Semiramide
attualità

Crisi dei Comuni nel Messinese, 33 enti in difficoltà ma Taormina diventa il simbolo di un risanamento record

La relazione della Corte dei conti al Parlamento analizza le procedure di dissesto e predissesto: la città del Centauro chiude la crisi in poco più di tre anni mentre Giardini Naxos conclude il riequilibrio ma con criticità ancora presenti

TAORMINA – Nel complesso panorama delle difficoltà finanziarie degli enti locali italiani, la provincia di Messina si conferma una delle aree più esposte. Secondo la relazione della Corte dei conti al Parlamento sui Comuni in situazione di crisi finanziaria, sono 33 gli enti del territorio messinese coinvolti negli ultimi anni in procedure di dissesto o di riequilibrio. In questo scenario non mancano però esempi di segno opposto. Tra questi spicca il caso di Taormina, che per la rapidità con cui è riuscita a uscire dal dissesto viene indicata come una delle esperienze più significative a livello nazionale.

Il documento della Sezione autonomie della Corte dei conti, approvato con delibera n. 3 del 2026 e depositato il 25 febbraio, analizza le procedure attivate nel 2024 e nel primo semestre del 2025, oltre allo stock complessivo delle crisi finanziarie ancora aperte nei Comuni italiani. All’interno di questo quadro emerge il percorso della città del Centauro, che ha chiuso il dissesto dichiarato nel 2021 in tempi particolarmente brevi.

Un dissesto chiuso in poco più di tre anni

La Corte dei conti evidenzia come la procedura taorminese abbia avuto una durata di circa 3,2 anni, pari a 1.180 giorni, con la conclusione formalizzata nell’ottobre del 2024 attraverso l’adozione del rendiconto di gestione da parte dell’Organismo straordinario di liquidazione. Un risultato che assume un peso ancora maggiore se confrontato con la media nazionale. Nella maggioranza dei casi, infatti, le procedure di dissesto richiedono tra cinque e sette anni per essere completate, mentre oltre la metà dei Comuni italiani impiega tra sei e otto anni per uscire dalla crisi finanziaria. Non mancano poi situazioni molto più lunghe: alcuni dissesti hanno superato addirittura i vent’anni.

Tra i casi più rapidi dopo Taormina figurano Riesi e Monreale con circa 4,3 anni e Volturara Irpina con 4,7 anni. All’opposto si collocano esperienze come quelle di Villa Literno e Palagonia, durate quasi nove anni, mentre il caso più estremo registrato riguarda Taranto, la cui procedura si è conclusa dopo oltre dodici anni.

Nel caso della città ionica la massa passiva liquidata ha raggiunto i 44.412.621 euro, con oneri liquidatori pari a 716.962 euro.

Il lavoro dell’Organismo straordinario di liquidazione

Dietro questo risultato vi è soprattutto l’attività dell’Organismo straordinario di liquidazione, l’organo nominato con decreto del Presidente della Repubblica incaricato di gestire la fase tecnica del dissesto.

La commissione era presieduta dal messinese Lucio Catania, segretario comunale di Enna, affiancato da Tania Giallongo, oggi prefetto di Ragusa, e Maria Di Nardo. Il compito dell’organismo era ricostruire l’intera massa debitoria dell’ente e gestire la liquidazione dei debiti accumulati dal Comune.

“Quando un Comune dichiara il dissesto – spiega Lucio Catania – la legge affida la gestione della massa passiva e delle procedure dissestuali esclusivamente all’Organismo straordinario di liquidazione, che opera in piena autonomia e terzietà”.

L’attività dell’organismo si è sviluppata lungo un lavoro complesso e altamente tecnico durato circa tre anni. “L’organo che ho avuto l’onore di presiedere – ricorda Catania – insieme alle colleghe Tania Giallongo e Maria Di Nardo ha operato nel pieno rispetto delle norme per ricostruire la situazione debitoria del Comune e gestire la liquidazione dei debiti. È stato un lavoro lungo e articolato, svolto seguendo procedure molto precise stabilite dall’ordinamento”.

Durante questo periodo le amministrazioni comunali che si sono succedute hanno continuato a gestire l’attività ordinaria dell’ente e il percorso di riequilibrio della gestione corrente. “L’uscita dal dissesto – aggiunge Catania – è stata possibile grazie a un lavoro di squadra che ha coinvolto il personale interno ed esterno che ha supportato l’attività dell’Osl. L’amministrazione comunale ha messo a disposizione le risorse finanziarie necessarie, ma il risultato è stato possibile anche grazie all’impegno tecnico e scrupoloso dell’organismo di liquidazione”.

Giardini Naxos chiude il riequilibrio ma restano criticità

Accanto al caso di Taormina, la relazione della Corte dei conti analizza anche il percorso di Giardini Naxos, che nel 2024 ha concluso la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale avviata nel 2013.

Il Comune jonico ha portato a termine un percorso di risanamento durato circa dieci anni, ma nel documento i magistrati contabili sottolineano come il risultato non abbia ancora prodotto un vero riequilibrio strutturale dei conti. Secondo la Corte dei conti, infatti, “pur nell’ambito di un processo nel complesso ordinato e collaborativo, l’approccio cartolare non ha prodotto il risanamento strutturale necessario”.

La relazione ricostruisce anche le tappe della procedura: l’istruttoria ministeriale è durata 738 giorni, circa due anni, mentre la Sezione regionale della Corte dei conti ha approvato il piano dopo ulteriori 121 giorni, con il passaggio alla fase gestionale attraverso la delibera del 28 aprile 2016. Al momento dell’avvio del piano la massa passiva del Comune ammontava a 9.645.818 euro, di cui 8.263.531 euro relativi a debiti fuori bilancio, causati in gran parte da sentenze esecutive. Una situazione particolarmente pesante per un ente con meno di diecimila abitanti. Va inoltre ricordato che Giardini Naxos aveva già affrontato una grave crisi finanziaria nel passato, con un dissesto dichiarato il 21 luglio 1995.

La fotografia nazionale delle crisi finanziarie

Il confronto tra Taormina e Giardini Naxos si inserisce in un quadro nazionale più ampio. Al 31 dicembre 2024 risultano attivate complessivamente 1.383 procedure di crisi finanziaria tra dissesti e piani di riequilibrio che hanno interessato 1.001 Comuni italiani. Di queste, 487 risultano ancora attive.

Il fenomeno non è uniforme sul territorio nazionale. Secondo la Corte dei conti oltre il 60 per cento delle procedure si concentra in tre regioni: Sicilia, Calabria e Campania, confermando come le difficoltà dei bilanci comunali siano più diffuse nel Mezzogiorno.

Sicilia tra le regioni più esposte

Tra le regioni più coinvolte figura proprio la Sicilia. Nel solo 2024 sull’isola sono stati registrati 18 nuovi casi di crisi finanziaria, di cui 15 dissesti e 3 procedure di riequilibrio. I magistrati contabili individuano tra le cause più frequenti difficoltà nella riscossione delle entrate tributarie, debiti fuori bilancio accumulati negli anni, presenza di residui passivi e carenze di personale qualificato negli uffici finanziari degli enti locali.

All’interno di questo quadro regionale emerge anche la Città metropolitana di Messina, che risulta essere la provincia siciliana con il maggior numero di Comuni coinvolti in procedure di crisi finanziaria. Ed è proprio in questo contesto complesso che si inserisce l’esperienza di Taormina, diventata nel rapporto della Corte dei conti uno degli esempi più rapidi e significativi di uscita dal dissesto nel sistema degli enti locali italiani.