MESSINA – La genetica come strumento di prevenzione, diagnosi e cura, ma anche come occasione per riflettere sul valore della persona e sull’importanza dell’accompagnamento umano nei percorsi di malattia. Sono stati questi i temi al centro dell’incontro promosso dal Rotary Club Messina Stretto di Messina che, il 15 giugno, ha riunito professionisti del settore sanitario, rappresentanti delle istituzioni e cittadini in una giornata dedicata all’approfondimento scientifico e alla sensibilizzazione su una materia sempre più centrale per la medicina moderna.
L’iniziativa, organizzata dal club presieduto da Agata Labate in collaborazione con la Commissione distrettuale per la prevenzione e la cura delle malattie su base genetica guidata dal dottor Luigi Gandolfo, ha coinvolto tutti i club dell’area peloritana e si è svolta con il patrocinio gratuito dell’Ordine dei Medici di Messina, dell’Asp di Messina e del Dipartimento di Genetica del Policlinico universitario “G. Martino”.
L’appuntamento ha rappresentato un momento di confronto multidisciplinare su aspetti scientifici, clinici e sociali della genetica, disciplina che negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più determinante nella definizione di percorsi diagnostici e terapeutici personalizzati.
La ricerca e la prevenzione al centro del dibattito
Ad aprire i lavori è stato il prefetto rotariano Francesco Famà, che ha portato ai presenti i saluti di Giuseppe Pitari (immediate past district governor) e del presidente dell’Ordine dei Medici di Messina, Giacomo Caudo, entrambi impossibilitati a intervenire per concomitanti impegni istituzionali.
Nei messaggi inviati è stato ribadito il valore della ricerca scientifica, della prevenzione e della divulgazione come strumenti fondamentali per migliorare la tutela della salute e accrescere la consapevolezza della comunità rispetto alle opportunità offerte dall’innovazione medica.
Di particolare rilievo i contributi della professoressa Silvana Briuglia, professore associato dell’Università degli Studi di Messina e dirigente medico dell’Unità operativa complessa di Genetica e Farmacogenetica del Policlinico universitario, e della dottoressa Rosa Gioia Gazzara, dirigente medico di Medicina fisica e riabilitazione presso l’Unità operativa complessa Riabilitazione adulti e minori dell’area metropolitana dell’Asp di Messina.
Le due relatrici hanno illustrato le più recenti acquisizioni nel campo della genetica medica, soffermandosi sulle ricadute concrete che le nuove conoscenze stanno producendo nella pratica clinica quotidiana. Particolare attenzione è stata dedicata alla diagnosi precoce delle patologie genetiche, alla prevenzione e alla possibilità di costruire percorsi terapeutici sempre più personalizzati in base alle caratteristiche del singolo paziente.
Un focus specifico ha riguardato le attività dell’Ambulatorio di Genetica Medica del Policlinico universitario di Messina e il relativo Percorso diagnostico terapeutico assistenziale della Regione Siciliana, strumenti considerati di grande valore per garantire un approccio integrato alla presa in carico delle persone affette da malattie genetiche e delle loro famiglie.
Il ruolo della riabilitazione e la forza delle testimonianze
Nel corso dell’incontro è stato inoltre evidenziato come, dopo la diagnosi, assuma un’importanza decisiva l’attivazione tempestiva dei servizi riabilitativi e dell’assistenza domiciliare integrata, elementi essenziali per migliorare la qualità della vita dei pazienti e favorire una presa in carico globale della persona.
Accanto agli approfondimenti scientifici, uno dei momenti più significativi della giornata è stato rappresentato dalla testimonianza di un paziente affetto da una patologia oncologica su base genetica. Attraverso il racconto della propria esperienza, il protagonista dell’intervento ha condiviso il percorso affrontato tra diagnosi, cure e sfide quotidiane, offrendo una testimonianza autentica di coraggio, consapevolezza e resilienza che ha suscitato forte partecipazione emotiva tra i presenti.
L’incontro ha così saputo unire il rigore della ricerca scientifica alla dimensione umana dell’ascolto e della condivisione, mettendo al centro la dignità della persona e il bisogno di una medicina capace non solo di curare la malattia, ma anche di accompagnare il paziente lungo tutto il percorso assistenziale.
L’iniziativa si inserisce pienamente nella missione del Rotary, orientata alla promozione della salute, della conoscenza e del servizio alla comunità. Una giornata che ha dimostrato come la collaborazione tra istituzioni sanitarie, mondo accademico e associazionismo possa contribuire a diffondere una maggiore cultura della prevenzione e a costruire una società più consapevole e inclusiva.
Scienza, emozione, empatia e resilienza sono state le parole che hanno accompagnato l’intero appuntamento, confermando il valore di iniziative capaci di trasformare la conoscenza in uno strumento concreto di crescita collettiva e di autentico servizio al territorio.





