Un’articolata operazione contro le frodi ai danni dell’Unione Europea è stata portata a termine nelle province di Enna e Messina, dove i Carabinieri del reparto per la tutela agroalimentare hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo per un valore complessivo di oltre un milione e quattrocentomila euro. Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Enna su richiesta della Procura Europea, Ufficio dei Procuratori Europei delegati per la Sicilia con sede a Palermo, si inserisce nell’ambito dell’indagine denominata “Grazing Code 2”, che ha portato alla luce una presunta truffa aggravata nel settore agricolo.
Al centro dell’inchiesta dieci imprenditori agricoli operanti nel territorio messinese, ritenuti responsabili di aver indebitamente percepito contributi pubblici erogati dall’Agea, l’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura, nell’ambito della Politica Agricola Comune (Pac). Le indagini, condotte dal reparto specializzato dell’Arma, hanno consentito di ricostruire un meccanismo fraudolento complesso, finalizzato all’ottenimento illecito di fondi europei destinati al comparto primario. Secondo quanto accertato, gli indagati avrebbero dichiarato, nelle domande di pagamento, di aver effettuato attività di pascolamento su terreni non appartenenti ai propri compendi aziendali, sostenendo dunque di aver movimentato il bestiame verso tali superfici. Tuttavia, omettendo sistematicamente l’attivazione del cosiddetto “codice pascolo”, requisito imprescindibile per la tracciabilità e la verifica delle attività di allevamento, avrebbero di fatto aggirato i controlli previsti dalla normativa vigente.
La mancata attivazione del codice avrebbe infatti impedito ai servizi veterinari delle Asp di effettuare le verifiche sanitarie e di presenza degli animali sui terreni dichiarati. In assenza di tale codice, che avrebbe reso obbligatorio il controllo sul campo, gli allevatori avrebbero fatto ricorso ad autodichiarazioni, attestando un pascolamento mai realmente verificabile e, secondo l’ipotesi accusatoria, inesistente. Un comportamento che si configura come una violazione sia della normativa europea sia di quella nazionale, che subordina l’erogazione dei contributi al rispetto di precisi requisiti, tra cui la dimostrazione del pascolamento attraverso la movimentazione registrata degli animali nella banca dati nazionale Vetinfo. Il decreto di sequestro ha riguardato non solo somme di denaro e disponibilità finanziarie riconducibili agli indagati, ma anche beni e utilità per equivalente, oltre a 782 titoli di pagamento, i cosiddetti “diritti all’aiuto”, per un valore complessivo pari a 1 milione 404mila 913 euro ritenuto profitto illecito del reato.
L’operazione rappresenta un ulteriore tassello nell’attività di contrasto alle frodi nel settore agroalimentare, ambito particolarmente sensibile per la gestione delle risorse pubbliche e comunitarie. Il Reparto Carabinieri per la Tutela Agroalimentare, operante su tutto il territorio nazionale alle dipendenze funzionali del Ministero dell’Agricoltura, conferma così il proprio ruolo strategico nella salvaguardia delle corrette dinamiche economiche e nella tutela degli operatori onesti.





