TAORMINA – Piazza IX Aprile ha accolto uno degli appuntamenti più intensi del Taobuk 2026: “La parola come luogo d’incontro”, conversazione pubblica con il Cardinale Gianfranco Ravasi, insignito del Taobuk Award. Biblista, ebraista ed intellettuale di fama internazionale, Ravasi ha attraversato nel corso della sua lunga attività i territori della spiritualità, della cultura, dell’arte e della letteratura, costruendo un ponte costante tra la tradizione religiosa e il pensiero contemporaneo. Creato cardinale da Benedetto XVI nel 2010 è stato Prefetto della Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana di Milano ed è oggi presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.
L’incontro ha offerto al pubblico una riflessione profonda sul valore della parola come spazio di relazione e ricerca di senso. La parola, nella visione di Ravasi, non è soltanto strumento di comunicazione, ma luogo simbolico in cui l’uomo incontra l’altro, interroga sé stesso e prova a dare forma alle grandi domande dell’esistenza. Al centro della conversazione, i temi che da sempre attraversano il pensiero del cardinale, la Bibbia come grande codice culturale dell’Occidente, il simbolo come linguaggio capace di unire visibile ed invisibile, il rapporto tra fede e arte, spiritualità e bellezza, tradizione e contemporaneità.
Accanto a Ravasi è intervenuta Giovanna Spatari, rettrice dell’università di Messina, sottolineando il valore del dialogo tra sapere accademico, cultura umanistica e formazione delle nuove generazioni. A guidare il confronto è stata Caterina Andò, giornalista e membro del Comitato Scientifico di Taobuk, che ha accompagnato il pubblico in un percorso tra pensiero religioso, letteratura e attualità. Nel cuore di Taormina, il Taobuk Award a Gianfranco Ravasi ha assunto così il significato di un riconoscimento non solo alla sua autorevolezza intellettuale, ma anche alla sua capacità di rendere la cultura un terreno di incontro. Un invito a riscoprire la parola come gesto di fiducia, come ponte tra mondi diversi e come strumento necessario per continuare a interrogare il presente.






