SANITA'

Policlinico di Messina, diagnosi lampo salva un diciassettenne dalla dialisi

Un raro caso di sindrome emolitico uremica atipica riconosciuto in meno di 24 ore: decisivo il lavoro congiunto di otto strutture dell'Azienda ospedaliera universitaria che ha consentito di avviare subito la terapia specifica

MESSINA – Una diagnosi formulata in meno di 24 ore, una terapia avviata con tempestività e un lavoro di squadra che ha coinvolto numerose specialità ospedaliere hanno consentito di evitare la dialisi a un ragazzo di 17 anni ricoverato nei giorni scorsi al Policlinico universitario “G. Martino” di Messina. Il giovane era giunto al Pronto soccorso con un quadro clinico caratterizzato da un generale stato di malessere e da un evidente colorito giallastro della pelle, sintomi che hanno subito fatto scattare approfondimenti diagnostici.

L’équipe della Nefrologia, diretta dal professor Domenico Santoro, ha rapidamente ipotizzato la presenza di una forma molto rara di malattia genetica: la microangiopatia trombotica secondaria a sindrome emolitico uremica atipica, una patologia rara e particolarmente grave che può provocare un rapido deterioramento della funzionalità renale fino a rendere necessaria la dialisi. Oggi, tuttavia, per questa malattia esiste una terapia mirata capace di modificarne significativamente il decorso, a condizione che venga somministrata nel più breve tempo possibile.

Da quel momento è stato attivato un percorso assistenziale multidisciplinare che ha coinvolto ben otto strutture dell’ospedale universitario: Pronto soccorso generale, Nefrologia, Ematologia, Centro trasfusionale, Centro vaccinale, Malattie infettive, Farmacia ospedaliera e Unità farmaci antiblastici (Ufa). Ogni reparto ha contribuito a completare rapidamente l’iter diagnostico e a predisporre tutte le condizioni necessarie per l’avvio della terapia.

Un elemento determinante per confermare il sospetto clinico è arrivato anche dalla storia familiare del paziente: il padre era stato colpito dalla stessa patologia alla medesima età. Parallelamente sono stati completati gli esami di laboratorio specialistici, mentre il Centro trasfusionale ha escluso che l’anemia emolitica fosse di origine autoimmune. Una volta confermata la diagnosi, Farmacia e Ufa hanno immediatamente reso disponibile il farmaco specifico.

Il valore del lavoro multidisciplinare

Prima di iniziare il trattamento, i medici hanno dovuto affrontare un ulteriore passaggio fondamentale. Poiché la terapia comporta una riduzione delle difese immunitarie, il ragazzo è stato sottoposto alle vaccinazioni necessarie e, in stretta collaborazione con gli specialisti di Malattie infettive, è stata predisposta una copertura antibiotica preventiva. Completato questo iter, è stato possibile iniziare immediatamente la somministrazione del farmaco. Nell’arco di due giorni i parametri clinici e di laboratorio hanno iniziato a migliorare progressivamente, scongiurando il ricorso alla dialisi.

“È importante ricordare – ha sottolineato il professor Domenico Santoro – che per questa malattia molte persone sono finite in dialisi e molti non ce l’hanno fatta. La tempestività nella diagnosi è fondamentale e, trattandosi di una patologia molto rara, il sospetto diagnostico precoce insieme agli esami di conferma sono stati determinanti. Quanto accaduto rappresenta un bell’esempio del funzionamento di un ospedale pubblico, del Servizio sanitario nazionale e dell’importanza di poter contare su specialisti esperti nelle malattie rare all’interno di una struttura capace di offrire risposte rapide. Un tempo, per casi di questo tipo, era spesso necessario rivolgersi a centri del Nord Italia. Questo non è il primo caso diagnosticato al Policlinico di Messina e segue altri episodi conclusi positivamente, seppure con dinamiche differenti”.

Soddisfazione anche da parte della direzione dell’Azienda ospedaliera universitaria. “Riuscire ad assicurare ai nostri pazienti opportunità di cura per le quali in passato era necessario spostarsi fuori regione rappresenta un risultato importante e motivo di soddisfazione – ha evidenziato il direttore amministrativo dell’Aou G. Martino, Elvira Amata –. Vicende come questa dimostrano la centralità del nostro ospedale e il valore di un’assistenza fondata sulla collaborazione tra competenze multidisciplinari”.

A testimoniare il valore umano dell’assistenza ricevuta è stata infine la madre del giovane paziente. “Desidero rivolgere un ringraziamento speciale a tutto il personale che in questi giorni si è prodigato per mio figlio. Se è vero che curare rappresenta la normalità per un ospedale, non è altrettanto scontato trovare quell’umanità quotidiana che rende tutto più leggero. Io e mio figlio abbiamo incontrato uno staff meraviglioso, con medici e infermieri che ci sono stati vicini in ogni momento, e questo per noi è stato davvero prezioso”.