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CRONACA

Ponte sullo Stretto, l’inchiesta arriva al cuore dei controlli: tre indagati per presunte pressioni sulla Corte dei Conti

La Procura di Roma ipotizza corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio nell’ambito dell’esame del progetto definitivo. Perquisizioni tra Roma, Reggio Calabria e Frosinone. Al centro dell’indagine i rapporti tra un ex magistrato contabile, un ex componente della Stretto di Messina Spa e un imprenditore

ROMA – Il percorso del Ponte sullo Stretto, una delle opere infrastrutturali più discusse e controverse degli ultimi decenni in Italia, si intreccia ancora una volta con le aule giudiziarie. Questa volta sotto la lente della Procura di Roma non c’è il progetto tecnico dell’infrastruttura destinata a collegare Sicilia e Calabria, ma il delicato iter di controllo istituzionale che ha accompagnato l’approvazione del progetto definitivo.

I magistrati capitolini hanno aperto un’inchiesta per corruzione e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, disponendo una serie di perquisizioni eseguite dai carabinieri del Ros nei confronti di tre persone. Si tratta dell’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, andato in pensione nel febbraio scorso, dell’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, 71 anni, della provincia di Reggio Calabria ed ex componente del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina Spa, e dell’imprenditore Vincenzo Virgilio, 65 anni, originario di Reggio Calabria ma residente a Roma.

Le ipotesi degli investigatori

Secondo la ricostruzione contenuta negli atti dell’inchiesta, l’avvocato Saccomanno e l’imprenditore Virgilio avrebbero cercato di favorire gli interessi della società Stretto di Messina Spa tentando di ottenere un orientamento favorevole da parte del magistrato contabile. In cambio, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato prospettato un sostegno per future nomine o incarichi in enti pubblici e società partecipate una volta conclusa la carriera istituzionale.

Gli inquirenti ritengono che tali interlocuzioni fossero direttamente collegate all’attività di controllo svolta dalla Corte dei Conti sul progetto dell’infrastruttura. L’obiettivo, secondo la Procura, sarebbe stato quello di incidere sul percorso valutativo relativo all’approvazione dell’opera.

L’indagine non si fermerebbe però a questo aspetto. Tra le contestazioni figura infatti anche il presunto tentativo di avvicinare altri magistrati ritenuti influenti rispetto all’esito delle verifiche, oltre alla possibile divulgazione di informazioni riservate riguardanti il procedimento in corso.

I sospetti sulle informazioni riservate

Uno dei punti centrali dell’inchiesta riguarda proprio la gestione delle notizie interne alla Corte dei Conti. Secondo gli investigatori, l’ex presidente aggiunto Tommaso Miele avrebbe fornito aggiornamenti costanti sull’andamento della pratica, riferendo a soggetti esterni elementi riservati relativi alle discussioni e agli orientamenti maturati all’interno dell’organo giudicante.

Informazioni che, qualora confermate, avrebbero consentito agli interessati di conoscere in anticipo il clima e le valutazioni che stavano emergendo durante l’esame del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto.

Tra gli aspetti oggetto di approfondimento vi sarebbe anche la decisione adottata il 29 ottobre 2025, considerata sfavorevole agli interessi della società Stretto di Messina Spa. In quel contesto, secondo la ricostruzione della Procura, il magistrato avrebbe manifestato la disponibilità a predisporre una memoria sulla vicenda destinata alla stessa società, mostrando parallelamente interesse verso possibili incarichi di rilievo in organismi pubblici o società partecipate.

Le perquisizioni tra Lazio e Calabria

Le operazioni delegate dalla Procura sono state eseguite tra Roma, la provincia di Reggio Calabria e quella di Frosinone. I carabinieri del Raggruppamento operativo speciale hanno effettuato perquisizioni personali, domiciliari e informatiche, acquisendo documentazione e dispositivi elettronici che saranno ora sottoposti ad analisi investigative.

L’obiettivo degli accertamenti è verificare l’eventuale esistenza di comunicazioni, documenti o altri elementi utili a confermare o smentire il quadro accusatorio delineato dagli investigatori. Il materiale sequestrato sarà esaminato nelle prossime settimane per accertarne la rilevanza ai fini dell’indagine.

Un nuovo capitolo nella vicenda del Ponte

La Procura sottolinea che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Le accuse contestate dovranno quindi essere sottoposte alle verifiche previste dall’ordinamento e le posizioni degli indagati saranno valutate nel corso del prosieguo dell’attività investigativa, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.

La vicenda rappresenta comunque un nuovo capitolo nel complesso percorso amministrativo, politico e giudiziario che accompagna da anni il progetto del Ponte sullo Stretto. Un’opera che continua a dividere il dibattito pubblico tra sostenitori e oppositori e che, ancora prima dell’apertura dei cantieri, si trova nuovamente al centro dell’attenzione per questioni che vanno ben oltre gli aspetti ingegneristici e infrastrutturali. Il caso riporta infatti l’attenzione non soltanto sulla realizzazione dell’opera, ma anche sulla trasparenza dei processi decisionali e dei controlli istituzionali chiamati a valutarne la legittimità.