FURCI SICULO – Un episodio che scuote le coscienze e riporta al centro del dibattito pubblico il tema del bullismo e della violenza tra i giovani. Dopo il grave caso che ha coinvolto uno studente dell’Istituto Pugliatti di Furci Siculo durante una gita scolastica in Campania, arriva l’appello del professor Francesco Pira, associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Messina, da anni impegnato sul fronte della prevenzione del bullismo, del cyberbullismo e delle devianze giovanili. “L’episodio accaduto in Campania durante una gita d’istruzione, diventata purtroppo una gita di distruzione di un giovane essere umano vessato dai suoi compagni di scuola, deve spingerci a lavorare tantissimo sulla prevenzione e quindi sulla formazione”, ha dichiarato il sociologo messinese, tra i più autorevoli studiosi italiani dei fenomeni legati alla comunicazione digitale e alle nuove forme di violenza che coinvolgono adolescenti e giovani.
Pira, saggista, giornalista e consigliere nazionale dell’Ucsi (Unione cattolica della stampa italiana) è da anni una delle voci più autorevoli nel panorama nazionale sul tema. Frequentemente ospite della trasmissione televisiva “Psiche Criminale”, all’interno del programma “Fatti di Nera” in onda sul canale 122, il docente è spesso chiamato ad analizzare i fenomeni della violenza giovanile e le loro implicazioni sociali e culturali. Secondo il professore, quanto accaduto non può essere letto come un semplice episodio isolato né ridotto a una vicenda disciplinare. Occorre, piuttosto, comprendere le profonde trasformazioni che hanno interessato il mondo delle relazioni giovanili e il ruolo sempre più pervasivo esercitato dagli strumenti digitali. “La violenza giovanile che oggi osserviamo – ha spiegato Pira – non si limita più all’atto fisico, ma si è trasformata in un vero e proprio fenomeno socio-comunicativo, dove la dimensione mediatica gioca un ruolo centrale nella sua costruzione e percezione pubblica”.
Una riflessione che apre scenari più ampi e che chiama in causa non soltanto la scuola, ma anche le famiglie, le istituzioni e il sistema dell’informazione. Nell’analisi del docente universitario, infatti, il contesto digitale rappresenta oggi uno degli elementi determinanti nella diffusione e nell’amplificazione di comportamenti aggressivi. “Viviamo in un mondo in cui il gesto violento assume un valore simbolico e performativo grazie alla sua circolazione nei media digitali e nei social network, piattaforme nelle quali la visibilità diventa una forma di potere e appartenenza per moltissimi giovani”, ha sottolineato. Un meccanismo che, secondo il sociologo, contribuisce a modificare profondamente il significato stesso della violenza, trasformandola spesso in uno strumento di riconoscimento sociale e di costruzione identitaria all’interno dei gruppi dei pari. Una dinamica che rende ancora più urgente un’azione educativa capace di intercettare i cambiamenti in atto e di fornire ai ragazzi strumenti adeguati per interpretare la realtà. Nel suo intervento, Pira richiama anche il pensiero del grande filosofo e sociologo francese Edgar Morin, recentemente scomparso, da sempre sostenitore della necessità di una lettura complessa dei fenomeni sociali. “Per comprendere la complessità della realtà – ha osservato – non possiamo più limitarci a una lettura lineare degli eventi. È necessario adottare una prospettiva multidimensionale nella quale cultura, comunicazione e dimensione sociale si intrecciano inevitabilmente”.
Da qui la necessità di investire con decisione nella formazione, non soltanto degli studenti ma anche degli adulti chiamati a svolgere un ruolo educativo. Per il docente dell’Ateneo messinese, infatti, la sfida più importante consiste nel colmare il divario che spesso separa il mondo giovanile da quello degli adulti, sempre più in difficoltà nel comprendere linguaggi, dinamiche e modalità relazionali delle nuove generazioni. “La violenza giovanile – conclude il professor Pira – va letta come parte di un processo più ampio di costruzione dell’identità nelle nuove generazioni, all’interno di ecosistemi digitali e sociali che trasformano continuamente le modalità di relazione e di espressione e che spesso sfuggono alla comprensione degli adulti. Per questo diventa indispensabile un lavoro attento, costante e critico da parte di chi comunica, educa e racconta la realtà”. Parole che risuonano come un monito dopo quanto accaduto allo studente dell’Istituto Pugliatti e che rilanciano l’urgenza di un’alleanza educativa tra scuola, famiglia e società civile. Un percorso che non può più attendere e che passa inevitabilmente dalla formazione, dall’ascolto e dalla capacità di comprendere i profondi cambiamenti che stanno attraversando il mondo giovanile.







