia: “Si tratta di aspetti che dovranno essere verificati con assoluto rigore, pur nel rispetto delle garanzie del personale coinvolto. Non sarà tollerata alcuna zona d’ombra”, ha affermato Schifani.

Proprio il funzionamento dei sistemi tecnologici di sicurezza rende centrale uno degli interrogativi dell’inchiesta, comprendere come sia stato possibile raggiungere le opere, rimuoverle e tentare di portarle fuori dal museo nonostante l’attivazione dei dispositivi di allarme e videosorveglianza. Su questo punto, tuttavia, saranno gli accertamenti investigativi e amministrativi a dover fornire risposte, evitando conclusioni anticipate sulle eventuali responsabilità.

Il Consiglio regionale dei Beni culturali: priorità al recupero

Il Consiglio regionale dei beni culturali e ambientali ha espresso profondo sconcerto per il furto, indicando come priorità assoluta il sostegno al lavoro delle Forze dell’Ordine e degli investigatori affinché le opere possano essere recuperate e restituite alla collettività. L’organismo regionale segue gli sviluppi dell’inchiesta e degli accertamenti interni già avviati dalla Regione e, una volta definita la dinamica dell’accaduto, ha annunciato la disponibilità a mettere le proprie competenze al servizio della Presidenza e dell’assessorato regionale dei Beni culturali per contribuire a rafforzare le misure di tutela, vigilanza e custodia del patrimonio siciliano.

Musolino: “Una ferita profondissima per Messina”

Sulla vicenda interviene anche la senatrice di Italia Viva Dafne Musolino, vicecapogruppo al Senato, che parla di “una ferita profondissima per la città di Messina e per tutta la cittadinanza”. Per Musolino, il valore del colpo è particolarmente grave perché riguarda opere dell’artista simbolo della città e perché il furto è stato consumato proprio nel giorno della Vara. La senatrice considera il recupero delle due tavole abbandonate dai ladri “una piccola buona notizia” e invita a utilizzare ogni strumento investigativo disponibile per individuare la via di fuga e recuperare i capolavori ancora mancanti, anche attraverso l’incrocio di dati relativi a targhe e collegamenti di trasporto e, ove tecnicamente possibile, strumenti di intelligenza artificiale.

Amata: “Colpita la memoria e l’immagine di Messina”

Sconcerto anche da parte dell’assessore regionale al Turismo, Sport e Spettacolo Elvira Amata, che definisce l’accaduto “un fatto di estrema gravità e una ferita profonda inferta al patrimonio culturale della nostra città e dell’intera Sicilia”. “Da messinese avverto ancora più forte il peso di quanto è accaduto”, afferma Amata, ricordando come il Museo Accascina custodisca una parte fondamentale della storia e dell’identità cittadina e rappresenti, oltre che un’istituzione culturale, un elemento significativo dell’attrattività turistica di Messina. “Colpire un patrimonio di tale valore significa colpire Messina, la sua memoria e la sua immagine”, aggiunge l’assessore, esprimendo fiducia nelle Forze dell’Ordine e negli investigatori e auspicando il rapido recupero delle opere e l’individuazione dei responsabili.

La corsa contro il tempo per ritrovare i capolavori

L’attenzione resta ora concentrata sull’attività della Procura e degli investigatori. Il recupero delle due tavole abbandonate durante la fuga costituisce un primo elemento importante, ma all’appello mancano ancora tre tavole del Polittico di San Gregorio e la tavoletta bifronte. Le prossime ore saranno decisive soprattutto per l’analisi delle registrazioni video e per la ricostruzione dei movimenti attorno al museo. Parallelamente dovrà essere chiarito ogni aspetto riguardante il sistema di custodia e la risposta all’allarme, mentre l’ispezione interna disposta dalla Regione seguirà il proprio percorso.