cronaca

Scambio elettorale politico-mafioso a Spadafora, arrestato il sindaco: ai domiciliari anche due fratelli ritenuti vicini al clan

L'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Messina ipotizza un accordo tra il primo cittadino e due esponenti ritenuti contigui alla famiglia mafiosa dei Barcellonesi. Contestata anche un'ipotesi di corruzione elettorale legata alle amministrative del 2024

SPADAFORA – Un presunto patto tra politica e ambienti mafiosi per orientare il voto alle elezioni comunali del 2024 è al centro dell’operazione eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Milazzo su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Messina. Nella mattinata del 23 giugno è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti del sindaco di Spadafora e di due fratelli, rispettivamente di 75 e 71 anni, ritenuti dagli investigatori contigui alla famiglia mafiosa dei cosiddetti “Barcellonesi”.

L’accusa principale contestata è quella di scambio elettorale politico-mafioso, aggravato dal metodo mafioso. Il provvedimento cautelare è stato emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Messina su richiesta della Procura distrettuale antimafia, al termine di un’indagine avviata nell’aprile del 2024 e sviluppata nel corso della campagna elettorale che ha preceduto le amministrative dell’8 e 9 giugno dello scorso anno.

L’ipotesi degli investigatori: voti in cambio di favori e vantaggi

Secondo la ricostruzione investigativa, gli elementi raccolti avrebbero consentito di delineare un quadro indiziario nel quale il sindaco avrebbe beneficiato dell’appoggio elettorale dei due fratelli. Gli inquirenti ritengono che i due uomini abbiano esercitato pressioni e attività di procacciamento di voti facendo leva, secondo l’accusa, sulla reputazione criminale maturata nel territorio e sulla percezione della loro vicinanza ad ambienti mafiosi.

In cambio del sostegno ricevuto durante la competizione elettorale, il primo cittadino avrebbe successivamente adottato una serie di atti amministrativi finalizzati a soddisfare richieste avanzate dai due fratelli. Tra i presunti benefici individuati dagli investigatori figurano l’assegnazione di parcheggi pubblici nelle immediate pertinenze delle loro abitazioni, agevolazioni fiscali relative al pagamento dell’Imu, procedure agevolate per l’acquisizione di documentazione necessaria alla definizione di pendenze riguardanti immobili sequestrati e modifiche alla destinazione d’uso di alcuni immobili.

L’inchiesta sostiene quindi l’esistenza di un rapporto sinallagmatico tra il sostegno elettorale e una serie di vantaggi amministrativi che sarebbero stati concessi dopo l’elezione del sindaco.

La seconda contestazione: la presunta corruzione elettorale

Accanto all’ipotesi di scambio elettorale politico-mafioso, l’indagine ha fatto emergere anche una contestazione di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio. In questo filone risulta indagata insieme al sindaco anche un’insegnante cinquantenne, nei cui confronti non è stata applicata alcuna misura cautelare.

Secondo quanto riferito dalla Procura, durante le operazioni di voto la donna, in qualità di presidente di una sezione elettorale, avrebbe consentito ad alcune persone affette da disabilità di esprimere il proprio voto con modalità non conformi alle regole, informando in tempo reale il candidato sindaco, poi risultato eletto. Sempre secondo l’accusa, sarebbero state apportate modifiche ad alcune schede nulle o contestabili.

In cambio di tali condotte, il sindaco avrebbe successivamente favorito l’assegnazione di alcuni incarichi. Tra questi figurano un ruolo di collaboratore volontario e gratuito nel settore scolastico e l’ammissione di un familiare della stessa insegnante al servizio civile remunerato presso la Pro Loco di Spadafora.

Le precisazioni della Procura

Nel comunicato ufficiale, firmato dal procuratore della Repubblica Antonio D’Amato, viene sottolineato che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che gli elementi raccolti hanno consentito l’emissione della misura cautelare sulla base di un quadro indiziario ritenuto grave dal giudice. La Procura ricorda inoltre che tutti gli indagati devono essere considerati presunti innocenti fino all’eventuale sentenza definitiva di condanna.

Lo stesso ufficio evidenzia come il provvedimento cautelare possa essere sottoposto al vaglio degli organi giudiziari competenti e che, nel contraddittorio tra le parti, le valutazioni attuali potrebbero essere confermate, modificate o annullate.

L’operazione rappresenta uno dei più rilevanti interventi investigativi degli ultimi anni nel comprensorio tirrenico messinese e riporta l’attenzione sul tema delle possibili infiltrazioni mafiose nei processi democratici locali, un fenomeno che la Direzione distrettuale antimafia continua a monitorare con particolare attenzione.