ŽYTOMYR – In una terra segnata dalla sofferenza della guerra, dove il fragore delle armi continua a intrecciarsi con il desiderio di normalità, la musica si conferma ancora una volta linguaggio universale di speranza e resilienza. È accaduto il 19 maggio scorso alla Filarmonica Regionale di Žytomyr intitolata a Svyatoslav Richter, uno dei più prestigiosi centri culturali dell’Ucraina, che ha ospitato un concerto organizzato dalla Scuola di Musica Lesya Ukrainka e affidato all’Orchestra dei Docenti dell’istituzione musicale. Un appuntamento dal forte valore simbolico e umano, nel quale artisti e insegnanti hanno scelto di mettere il proprio talento al servizio di un messaggio di pace, affidando alla forza evocativa della musica il compito di parlare direttamente al cuore della comunità.
Tra i momenti più intensi della serata ha brillato l’esecuzione dell’Ave Maria del compositore palermitano Bartolomeo Cosenza, una delle pagine più significative della sua produzione sacra contemporanea. Un brano che negli ultimi anni ha intrapreso un autentico percorso internazionale, superando confini geografici, linguistici e culturali per affermarsi come testimonianza artistica di fede e speranza. Compositore, direttore d’orchestra e musicista di consolidata formazione accademica, Bartolomeo Cosenza si è diplomato in Clavicembalo e Tastiere Storiche, Didattica della Musica, Direzione di Coro, Organo e Composizione Organistica, conseguendo successivamente le lauree specialistiche in Pianoforte, Direzione d’Orchestra e Composizione presso il Conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo, già “Vincenzo Bellini”, con il massimo dei voti, la lode e la menzione alla tesi. La sua Ave Maria si distingue per un linguaggio musicale capace di coniugare tradizione e sensibilità contemporanea. Particolarmente significativo il testo che accompagna la composizione: “Se le tenebre avanzeranno e se il buio tutto coprirà, stammi vicino o Santa Madre, ho bisogno di te”. Parole che assumono oggi una forza ancora più profonda in un Paese che continua a convivere con il dolore del conflitto, trasformandosi in una preghiera collettiva e in un invito alla speranza.
Il rapporto tra l’opera di Cosenza e la città di Žytomyr non nasce con questo concerto. Già il 23 maggio 2020 l’Ave Maria era stata eseguita nella Chiesa di San Giovanni di Dukla dal soprano Gala Dovbysh, accompagnata all’organo da Maria Okuneva, in un’interpretazione che suscitò grande partecipazione spirituale e che, grazie alla diffusione sui canali digitali, raggiunse un pubblico internazionale. Da allora il percorso dell’opera è proseguito attraverso importanti contesti liturgici e concertistici europei. Le sue note hanno risuonato anche nelle chiese dell’Austria affacciate sul Danubio, trovando accoglienza presso comunità di fedeli che hanno riconosciuto nella composizione un linguaggio capace di dialogare con la tradizione della musica sacra e, allo stesso tempo, di interpretare le inquietudini e le speranze del presente. A dare voce all’opera sul palco della Filarmonica di Žytomyr è stata il soprano Hanna Ostapenko, interprete particolarmente vicina al repertorio del maestro siciliano e già protagonista di altre esecuzioni delle sue composizioni sacre. Con sensibilità artistica e notevole intensità espressiva, il soprano ucraino ha saputo restituire ogni sfumatura emotiva della partitura, accompagnando il pubblico in un percorso spirituale di rara profondità.
Sul podio il maestro Veniamin Romanko, che ha guidato l’Orchestra dei Docenti della Scuola di Musica Lesya Ukrainka con equilibrio e autorevolezza, costruendo un tessuto sonoro caldo e raccolto, perfettamente aderente alla dimensione contemplativa del brano. Fondamentale anche il contributo della violinista Hanna Fedorchenko, Prima Violino e Concertmaster dell’ensemble, il cui fraseggio elegante e raffinato ha contribuito a conferire unità e intensità all’esecuzione. L’evento ha assunto così un significato che va ben oltre l’aspetto puramente musicale. In una città che da anni conosce il peso dell’incertezza e delle sirene d’allarme, la scelta di proporre una composizione come l’Ave Maria di Bartolomeo Cosenza ha rappresentato una dichiarazione culturale e morale: la volontà di rispondere alla violenza con la bellezza, alla paura con la fede, alla distruzione con l’arte.







