cronaca

Divieto di balneazione a Messina, ecco le zone vietate per la stagione 2026

Ordinanza commissariale in linea con il decreto regionale: stop ai bagni in diversi tratti di costa per motivi sanitari e ambientali

MESSINA si prepara alla stagione balneare 2026 con un quadro chiaro ma articolato di limitazioni lungo la costa. Con l’ordinanza n. 72 dell’8 aprile, il Commissario straordinario Piero Mattei ha infatti disposto il divieto di balneazione in diversi tratti del litorale cittadino, recependo le indicazioni contenute nel decreto regionale D.D.G. n. 388/2026, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana.

La stagione balneare, fissata dal 1° maggio al 31 ottobre, si apre dunque all’insegna della prevenzione sanitaria, con misure che mirano a tutelare la salute dei cittadini e dei bagnanti sulla base delle analisi condotte dal Dipartimento Attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico della Regione, in collaborazione con il Laboratorio di Sanità pubblica dell’Asp di Messina.

Le aree interdette tra inquinamento e criticità strutturali

Il provvedimento distingue con precisione le zone non balneabili, suddividendole tra aree interdette per inquinamento, per altri motivi e per la presenza di immissioni come scarichi e corsi d’acqua.

Tra i tratti più estesi interessati da criticità ambientali rientra quello compreso tra la foce del torrente Larderia e quella del torrente Portalegni, per una lunghezza di circa 6,4 chilometri. A questo si aggiunge il tratto tra 50 metri a sud dell’ex ospedale Regina Margherita e 100 metri a nord della foce del torrente Annunziata, per complessivi 630 metri, oltre all’area nei pressi del canale Lago Piccolo di Torre Faro, dove il divieto si estende per circa 200 metri.

Particolarmente significativa è anche l’interdizione delle aree portuali, che per loro natura presentano condizioni incompatibili con la balneazione. In questo caso il divieto riguarda il tratto che va dal torrente Portalegni a via Brasile, per quasi 9 chilometri, e quello tra il lato sud del porto di Tremestieri e il torrente Larderia, per circa 1,4 chilometri.

Scarichi e corsi d’acqua, attenzione ai punti sensibili

Un’ulteriore categoria di aree vietate è rappresentata dai tratti di mare interessati da immissioni, come sbocchi di torrenti, canali o impianti di depurazione. Si tratta di punti particolarmente delicati dal punto di vista igienico-sanitario, dove la qualità delle acque può risultare compromessa.

In questo ambito rientra la zona dalla foce del torrente Giampilieri fino a 50 metri a nord dello stesso, per un totale di 100 metri, così come l’area circostante il depuratore di Acqualadroni, dove il divieto si estende per 200 metri tra est e ovest dell’impianto.

Segnaletica, controlli e sanzioni

L’ordinanza non si limita a individuare le aree vietate, ma definisce anche le modalità operative per garantire il rispetto delle disposizioni. Il dipartimento Servizi ambientali del Comune è incaricato di installare apposita segnaletica metallica all’inizio di ogni accesso, sia pedonale che carrabile, verso i tratti di mare interdetti, provvedendo contestualmente alla rimozione dei cartelli non più coerenti con la nuova mappa dei divieti.

Sul fronte dei controlli, il compito di vigilanza è affidato al Corpo di Polizia municipale e agli altri organi competenti, che dovranno assicurare il rispetto dell’ordinanza e applicare le sanzioni previste nei confronti dei trasgressori.

Un impianto normativo che, pur nella sua complessità, punta a coniugare fruizione del litorale e sicurezza sanitaria, in una stagione balneare che si annuncia, ancora una volta, sotto il segno dell’attenzione alla qualità delle acque e alla tutela dell’ambiente costiero.