MESSINA – Le elezioni amministrative diventano per Cateno De Luca il punto di partenza di una nuova offensiva politica regionale. Il leader di Sud chiama Nord legge il risultato delle urne come una consacrazione definitiva del movimento nel panorama siciliano e, mentre rivendica numeri e radicamento territoriale, alza immediatamente il livello dello scontro con il presidente della Regione Renato Schifani, chiedendone apertamente le dimissioni e il ritorno anticipato alle urne.
“Queste elezioni amministrative hanno certificato un dato politico chiaro e incontestabile: Sud chiama Nord non solo esiste, ma rappresenta oggi il vero baricentro della politica siciliana”, afferma De Luca, sottolineando come il movimento abbia smentito quanti negli ultimi mesi ne avevano ipotizzato un ridimensionamento politico.
Secondo l’analisi dell’ex sindaco di Messina, il risultato ottenuto nei 71 comuni chiamati al voto rappresenta molto più di una semplice affermazione amministrativa. Le consultazioni hanno interessato circa un quinto della popolazione siciliana, con quasi un milione di cittadini coinvolti, e in questo contesto Sud chiama Nord rivendica di essere stato il primo partito nei 17 comuni al voto con sistema proporzionale, superando il 20% dei consensi.
I numeri del movimento e il caso Messina
De Luca mette sul tavolo soprattutto i dati elettorali e amministrativi maturati nelle ultime consultazioni. Sud chiama Nord ha contribuito all’elezione di 30 sindaci complessivi, tra maggioritario e proporzionale, oltre a 52 consiglieri comunali in 19 comuni, 38 consiglieri circoscrizionali a Messina, 6 presidenti di Municipalità su 7 e 33 assessori nominati nei diversi territori. Il totale degli eletti riconducibili al movimento raggiunge quota 137.
Ma il dato che il leader autonomista considera più significativo resta quello del capoluogo peloritano. “A Messina abbiamo ottenuto un risultato storico: quasi il 60% dei consensi al primo turno, confermando Federico Basile sindaco e consolidando per la prima volta nella storia della città tre mandati consecutivi della stessa area politica”, evidenzia De Luca, collegando il risultato alla credibilità amministrativa costruita negli anni.
L’ex sindaco insiste anche sul clima della campagna elettorale messinese, definita “velenosa”, sostenendo che il successo abbia assunto ancora più peso perché arrivato “dopo attacchi personali, colpi bassi e tentativi di delegittimazione”.
Nel ragionamento politico del leader di Sud chiama Nord c’è poi un passaggio che rivendica la scelta delle dimissioni anticipate a Messina, interpretata come un atto di coerenza democratica. “Quando una funzione amministrativa viene paralizzata, noi restituiamo la parola agli elettori”, sostiene De Luca, ricordando come il gruppo dirigente abbia affrontato il voto “senza reti di protezione e senza alcuna certezza di vittoria”.
“Forza post ideologica” e attacco a Schifani
La riflessione di De Luca si sposta poi sulla natura politica del movimento, che definisce “post ideologica” e libera dagli schemi tradizionali. Sud chiama Nord, infatti, si è presentata in alcune realtà come forza autonoma, in altre all’interno di coalizioni di centrosinistra, di centrodestra o civiche. Una scelta che, secondo il leader del movimento, dimostrerebbe la volontà di costruire alleanze partendo dai territori e non dai tradizionali equilibri nazionali.
“Il tema oggi non è dove debba andare Sud chiama Nord – afferma De Luca – sono gli altri che devono decidere se vogliono condividere la nostra visione di Sicilia”.
Una visione che il leader autonomista descrive come fondata sul rafforzamento dei Comuni, sulla sussidiarietà e sul superamento del centralismo regionale. Nel suo intervento De Luca parla di una Sicilia che deve tornare a valorizzare turismo, energia, mobilità, aree interne e servizi, sottraendosi a quella che definisce una dipendenza politica dai “salotti romani”.
Da qui l’affondo diretto contro Renato Schifani. “Il presidente Schifani dovrebbe prendere esempio da Federico Basile e dimettersi”, dichiara De Luca, ironizzando anche sulle parole pronunciate dal governatore che aveva descritto il proprio esecutivo come un governo che “va avanti come un treno”.
“Purtroppo i siciliani conoscono bene la lentezza dei treni in Sicilia: ritardi, paralisi e inefficienze. Ed è esattamente questa la fotografia del suo governo”, attacca il leader di Sud chiama Nord.
La corsa verso Palazzo d’Orléans
Nel discorso di De Luca emerge già con chiarezza anche la prospettiva delle prossime regionali. Il leader del movimento chiede che la Sicilia torni al voto “il prima possibile” e soprattutto in una finestra separata rispetto alle elezioni politiche nazionali, così da restituire centralità al dibattito regionale.
Tre, secondo De Luca, le condizioni poste dal movimento: voto anticipato, data disallineata dalle Politiche e definizione preliminare di una “visione concreta di Sicilia” prima ancora della scelta del candidato presidente.
Sul suo possibile ruolo nella corsa a Palazzo d’Orléans, l’ex sindaco di Messina non si sottrae. “Io al tavolo porterò naturalmente anche la mia candidatura, perché ne ho il diritto politico, amministrativo ed elettorale”, afferma, precisando però di non appartenere “alla categoria di chi porta via il pallone se non gioca titolare”.
De Luca apre anche alla possibilità di sostenere altri profili, purché dotati di “maggiore autorevolezza ed esperienza amministrativa” e capaci di raccogliere più consenso. Quello che respinge con forza è invece il modello delle candidature calate dall’alto. “Non accetteremo più candidati imposti dai salotti romani, scollegati dalla realtà siciliana e privi di esperienza amministrativa concreta. La Sicilia ha bisogno di un presidente che sappia amministrare, non di un testimonial politico”.
Il messaggio finale è la sintesi della linea politica che Sud chiama Nord intende seguire nei prossimi mesi: “Continueremo a costruire buon governo, libertà amministrativa e una nuova dignità per la Sicilia, puntando a una Regione guidata da un governo autonomista, civico e progressista”.







