PALERMO – La vicenda della cardiochirurgia pediatrica di Taormina torna ad incendiare il dibattito politico regionale e adesso, dopo l’annunciato disimpegno dell’ospedale Bambin Gesù previsto entro la fine di giugno, si trasforma in un duro atto d’accusa contro il governo Schifani. A puntare il dito è il capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Ars Antonio De Luca che parla apertamente di “ennesimo fallimento” dell’esecutivo regionale e di “distruzione di un’eccellenza di livello mondiale”.
Il deputato pentastellato non usa mezzi termini e rivendica di avere denunciato con largo anticipo quello che definisce un epilogo “prevedibilissimo”. “Sono stato l’unico deputato a dire in maniera chiara e netta che questa sarebbe stata l’esatta conseguenza del disastroso assetto organizzativo messo a punto dal trio Schifani-Faraoni-Iacolino”, afferma De Luca, sostenendo che i verbali della commissione Salute e i numerosi interventi pubblici degli ultimi mesi dimostrerebbero come il rischio fosse stato più volte segnalato.
Una presa di posizione che arriva all’indomani della conferma dell’uscita di scena del Bambin Gesù dalla struttura taorminese, un passaggio che per il M5S rappresenta la fine di una realtà sanitaria considerata per anni un punto di riferimento nel panorama nazionale della cardiochirurgia pediatrica.
Il voto in commissione e lo scontro politico
Al centro delle polemiche c’è il nuovo assetto organizzativo della cardiochirurgia pediatrica siciliana approvato il 17 febbraio scorso dalla commissione Salute dell’Ars. In quella seduta Antonio De Luca e Carlo Gilistro, entrambi del Movimento 5 Stelle, votarono contro il piano, denunciando già allora il rischio di un progressivo smantellamento dell’esperienza di Taormina.
A favore si espressero invece i deputati di centrodestra: Zitelli e Porto per Fratelli d’Italia, Laccoto per la Lega, Intravaia, La Rocca Ruvolo e Pellegrino per Forza Italia, oltre a Lombardo dei Popolari e Autonomisti. Il Partito democratico, con Burtone e Leanza, scelse invece l’astensione. Per De Luca quel voto ha segnato un passaggio decisivo. “Dopo aver devastato la sanità hanno distrutto un’eccellenza che andava salvaguardata a tutti i costi”, sostiene il parlamentare regionale, che accusa la maggioranza di avere sostenuto “un piano fallimentare”.
Le accuse al governo regionale
Secondo il capogruppo del M5S, il nuovo modello organizzativo avrebbe prodotto un effetto immediato: l’allontanamento del Bambin Gesù dalla Sicilia e la dispersione del patrimonio professionale costruito negli anni a Taormina. “Non ci voleva certamente la palla di vetro per prevedere questo sciagurato epilogo”, afferma De Luca, sottolineando come il cambiamento abbia finito per compromettere una struttura considerata di livello internazionale.
Nel mirino del deputato finisce anche l’esperienza della cardiochirurgia pediatrica aperta a Palermo durante il governo Schifani. “In tre anni ha avuto costi esorbitanti rispetto ai risultati ottenuti”, sostiene De Luca che, nel contempo, attribuisce alla nuova organizzazione la responsabilità della chiusura di fatto dell’esperienza taorminese.
L’attacco si spinge anche sul piano politico e gestionale. De Luca cita infatti il gruppo San Donato di Milano, parlando di “fior di milioni” versati negli anni e ricordando che il consiglio di amministrazione è presieduto da Angelino Alfano, definito “uomo vicino a Schifani”.
La richiesta di chiarimenti all’assessore Caruso
La vicenda approderà adesso nuovamente in commissione Salute all’Ars. Antonio De Luca ha infatti chiesto l’audizione urgente del neo assessore regionale alla Sanità Daniela Faraoni? Wait actually Caruso new assessore? Need correct. User text says neo assessore Caruso. We use Caruso. Let’s fix.
“Il governo ora ci dia ampie delucidazioni sulla vicenda e ci dica come intende proseguire”, afferma il deputato, annunciando la richiesta di convocazione immediata dell’assessore Caruso.
L’obiettivo dichiarato dal Movimento 5 Stelle è comprendere quali saranno le prospettive future della cardiochirurgia pediatrica in Sicilia e quale destino attenda il presidio di Taormina dopo l’uscita del Bambin Gesù. Una questione che, oltre allo scontro politico, riapre il dibattito sul futuro della sanità specialistica nell’Isola e sul rischio di perdere competenze e professionalità costruite in decenni di attività.





