Fondazione Taormina Arte Sicilia
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POLITICA

INTERVISTA Regionali, De Luca completa le liste a Messina e alza la posta: “Punto a quattro seggi, lavoro per il quinto”

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MESSINA – Cateno De Luca completa il primo tassello della sua strategia per le prossime elezioni regionali e sceglie Messina per mostrare la forza del progetto che sta costruendo. Con l’ingresso di Nadia Rivetti e Filippo Iannelli salgono a 24 i candidati schierati nelle tre liste già definite nel collegio messinese: Sud chiama Nord, Liberi e Forti e De Luca sindaco di Sicilia. Ma la presentazione a Palazzo Zanca è diventata soprattutto l’occasione per delineare una strategia che parte dalla Sicilia e arriva fino a Roma. L’obiettivo dichiarato nel Messinese è particolarmente ambizioso: conquistare quattro degli otto seggi disponibili all’Ars, provando a spingersi fino al quinto.

La nuova strategia: prima Roma, poi la Sicilia

La novità politica più significativa riguarda la corsa alla presidenza della Regione. De Luca ha annunciato di avere eliminato la pregiudiziale sulla propria candidatura nei confronti degli interlocutori nazionali. Non è una rinuncia a Palazzo d’Orléans, ha precisato, ma un cambio di metodo: prima costruire il quadro delle possibili intese a Roma e successivamente affrontare quello siciliano.

“Il tavolo nazionale è una cosa, quello regionale è un’altra”, è la distinzione tracciata da De Luca. Il leader di Sud chiama Nord rivendica una posizione autonoma rispetto ai due schieramenti e sostiene di essere diventato interlocutore sia del centrodestra sia del centrosinistra. La scelta di sedersi al tavolo senza porre preventivamente la propria candidatura come condizione non significa, però, accettare quella indicata dagli eventuali alleati: “Nessuno può impormi il suo candidato alla presidenza”.

La strategia punta dunque a rovesciare l’ordine tradizionale delle trattative: prima definire gli equilibri nazionali e soltanto dopo affrontare il dossier Sicilia. Entro ottobre è attesa la presentazione della strategia nazionale di Sud chiama Nord, mentre De Luca attende anche la definizione del sistema elettorale.

Dal 20 al 30 per cento: la scommessa sui numeri

Il leader di Sud chiama Nord accompagna il progetto con obiettivi elettorali molto precisi. “Il primo obiettivo è portare l’asticella al 20% come punto di partenza in Sicilia”, ha spiegato, indicando però nel 30 per cento la base alla quale vorrebbe portare complessivamente le liste a sostegno del suo “Governo di liberazione”.

Anche le previsioni sulle singole formazioni sono dettagliate. Secondo le stime illustrate da De Luca, Liberi e Forti potrebbe raccogliere tra 29 e 34 mila voti, De Luca sindaco di Sicilia tra 34 e 37 mila, mentre Sud chiama Nord dovrebbe superare quota 60 mila. Numeri che, se trovassero conferma nelle urne, darebbero al movimento un peso significativo non soltanto nella formazione degli equilibri regionali, ma anche nelle trattative nazionali.

Ed è proprio Roma l’altro terreno sul quale De Luca intende misurare la crescita del progetto. Lo sguardo arriva già alle elezioni politiche, per le quali indica un obiettivo altrettanto ambizioso: “Arrivare a 5-6 deputati e 3 senatori”.

Rivetti e Iannelli completano la squadra

Gli ultimi due ingressi nel quadro messinese sono Nadia Rivetti, capogruppo di opposizione a Rodì Milici e originaria di Galati Mamertino, e Filippo Iannelli, medico e imprenditore di Terme Vigliatore e fondatore del movimento politico “Insieme per il territorio”. Maria Fernanda Gervasi prende invece il posto della sindaca di Barcellona Pozzo di Gotto, Melangela Scolaro, nel ruolo di commissaria provinciale del partito.

La lista Liberi e Forti è composta da Paolo Alibrandi, Calogero Brancatelli, Mario Briguglio, Liana Cannata, Giovanni Caruso, Cetti Alessandra Pirone, Giuseppe Sottile e Daniela Zirilli.

Per De Luca sindaco di Sicilia correranno Alessandra Calafiore, Alessandra Cullurà, Nicoletta D’Angelo, Rosaria Di Ciuccio, Lorenzo Italiano, Carmelo Lo Monte, Nicola Maddocco e Dario Zante.

Sud chiama Nord schiera invece Cateno De Luca, Serena Giannetto, Filippo Iannelli, Danilo Lo Giudice, Giuseppe Lombardo, Simona Paratore, Nadia Rivetti e Matteo Sciotto.

Messina laboratorio della sfida regionale

La provincia dello Stretto assume così un ruolo centrale nel progetto politico di De Luca. Il traguardo dichiarato è ottenere quattro degli otto seggi messinesi disponibili all’Ars, ma il leader di Sud chiama Nord rilancia: “Il nostro obiettivo è ottenere quattro seggi su otto in provincia di Messina, ma lavoro al quinto”.

Il risultato nel Messinese dovrà servire non soltanto a rafforzare la rappresentanza all’Assemblea regionale, ma anche a dimostrare la capacità del movimento di trasformare il radicamento territoriale in forza contrattuale. La presentazione dei 24 candidati rappresenta quindi soltanto una tappa di un progetto destinato ad allargarsi nei prossimi mesi.

I ricorsi al Tar e gli “effetti speciali”

Sul tavolo resta anche la vicenda dei ricorsi al Tar legati alle ultime elezioni amministrative di Messina. De Luca sostiene che gli sviluppi giudiziari non siano destinati a modificare il quadro politico prodotto dalle urne. “Non mi pongo il tema dello scenario perché lo scenario non cambierà”, ha affermato, lasciando però aperta la porta a possibili novità: “Non escludo che fra qualche settimana vi stupirò con effetti speciali”.

Più netta la lettura politica della vicenda. De Luca parla di “intimidazione” e sostiene che l’obiettivo sarebbe stato quello di “rallentare il mio lavoro”. Una situazione alla quale attribuisce anche il mancato completamento, finora, di alcune tappe del progetto elettorale. La tabella di marcia, assicura però il leader di Sud chiama Nord, non cambia.

La partita entra così in una fase nuova. A Messina le prime tre liste sono complete, mentre sul piano regionale restano ancora tasselli da aggiungere. Soprattutto resta da definire il nodo delle alleanze. De Luca prova a giocare contemporaneamente su due tavoli: costruire in Sicilia una forza elettorale capace di incidere sugli equilibri per Palazzo d’Orléans e utilizzare quel consenso per aumentare il peso di Sud chiama Nord nel confronto politico nazionale.