Fondazione Taormina Arte Sicilia
Fondazione Taormina Arte Sicilia
Attualità

Furto delle opere di Antonello da Messina, l’appello della rettrice Spatari: “Tutto il mondo della cultura si mobiliti”

Piena fiducia nelle autorità impegnate nelle indagini, mentre dall’Università parte la richiesta di una mobilitazione locale e nazionale. Spatari: "L’Ateneo è pronto a fare la propria parte".

MESSINA – Un colpo inferto non soltanto al patrimonio artistico, ma alla memoria storica e all’identità culturale di un’intera comunità. Il furto delle opere di Antonello da Messina suscita la ferma reazione dell’Università degli Studi di Messina. A intervenire è la Rettrice, prof.ssa Giovanna Spatari, che, a nome della comunità accademica, esprime “profondo dolore e sconcerto” per una vicenda che investe direttamente il patrimonio culturale della città e, più in generale, del Paese. La posizione dell’Ateneo peloritano si traduce anche in un appello alla mobilitazione del mondo istituzionale e culturale, affinché l’attenzione sul caso rimanga alta e ogni possibile iniziativa possa concorrere al ritrovamento delle opere sottratte. “Si tratta di un crimine che colpisce non soltanto il patrimonio artistico della nostra città, ma la sua stessa memoria ed identità culturale”, sottolinea Spatari. Parole che restituiscono la dimensione di una perdita che travalica il valore materiale dei beni coinvolti e investe il legame profondo tra Messina e uno dei massimi protagonisti del Rinascimento italiano.

Antonello da Messina costituisce infatti uno dei vertici della pittura del Quattrocento europeo. La sua produzione, caratterizzata dalla capacità di coniugare la cultura figurativa italiana con le suggestioni della pittura fiamminga, ha segnato in maniera decisiva l’evoluzione del linguaggio artistico rinascimentale. Il rapporto tra il maestro e la città dello Stretto rappresenta, inoltre, un elemento essenziale della memoria culturale messinese, conferendo alle opere legate alla sua figura un significato che supera la sola dimensione storico-artistica. “Antonello da Messina rappresenta una delle espressioni più alte della storia artistica italiana ed europea e i suoi lavori costituiscono un patrimonio di valore inestimabile – prosegue la Rettrice –. La sottrazione delle sue opere è, quindi, una ferita che non può lasciarci indifferenti”.

Da Palazzo Mariani arriva piena fiducia nell’attività delle autorità e degli organi investigativi impegnati nelle ricerche. Ma, secondo la Rettrice, alla necessaria azione investigativa deve affiancarsi una risposta più ampia, capace di coinvolgere istituzioni, enti culturali e società civile. Da qui l’appello affinché siano moltiplicati gli sforzi e le iniziative finalizzati al recupero dei beni. “In questo momento, accanto alla piena fiducia nel lavoro delle autorità e degli organi investigativi impegnati nelle ricerche, sento il dovere di rivolgere un appello a tutte le istituzioni e le realtà del mondo della cultura, a livello locale e nazionale, affinché si moltiplichino gli sforzi e le iniziative utili al ritrovamento delle opere”.

Una mobilitazione che, nelle intenzioni dell’Università, deve superare i confini territoriali e coinvolgere l’intera rete culturale italiana. “Musei, università, fondazioni, associazioni, studiosi, operatori culturali e mezzi di informazione possono e devono contribuire, ciascuno nel proprio ambito, a mantenere alta l’attenzione e a costruire attorno a questa vicenda una mobilitazione ampia e condivisa. L’Università di Messina è pronta a fare la propria parte”, afferma Spatari.

Il messaggio della Rettrice pone così al centro un principio fondamentale nella salvaguardia dei beni storico-artistici: il patrimonio culturale non può essere considerato proprietà esclusiva dell’istituzione che lo custodisce o del territorio nel quale è conservato. È, al contrario, un bene collettivo, depositario di storia e conoscenza e destinato a essere trasmesso alle generazioni future. È proprio su questo terreno che l’episodio assume una portata più ampia. Il furto di un’opera d’arte, soprattutto quando riguarda testimonianze di eccezionale rilevanza storica, determina infatti una sottrazione alla pubblica fruizione e interrompe, almeno temporaneamente, quel rapporto tra bene culturale e comunità che costituisce uno dei principi fondamentali della tutela. “La tutela del patrimonio culturale è una responsabilità collettiva – evidenzia la Rettrice – perché ciò che viene sottratto alla cultura non appartiene soltanto a un luogo o a un’istituzione: viene sottratto alla comunità e alle generazioni future”.