S.TERESA DI RIVA – La città si prepara ad accogliere una proposta teatrale di forte impatto emotivo e civile, capace di intrecciare dimensione intima e riflessione sociale in un racconto che guarda all’infanzia con sguardo lucido e privo di retorica. Domenica 12 aprile, alle ore 18.30, il Nuovo Teatro Val d’Agrò ospiterà infatti “Cirasedda non abita più qui”, spettacolo inserito nel cartellone diretto da Cettina Sciacca, che continua a distinguersi per una programmazione attenta alla drammaturgia contemporanea e ai temi di stringente attualità. Al centro della scena, la storia del dodicenne Natale, soprannominato Cirasedda, in un’età sospesa tra il gioco e la scoperta del mondo adulto, tra sogni innocenti ed una realtà che irrompe con forza, imponendo una crescita precoce. Il giovane protagonista trascorre le sue giornate “supra u’ pisolu”, in un osservatorio domestico che diventa simbolo di una condizione esistenziale ambivalente: rifugio infantile e, al contempo, punto di contatto con un universo adulto complesso e doloroso.
La vicenda si sviluppa all’interno di un contesto familiare fragile, segnato dall’assenza emotiva della madre Carmela, impegnata nel “mestiere più antico del mondo”, una presenza che è al tempo stesso concreta e distante, attorno alla quale si costruisce il nucleo drammatico dello spettacolo. Fuori dalla stanza è proprio Cirasedda ad accogliere e congedare i clienti, assumendo inconsapevolmente un ruolo che lo espone a dinamiche che non dovrebbero appartenere alla sua età. È qui che la narrazione si fa più intensa, restituendo uno spaccato crudo ma profondamente umano, capace di evocare, senza mai indulgere nel sensazionalismo, episodi di cronaca recentissima. Interpretato da Vincenzo Ricca, lo spettacolo si fonda su una drammaturgia contemporanea firmata da Roberta Amato e Alice Sgroi, con la regia di Nicola Alberto Orofino, che sceglie una linea essenziale e incisiva per dare voce a una storia di amore filiale assoluto, capace di resistere anche alle mancanze più profonde. Al suo fianco, il lavoro dell’assistente alla regia Gabriella Caltabiano e l’impianto scenico e costumistico curato da Vincenzo La Mendola contribuiscono a costruire un ambiente narrativo coerente e suggestivo, in cui ogni elemento è funzionale alla resa emotiva del racconto.
“Cirasedda non abita più qui” si configura così come un viaggio nell’infanzia ferita ma non spezzata, un’indagine teatrale sul legame tra madre e figlio che sfugge a qualsiasi semplificazione. Nelle note di regia, Orofino definisce lo spettacolo “una riflessione profonda e toccante dedicata a tutti i bambini che amano senza misura. E anche ai grandi che riescono a ricordarselo”, sottolineando il valore universale di una storia che parla a più livelli di coscienza. Il pubblico sarà quindi chiamato a confrontarsi con uno sguardo intimo e autentico, capace di restituire dignità e complessità a una relazione segnata dall’assenza, ma non priva di amore.





