PALERMO – Nella cornice istituzionale della Sala Piersanti Mattarella dell’Assemblea Regionale Siciliana, Cateno De Luca torna ad imprimere una direzione netta al proprio percorso politico, rilanciando con toni il progetto del cosiddetto “Governo di Liberazione”, un’iniziativa che, nelle intenzioni del leader di Sud chiama Nord, ambisce a segnare una discontinuità rispetto all’attuale fase politica regionale, proponendosi come piattaforma aggregativa e riformista. L’appuntamento, svoltosi il 18 marzo 2026, ha rappresentato un passaggio formale e simbolico, durante sono stati presentati i dieci principi fondanti, il simbolo del nuovo progetto e l’impianto organizzativo del futuro governo. A suggellare l’avvio della nuova fase è stata la firma dell’atto costitutivo, elemento che conferisce al percorso delineato una dimensione ufficiale ed operativa.
Non una semplice dichiarazione d’intenti, dunque, ma secondo De Luca, una vera e propria chiamata all’azione rivolta alle forze politiche ed istituzionali dell’Isola. Al centro del suo intervento, la necessità di costruire una “grande coalizione costituente”, capace di superare gli schieramenti tradizionali e di sottrarsi alle dinamiche politiche nazionali. Un progetto che si definisce riformista ed autonomo, con l’obiettivo di “salvare la Sicilia” attraverso il coinvolgimento delle forze ritenute responsabili. Il leader di Sud chiama Nord ha insistito con forza sulla necessità di archiviare personalismi e logiche di palazzo, indicando come possibile strumento di legittimazione democratica anche il ricorso alle primarie per la scelta del candidato alla presidenza della Regione. Una disponibilità personale che De Luca non ha esitato ad esplicitare, collocandosi apertamente tra i potenziali protagonisti della competizione.
Ma è soprattutto sul piano istituzionale che il discorso ha assunto i toni più incisivi. De Luca ha infatti delineato chiaramente la strada per arrivare ad un voto anticipato, evocando l’ipotesi delle dimissioni contestuali di almeno 36 deputati regionali, soglia necessaria per determinare lo scioglimento dell’Assemblea. Un appello rivolto senza distinzioni all’intero Parlamento siciliano, incluso il presidente della Regione Renato Schifani chiamato, nelle parole del leader, a dimostrare il “coraggio di ridare la parola ai siciliani”. Non sono mancate critiche all’attuale governo regionale, descritto come paralizzato ed incapace di affrontare le principali questioni dell’Isola, sottolineando difficoltà operative e decisionali, fino ad evocare un clima di sostanziale ingovernabilità all’interno dell’Ars, dove ha sostenuto: “Non passa più nessun provvedimento”.
Nel rivendicare la propria linea politica, il leader di Sud chiama Nord ha inoltre sottolineato la scelta di non accettare incarichi istituzionali, marcando una distanza netta rispetto alle dinamiche tradizionali della politica regionale. Un’impostazione che richiama, nelle sue parole, l’idea di una Sicilia “libera al di là dei partiti”, in linea con il pensiero di Luigi Sturzo. A chiudere l’intervento, la rivendicazione di una linea politica priva di ambizioni nazionali, concentrata esclusivamente sulla Sicilia. “Io non cerco Roma. Resto in Sicilia”, ha affermato De Luca, ribadendo con nettezza la centralità dell’Isola nel proprio progetto.






