IL CASO

Messina, il nodo delle firme agita la campagna elettorale: scontro totale tra Sud Chiama Nord e centrodestra

Dalla validità delle liste al rischio di ricorsi e commissariamento: Lo Giudice attacca Scurria, la coalizione replica tra accuse e richiesta di chiarezza sulle regole

MESSINA – La questione delle firme necessarie per la presentazione delle liste elettorali diventa il vero epicentro dello scontro politico a Messina, trasformando la campagna elettorale in un terreno di confronto durissimo tra Sud Chiama Nord e il centrodestra. Non si tratta di un dettaglio tecnico: la raccolta delle sottoscrizioni è infatti uno degli elementi fondamentali per la validità delle liste e, di conseguenza, dell’intero procedimento elettorale. Un eventuale errore o una diversa interpretazione della norma potrebbe aprire la strada a ricorsi, fino al rischio estremo di invalidare il voto e riportare la città sotto commissariamento.

In questo contesto si inserisce l’attacco del coordinatore regionale di Sud Chiama Nord, Danilo Lo Giudice, che interviene con toni duri contro il candidato Marcello Scurria, accusandolo di aver costruito una strategia politica basata su insinuazioni e iniziative legali rivelatesi inefficaci. “Assistiamo ormai da mesi a una campagna sistematica fatta di insinuazioni, intimidazioni e falsità costruite ad arte – afferma – un copione già visto che oggi cambia solo gli strumenti: ieri i ‘corvi’, oggi qualche testata compiacente trasformata in megafono di attacchi politici.”.

Il caso firme e lo scontro sulle regole

Il punto di rottura è rappresentato proprio dalla segnalazione avanzata da Scurria su un possibile errore nella presentazione delle liste collegate a Sud Chiama Nord, in particolare sulla necessità o meno di raccogliere le firme. La norma, secondo il centrodestra, non sarebbe univoca e imporrebbe un approccio prudente per evitare contestazioni successive.

Da qui la scelta di sollevare il tema prima della scadenza ufficiale, rivendicata come un atto di responsabilità. “È stato fatto nell’interesse della città e del corretto svolgimento del processo democratico – sostengono i partiti della coalizione – anche per non penalizzare i candidati coinvolti.”.

Una posizione che, però, viene respinta con decisione da Lo Giudice, che legge l’iniziativa come parte di una strategia più ampia di attacco politico: “Ogni iniziativa messa in campo si è rivelata per quello che è, un maldestro tentativo di mascariamento – afferma – e anche l’ultima diffida alla commissione elettorale si inserisce perfettamente in questo schema.”.

I precedenti e l’affondo politico

Il coordinatore regionale entra quindi nel merito delle vicende giudiziarie che hanno visto protagonista Scurria, elencando una serie di ricorsi e contenziosi conclusi, a suo dire, con esiti negativi. “Ha perso contro il presidente della Regione Siciliana sulla revoca da subcommissario del risanamento, ha perso davanti al Tar di Catania sulla nuova nomina – sostiene – e ha visto respinte le sue iniziative sulle partecipate, così come le richieste di revoca delle nomine avanzate al Comune.”.

Un quadro che Lo Giudice utilizza per mettere in discussione la credibilità dell’avversario: “Non siamo davanti a un giurista brillante, ma a un protagonista di un contenzioso continuo che non produce risultati.”.

Nel ragionamento politico di Sud Chiama Nord, la vicenda delle firme sarebbe quindi solo l’ultimo episodio di una strategia finalizzata a creare confusione e spostare l’attenzione dal confronto sui contenuti. “Il vero dato politico è sotto gli occhi di tutti – incalza – Scurria è riuscito a disgregare il centrodestra, allontanando consiglieri ed elettori.”.

La replica del centrodestra tra accuse e solidarietà

Sul fronte opposto, la reazione della coalizione di centrodestra è altrettanto netta. I rappresentanti cittadini dei partiti parlano apertamente di “insulti gravissimi” nei confronti del loro candidato e criticano il clima che si è venuto a creare, chiamando in causa anche il sindaco Federico Basile per quello che definiscono un “silenzio colpevole”.

La difesa di Scurria passa proprio dalla vicenda delle firme, considerata un passaggio cruciale per garantire la regolarità della competizione. “Per un azzardo politico attribuibile alla leadership di Sud Chiama Nord – affermano – le elezioni rischiano di essere invalidate, con danni incalcolabili per la città.”.

Pur evitando di entrare nel merito giuridico, demandato agli organi competenti, la coalizione insiste sulla necessità di regole certe e di comportamenti improntati alla massima correttezza. In questo senso viene anche ribadita la disponibilità a collaborare per la raccolta delle firme, qualora necessarie, proprio per evitare contenziosi e garantire la partecipazione di tutti i candidati.

Un confronto che supera il piano politico

Il livello dello scontro si alza ulteriormente quando Lo Giudice attacca sul piano personale, invitando Scurria a ritirare la candidatura e a chiedere scusa alla sua area politica. “Farebbe bene a riflettere e a fare un passo indietro – afferma – per il danno arrecato al centrodestra.”.

Parole che il centrodestra respinge al mittente, denunciando una strategia comunicativa basata sulla delegittimazione dell’avversario. “La reazione scomposta e volgare dei vertici di SCN – replicano – dimostra la volontà di distogliere l’attenzione dal merito delle questioni, alimentando attacchi personali.”.

Il rischio di uno scontro istituzionale

Al di là delle contrapposizioni politiche, resta il nodo centrale: la corretta applicazione delle norme sulle firme e la conseguente validità delle liste. Un tema che, da tecnico, si è trasformato in una questione politica di primo piano.